Il binario di Salvini: fa dimettere l'ad di Ferrovie Donnarumma (che chiede 2 milioni di euro di buonuscita). Cambi anche in Enac
Roma. Fa strage di teste per non offrire la sua. E’ la Salvini Cassandra Crossing, il tunnel di un leader. Fa dimettere Stefano Donnarumma, l’ad di Ferrovie, che aveva scelto, e intende sostituirlo con Gianpiero Strisciuglio, l’ad che aveva rimosso da Rfi e spostato a Trenitalia. Se questo è decidere… Cambia in piena estate, con Laura Ravetto, la ex deputata Lega, ora vannacciana, che lo irride dalla carrozza ferma, cambia con i lavori in corso, cercando di scaricare a Giorgetti, l’azionista, la decisione finale. Attenti, continua. Vuole cacciare adesso Alexander D’Orsogna il direttore generale di Enac e ha abbandonato al suo destino l’ad di Autostrade, Arrigo Giana. Il futuro di Salvini è la monorotaia.
Prima lo sceglie per fare uno sgarbo a Meloni, che si era allontanata da Donnarumma, dopo, prova a cacciarlo, non ci riesce e ci riprova fino a quando ottiene il sì di Giorgetti che al solito gli risponde: fai come vuoi, il ministro dei Trasporti sei tu. Come tutti gli ad anche Donnarumma chiedeva più soldi al Mef e il Mef gli rispondeva: spendi quello che hai. Vi sembra una buona ragione per mandare via un ad? Quanti ad dovrebbe mandare via Giorgetti con questo metodo? Non è solo un cambio e neppure uno spostamento come Salvini si sta ora affrettando a dire: “Avvicendamento concordato”. Si tratta del terzo ad di Ferrovie in tre anni, tre (Ferraris-Donnarruma e ora Strisciuglio). Quale grande impresa può svilupparsi se cambia un ad all’anno? E’ una mossa di Salvini per mettersi al riparo, in questa estate di treni fermi, ritardi, con i tabelloni del pianto alle stazioni. Al posto di Donnarumma arriva Strisciuglio. Chi è? E un ingegnere che ha sempre lavorato nelle Ferrovie e che ha guidato la rete, Rfi, peccato che era stato Salvini a ritenere il suo operato non sufficiente. Strisciuglio è stato spostato da Rfi a Trenitalia e a Rfi è stato nominato Aldo Isi. Significa che Ferrovie avrà il terzo ad, mentre Rfi ne ha già avuti quattro, ma significa anche che Trenitalia cambierà a sua volta. Il retroscena è un altro. In un primo momento si era pensato di spostare Donnarumma a Fibercoop, oggi viene allontanato con il problema della sua buonuscita. A Donnarumma mancava un anno per concludere il mandato. Se si comincia a scrivere che un ad viene cacciato, quale altra azienda lo prenderà? Donnarumma giustamente si irrita con Salvini perché l’immagine ne esce ammaccata. Adesso starebbe chiedendo due milioni di buonuscita ma il Mef non vuole dare più di quanto Donnarumma può chiedere. Da qui la precisazione di Salvini del cambio concordato. Andrea Casu, deputato del Pd, che da quatto anni insegue Salvini in ogni stazione, e che lo inchioda sui numeri, tiene il conto aggiornato dei treni cancellati, della vita perduta: oltre 20 mila treni cancellati, 3.894.961 minuti di ritardi accumulati. Dice Casu: “Se questi quattro anni sono la Fase 1 dei trasporti di Salvini e Meloni, la fase 2 sarà la distruzione totale di Fs”. C’è un’altra domanda: se nella Lega si utilizzasse il criterio di Salvini, Salvini in quale stazione sarebbe rimasto? Continua a parlare di giovani e questa settimana andrà alla festa di Milano Marittima. Per inciso, la Lega è l’unico partito dove il segretario della giovanile, Luca Toccalini, ha 36 anni, dove l’altro, il governatore del Veneto, Alberto Stefani, parla di ventata nuova (a 26 anni era deputato e dopo Zaia in Veneto poteva essere eletto anche Calimero). Ogni giorno Salvini chiede, a turno, di ricordare al mondo che lui è stato eletto un anno fa segretario. Oggi è il giorno di Stefani, ma domani si scoprirà chi dovrà immolarsi. I treni di Salvini sono il solito diversivo. Sta girando nelle solite chat Lega, tutta la Russia con i samizdat, quest’altro fantastico manifesto: “Il tifoso Salvini chiede alla dirigenza del Milan di andarsene per la Champion sfumata; il ministro Salvini silura l’ad di Ferrovie per il ritardo dei treni, ma il segretario Salvini quando si dimette per il tracollo della Lega?”. Sono passati sei giorni e ancora non si conoscono i numeri reali delle primarie di Milano, di domenica, quelle che avrebbero incoronato Salvini candidato sindaco. Ha ragione tuttavia quando Salvini dice che “nessuno mi sfida” a viso aperto. Ha ragione. La Lega è un partito così antico, così tribale, che si preferisce perfino pensare di scomparire al tre per cento che prendersi cura della casa, ricominciare. Nessuno vuole fermare il treno, come il film Cassandra Crossing. Corrono ancora, verso il buio del tunnel, sindaci Lega di quarant’anni, parlamentari forti, energici. Donnarumma avrà la sua buonuscita, ma loro rischiano di non avere neppure il biglietto del treno.
Carmelo Caruso
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