Quando l’economia circolare ripara anche le vite: dalle ville Ponti due storie di lavoro in carcere

Maggio 06, 2026 - 18:50
0
Quando l’economia circolare ripara anche le vite: dalle ville Ponti due storie di lavoro in carcere
salone CSR a ville ponti

C’è un astuccio all’ingresso del Centro Congressi Ville Ponti tra i materiali lasciati ai partecipanti del Salone della CSR e dell’innovazione sociale, che ha fatto tappa mercoledì mattina 6 maggio al Centro Congressi Ville Ponti di Varese

È fatto di ritagli, è molto “stiloso”, ed è stato realizzato in un carcere dell’Italia del sud. L’ha cucito una donna detenuta, con materiale che la moda aveva scartato. È il biglietto da visita di Made in Carcere, e racconta più di qualsiasi presentazione.

Luciana Delle Donne, fondatrice dell’organizzazione, arriva a Varese da Lecce con una storia che comincia lontano dal carcere. In uno dei panel della mattinata del Salone, racconta di avere lavorato a lungo nella finanza, fino a essere manager della prima banca online in Italia, Banca 121. Poi ha lasciato tutto. «Sono entrata in carcere e non ne sono più uscita», dice ridendo. Dopo diversi anni di volontariato, mette in pratica un’idea che è diventata un modello economico reale: prendere quello che la moda scarta — pelle, tessuti, avanzi di produzione — e trasformarlo in materia prima per laboratori sartoriali gestiti da donne detenute. «Quello che la moda scarta per noi diventa un bene prezioso», spiega. «Attraverso la creatività e l’accostamento cromatico queste donne esistono, perché scegliere significa esistere». Così nel 2007 nasce Officina Creativa, cooperativa sociale non a scopo di lucro, e il brand “Made in carcere“.

Una seconda vita per i materiali, e per le persone

Il meccanismo è semplice nella sua logica, anche se più complesso nella sua gestione: le grandi case di moda donano i loro scarti che nei laboratori carcerari diventano borse, astucci, portachiavi. Ogni pezzo è diverso dall’altro, perché diversi sono i materiali e le mani che li lavorano. Il laboratorio conta circa dieci persone, con punte di trenta nei momenti di punta. Il turnover è alto per forza: le detenute vengono trasferite, finiscono di scontare la pena, escono. «Il turnover è molto violento», ammette Delle Donne. Ma i numeri parlano chiaro: in vent’anni sono passate dai laboratori di Made in Carcere oltre cinquecento persone, con un importante effetto collaterale: la recidiva tra chi ha partecipato al progetto è pressocchè zero, mentre la media di recidiva per chi va in carcere è intorno al 70%.

Il dato non è solo una statistica. Ogni detenuto costa alla comunità circa sessantamila euro l’anno. Chi non torna in carcere è un risparmio reale, oltre che avere una vita ricostruita, anche dal punto di vista sociale. «Mediamente le nostre donne hanno tre figli – racconta Delle Donne – Se ho dieci donne in una sartoria, ci sono trenta ragazzi fuori che le aspettano». Lo stipendio percepito durante la detenzione (“regolare, con anche gli straordinari”) permette a molte di mantenere i figli agli studi. Alcune li mandano all’università.

La rete però si estende ben oltre i laboratori carcerari: venti sartorie sociali di periferia sparse in tutta Italia ricevono i materiali in eccedenza e replicano il modello. A Como è in programma una nuova apertura, affidata a una ex detenuta che ha imparato a cucire in carcere, si è trasferita a Milano, e ora vuole ricominciare da lì. «Con il primo stipendio si è rifatta i denti, con il secondo ha iniziato a costruirsi una vita» racconta Delle Donne, a cui il presidente Mattarella le ha conferito l’onorificenza di Ufficiale al Merito della Repubblica.

Quando un progetto non va come previsto: la lezione di Grassi

Dall’altra parte del tavolo, nel panel del Salone di Ville Ponti, siede Roberto Grassi, amministratore delegato dell’omonima azienda di Busto Arsizio — centinaia di dipendenti, abbigliamento tecnico e divise per chi si espone a rischi professionali, dai vigili del fuoco ai militari — nonché past president di Confindustria Varese e, da una settimana, presidente dell’università LIUC. È lui stesso però a precisare che oggi è qui «in veste aziendale, non istituzionale». E la storia che racconta ha il merito raro dell’onestà.

«Oggi parliamo di sostenibilità ambientale e sociale, un tema a me molto caro», esordisce. La scelta di diventare società benefit — mettere nero su bianco nello statuto l’impegno sociale accanto all’interesse economico — non è una mossa di facciata: «Le aziende devono generare un ritorno economico, ma anche una ricaduta sociale per i propri dipendenti e per il territorio in senso più allargato», spiega.

Il percorso verso il carcere nasce durante i suoi sei anni alla presidenza di Confindustria Varese, dentro il piano strategico Varese 2050: inclusione e attrattività del territorio come direttrici di sviluppo. Da lì è nata la collaborazione con la Casa Circondariale di Busto Arsizio e la scuola Olga Fiorini per aprire un laboratorio sartoriale interno. Due anni di burocrazia, autorizzazioni, percorsi di formazione, sicurezza sul lavoro. Poi il laboratorio apre, le detenute cominciano a lavorare, arrivano a un buon livello di specializzazione. E poi escono, perché Busto Arsizio ospita prevalentemente detenute a pena breve. Così il progetto si arena.

salone CSR a ville ponti

«Non dobbiamo raccontare solo le cose che vanno bene – dice Grassi a conclusione di questa premessa – Dobbiamo raccontare anche quelle che non vanno, per capire dagli sbagli come raddrizzare il tiro». È da questo fallimento parziale che nasce infatti qualcosa di più solido e più adatto al contesto: il protocollo siglato con Camera di Commercio di Varese, Confindustria, Confartigianato e Centro Tessile Cotoniero per il recupero e il disassemblaggio delle divise dismesse della polizia penitenziaria.

Un progetto di successo che nasce da un errore

L’idea è concreta e ben calibrata sulle caratteristiche del carcere di Busto: le attività di disassemblaggio non richiedono una formazione lunga, si adattano al ricambio continuo di persone, e producono subito un risultato utile. Le divise dismesse delle guardie carcerarie — un materiale sensibile, che non può finire in circuiti di smaltimento ordinari per ragioni di sicurezza — vengono smontate, i materiali classificati e avviati a filiere di riciclo ad alto valore aggiunto.

Il progetto guarda anche più lontano: la nuova direttiva europea sull’EPR — responsabilità estesa del produttore applicata al tessile — obbligherà presto tutta la pubblica amministrazione a gestire i propri capi dismessi come rifiuto speciale. Carabinieri, vigili del fuoco, polizia: un volume enorme di materiale che il territorio varesino, con le sue competenze nel tessile tecnico, è in posizione unica per gestire. «Questo è un asset strategico che non valorizziamo abbastanza», dice Grassi.

C’è anche una riflessione che Grassi non risparmia: «I detenuti maturano ogni mese un debito verso l’erario per vitto e alloggio». Chi esce senza aver lavorato si trova già indebitato, senza risorse e spesso senza prospettive. Il lavoro in carcere non è solo reinserimento: è anche la possibilità concreta di non iniziare la libertà già in rosso.

Un territorio che ha gli strumenti, se li usa

Aurora Magni, che ha moderato il panel, chiude con una riflessione che vale come sintesi: «Abbiamo bisogno di concretezza e di semplificazione. Pensare qual è la soluzione per facilitare un’azione che stai chiedendo a qualcun altro di fare: questo è il passaggio che troppo spesso manca e che negli esempi che abbiamo ascoltato c’è». Made in Carcere e il progetto Grassi-Camera di Commercio vanno esattamente in quella direzione: non proclami, ma pratica fatta con laboratori aperti nelle carceri e protocolli firmati tra soggetti che si conoscono e lavorano sullo stesso territorio.

L’astuccio all’ingresso di Ville Ponti, nel frattempo, hanno già trovato i loro nuovi proprietari, compresa la sottoscritta.

L'articolo 50 anni fa il terremoto e la sfortuna climatica di Cislago sembra essere il primo su VareseNews.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User