Quando Roma insegnò al mondo come vestirsi

26 Giugno 2026 - 12:58
0

Roma non ha mai semplicemente seguito la moda, ma l’ha assorbita, trasformata e restituita al mondo, con il cinema, l’artigianato, la cultura visiva e la sartoria. Prima ancora di essere un sistema economico, la moda romana è stata un modo di interpretare la modernità, un’estetica capace di tenere insieme la monumentalità della città e la leggerezza dell’invenzione. È questa la traiettoria che percorre Moda in Luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale, la mostra aperta fino al 15 novembre prossimo alla Centrale Montemartini dei Musei Capitolini e curata da Fabiana Giacomotti, giornalista, responsabile de Il Foglio della Moda e un’attenta studiosa che da anni ricostruisce la storia del costume italiano sottraendola tanto alla nostalgia quanto al folclore. Organizzata da Archivio Luce Cinecittà con il Ministero della Cultura, l’esposizione rappresenta il secondo capitolo di un progetto dedicato alle origini e all’affermazione del Made in Italy, dopo la mostra fiorentina ospitata a Palazzo Pitti. Il merito dell’allestimento è quello di evitare la celebrazione agiografica e in quelle stanze, le oltre centocinquanta fotografie dell’Archivio Luce, i filmati, gli abiti, i documenti e i tessuti non costruiscono un album di ricordi, ma restituiscono un ecosistema, «perché tra la metà degli anni Cinquanta e la metà dei Settanta Roma fu il luogo in cui linguaggi diversi si incontrarono con una naturalezza che oggi e’ irripetibile», spiega la curatrice. «Il cinema non era semplice sfondo della moda, né la moda un accessorio del cinema, ma le due discipline si alimentavano reciprocamente». Non è un caso che la geografia della città coincida con quella dell’immaginario. Cinecittà, Via Veneto, gli atelier di piazza di Spagna, le grandi première, gli alberghi frequentati dalle star americane e le sartorie disseminate nel centro storico formarono un’unica costellazione. Roma offri’scenografie millenarie, ma soprattutto una capacità rara di accogliere talenti e trasformarli in stile.

Fu lì che Hollywood scopri’ una seconda casa e fu così che gli stilisti italiani compresero di poter parlare una lingua diversa da quella parigina senza rinunciare all’eccellenza dell’alta moda. Il percorso della mostra, impreziosita da un catalogo pubblicato da Silvana Editoriale, racconta proprio questa emancipazione. Valentino Garavani presentò la sua prima collezione nel 1959. Le Sorelle Fontana, Emilio Schuberth, Fernanda Gattinoni, Irene Galitzine, Roberto Capucci, Federico Forquet, Angelo Litrico, Renato Balestra, Laura Biagiotti e, più tardi, Karl Lagerfeld per Fendi, non sono stati soltanto delle firme, ma un laboratorio di forme che ridefinì il rapporto tra eleganza e vita contemporanea. La couture romana conservò’ il rigore dell’atelier, ma alleggeri’ il gesto e gli abiti smisero così di essere monumenti immobili e seguirono il movimento del corpo, accompagnando una donna che lavora, viaggia, frequenta il cinema e attraversa una società in rapida trasformazione. Accanto agli abiti scorrono i volti che hanno costruito il mito come Sophia Loren, Audrey Hepburn, Ingrid Bergman, Anna Magnani, Anita Ekberg, Liz Taylor, Sean Connery e Charlton Heston. Figure che il cinema rende universali e che la moda veste senza limitarsi a decorarle. I costumi dialogano con gli abiti da giorno, le passerelle con i set, il guardaroba privato con quello cinematografico e quello che si crea e’un continuo passaggio di suggestioni che fece della Capitale una straordinaria officina dell’immaginario. Fabiana Giacomotti insiste poi su un punto spesso trascurato e cioè che la moda non nasce soltanto dall’ispirazione dello stilista, ma dalle competenze diffuse: fondamentali sono le mani, i laboratori, i ricamatori, i modellisti, le tessiture, gli archivi e le manifatture.

La mostra dedica infatti spazio anche ai campionari tessili, ai documenti industriali, alla qualità delle fibre e al sapere tecnico che rende possibile l’eccellenza estetica, un promemoria utile in un’epoca che tende a confondere il lusso con il marchio. Forse è proprio questo l’aspetto più interessante dell’esposizione: restituire alla moda il suo statuto culturale. Non un universo frivolo, dunque, come più volte ribadito su queste pagine fino allo sfinimento, ma una disciplina complessa, dove arte, architettura, fotografia, cinema, industria e artigianato convivono senza gerarchie. Roma, in quegli anni, riuscì a fare ciò che le apparteneva da secoli: trasformare il gusto in civiltà ricordandoci che l’eleganza, prima di essere una questione di abiti, è sempre e soprattutto una forma di pensiero.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User