Hotel arcobaleno, l’Italia è prima tra luci e ombre: la ricerca Booking.com

Giugno, il mese del Pride, si avvia alla conclusione ma l’Italia può celebrare un primato.
L’Italia guida la classifica globale dei Paesi con più strutture “Travel Proud” (sono attualmente 24.232) e Milano è la prima città a livello globale (2.691), davanti a Rio de Janeiro e Londra.
Sono i risultati condivisi da Booking.com che pubblica l’ultimo report Travel Proud, ad oggi il sondaggio più dettagliato e trasversale dell’azienda, incentrato sulle abitudini, sui comportamenti e sulle percezioni delle persone Lgbtq+ in viaggio. Grazie alle opinioni di 13.300 persone Lgbtq+ in 19 paesi, la ricerca mette in luce l’ampia gamma di esperienze per diverse parti della comunità.
In occasione del Milano Pride, Booking.com rende inoltre noto che l’Italia è oggi il Paese con il maggior numero di strutture Travel Proud al mondo: sono 24.232 le strutture che hanno completato il programma di formazione dedicato all’accoglienza inclusiva della comunità Lgbtq+, in crescita del 14% rispetto alle 21.283 registrate nel 2025. A guidare la classifica globale delle destinazioni con il maggior numero di strutture Travel Proud è proprio Milano, che con 2.691 strutture (+13% rispetto al 2025) si conferma al primo posto davanti a Rio de Janeiro e Londra. Nella top ten mondiale compare anche Roma, quinta con 1.345 strutture Travel Proud.
Il report di quest’anno: evidenzia anche altri dati su cui riflettere: le persone Lgbt+ che segnalano le esperienze meno negative e che sembrano più sicure sono quelle che non rivelano la propria identità. Queste persone sono quelle che con meno probabilità hanno vissuto un’esperienza negativa in viaggio relativamente alla propria sessualità negli ultimi dodici mesi (34% rispetto al 62% di tutta la comunità Lgbt+ a livello globale, percentuale che raggiunge il 73% per chi si identifica come trans). Si tratta anche dell’unico gruppo la cui maggioranza non ha dichiarato di sentirsi a disagio in viaggio (53%) rispetto al 30% a livello globale e appena il 20% delle persone poliamorose. Questo è un forte segnale del fatto che le persone Lgbt+ “più sicure” in viaggio sono anche quelle più capaci di nascondere aspetti della propria identità.
Il fatto di nascondere aspetti della propria identità, per scelta o per necessità, è purtroppo una realtà condivisa dalla maggior parte delle persone Lgbt+ intervistate. Solo il 31% delle persone intervistate a livello globale rivela se stesso in viaggio, rispetto al 68% di quelle che hanno fatto outing con gli amici più intimi. Questo numero aumenta ulteriormente alla domanda sulle mete più richieste dalla comunità Lgbt+ , con il 40% disposto a nascondere la propria identità in cambio della possibilità di partire per la destinazione dei propri sogni, mostrando come, per molti, la scelta tra esplorare il mondo ed essere pienamente se stessi imponga ancora forti compromessi.
Precauzioni e ansia in aumento, in particolare per i viaggiatori trans
In più, il 44%delle persone Lgbt+ in viaggio afferma anche di adottare più precauzioni rispetto a qualche anno fa. Precauzioni come la condivisione della posizione con contatti fidati per gestire l’ansia (25%), l’eliminazione delle app di incontri prima di viaggiare all’estero (16%), l’uso di Vpn per nascondere attività o accedere a siti bloccati (19%) e l’acquisto di telefoni usa e getta (18%) sono scelte comuni. Il 48% delle persone Lgbt+ in viaggio osserva con attenzione l’ambiente circostante prima di dimostrarsi affetto in pubblico.
I dati evidenziano anche le sfide particolari affrontate dalle persone trans in viaggio. Queste costituiscono l’unico gruppo la cui percentuale ha oggi più paura di viaggiare rispetto agli altri gruppi, che invece si sentono più tranquilli da qualche anno. In questo caso, il 43% si è sentito più a disagio negli ultimi anni rispetto alla media globale del 27%. Mentre per la maggior parte dei gruppi demografici il fatto di essere se stessi in pubblico a tarda notte o dopo il tramonto è il motivo di ansia citato più spesso (22% a livello globale), per le persone trans l’uso di strutture divise per genere (bagni o spogliatoi) è il principale fattore di disagio (24%), a indicare un aspetto dell’esperienza di viaggio che altri gruppi non sentono con la stessa intensità.
Nonostante queste tendenze, è incoraggiante notare come le persone Lgbt+ in viaggio dichiarino esperienze molto più positive di quelle negative a livello globale, con l’82% che racconta almeno una situazione positiva specifica per il proprio genere o la propria identità sessuale nell’ultimo anno. Queste variano e possono comprendere l’uso da parte del personale di pronomi corretti (34%), segnali di inclusività presso le strutture come le bandiere arcobaleno (32%), bagni senza divisione di genere (32%) e personale Lgbt+ (32%). Nel complesso, il 58%delle persone Lgbt+ in viaggio ritiene che il livello di accettazione sia migliorato negli ultimi anni.
Il ruolo dell’Ai
È interessante notare che gli stessi strumenti digitali usati per precauzione dalle persone Lgbt+ in viaggio vengono sempre più spesso considerati utili anche per trovare informazioni imparziali, interagire con altre persone della comunità nelle destinazioni visitate e trovare conferme su un hotel o un’attrazione. Due terzi (66%) hanno usato l’intelligenza artificiale per organizzare un viaggio nell’ultimo anno e il 43% si è affidato all’intelligenza artificiale per ottenere consigli di viaggio obiettivi e privi di pregiudizi riguardo all’identità. Il 39% ritiene che l’IA sia efficiente nell’indicare luoghi speciali e accoglienti per la comunità Lgbt+ , difficili da trovare tramite la ricerca standard. Il 37% si sente più a proprio agio nel porre domande delicate sulla scena Lgbt+ locale all’intelligenza artificiale anziché agli esseri umani e il 30% afferma che troverebbe utile un filtro di inclusione o dedicato alla comunità Lgbt+ per prenotare viaggi online.
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