Quanti investimenti servono all’economia circolare? La Bei ha fatto i conti

Partiamo dai dati. Gli investimenti annui nel settore dell’economia circolare sono aumentati a scala europea in modo significativo, da oltre 70 miliardi di euro nel 2015 a circa 120 miliardi. La maggior parte di questi investimenti sono sostenuti da risorse private (il 93%) e solo il 7% da finanziamento pubblico. I fondi erogati dall’Unione Europea, seppur in leggero aumento negli ultimi anni, sono ancora molto bassi, pari a circa l’1% del budget europeo.
Più nello specifico, secondo i dati messi in fila dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) gli investimenti “negli anni recenti” di circa 120 miliardi l’anno sono finanziati per 111 miliardi da fonti private di investimento, per 4 miliardi dai Programmi europei di spesa, per 4 miliardi dai budget nazionali e per 1 miliardo dalla stessa Bei.
Il livello di finanziamento pubblico al settore è modesto, ma in crescita: passa da 1,4 miliardi all’anno a 3,2 miliardi se si considerano i due periodi di programmazione europea 2014-20 e 2021-27. Un dato che conferma che gli ottimi risultati ottenuti dall’economia del riciclo negli ultimi decenni, dato che questi sono stati ottenuti dalle imprese e dai cittadini con un bassissimo livello di stimoli pubblici, sia in termini di incentivi che di finanziamenti statali od europei. Un elemento che distingue le politiche industriali del recupero di materia dalle politiche pubbliche in materia di energia, dove gli incentivi a fonti rinnovabili ed efficienza energetica molto consistenti.
Ma dove sono stati diretti questi flussi di investimento? La metodologia di calcolo della Bei considera le spese di capitale di aziende che offrono servizi di affitto o leasing di auto e moto (incluse le batterie), una voce di sharing economy che rappresenta di gran lunga la principale voce di investimento, pari al 49% del totale. Il 27% degli investimenti è invece stato destinato a politiche di gestione dei rifiuti, come azioni generali. Il 6% degli investimenti ha riguardato il settore della costruzione, il 4% quello degli imballaggi e della plastica, il 4% l’acqua il cibo ed i nutrienti, il 3% i prodotti elettronici. Il 5% riguarda misure orizzontali come fondi per sostenere il mercato del riciclo e informazione ai consumatori.

Ma fra il 2025 e il 2040 l’Unione Europea, per raggiungere i propri obiettivi di policy, deve fronteggiare un aumento atteso degli investimenti pari a 1.229 miliardi di euro, secondo la Bei, con un aumento annuale di circa 82 miliardi rispetto alla spesa attuale, passando quindi da 120 miliardi all’anno a 202 miliardi di euro (+68%). E anche per questo dato lo studio ci fornisce la divisione per settore.

Il 34% degli investimenti aggiuntivi riguardano la fase di design e progettazione di prodotti e manufatti, il 22% la fase di produzione e manifattura, il 17% la fase di consumo e 27% la fase end of life dei prodotti e la gestione dei rifiuti. A livello di settori produttivi, il 43% degli investimenti aggiuntivi riguarderà l’edilizia e le costruzioni, il 24 % gli autoveicoli e le batterie, il 14% i prodotti tessili, il 12 % l’elettronica, il 5% la plastica e gli imballaggi, il 2% cibo, acqua e nutrienti.

Il gap descritto dal report è molto elevato e sembra ad oggi dover essere coperto da fonti di finanziamento private. Non è infatti granché probabile che il prossimo bilancio Ue 2028-34 contenga risorse a fondo perduto importanti per coprire questo gap. Più probabile che l’Unione europea e la Bei attivino strumenti finanziari di supporto che attraggano e stimolino gli investimenti privati, come il Fondo europeo per la competitività.
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