Quelli che bruciano i libri perché hanno paura delle idee

08 Ottobre 2026 - 09:55
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Quelli che bruciano i libri perché hanno paura delle idee

C’è un piccolo museo a Tallinn, la capitale dell’Estonia, che si chiama Banned Book Museum, il museo dei libri proibiti, e chi lo anima è un expat scozzese, Joseph Maximillian Dunnigan che è riuscito a raccogliere nei primi anni di questa sua impresa centinaia di libri in tutto il mondo che sono stati in vari periodi proibiti, censurati o eliminati fisicamente da ogni biblioteca.

A scorrere gli scaffali ci si imbatte in una stringente ed efficace storia della censura letteraria, tra cui George Orwell, James Joyce, Simone de Beauvoir. Ma il grosso e più significativo segmento riguarda il periodo dell’occupazione dell’Estonia da parte dei sovietici, che bandirono gran parte dei libri popolari e rappresentativi dell’Occidente, tra cui Conan Doyle e Walt Disney, ma anche i testi sul nazionalismo e la società durante la prima repubblica estone. E c’è una lista che Dunnigan ha scovato con tutti i titoli proibiti, che arriva a 1552 pubblicazioni messe al bando già nel luglio del 1940.

Ma la sorpresa arriva nella sezione che riguarda la censura arrivata dalla destra conservatrice e bigotta che imperversa in alcuni stati Usa. Perché, anche in questo caso, si parla di una lista di libri proibiti, e lo racconta molto bene un nuovo documentario, “The Librarians”, premiato con un Emmy, produzione indipendente, in cui si seguono le storie di tanti bibliotecari coinvolti in una vera e propria caccia alle streghe da parte dei movimenti di ultradestra. La lista da cui tutto è partito è quella del deputato Matt Krause, rappresentante dello Stato del Texas, che diffonde nel 2021 una lista di 850 libri da bandire dalle biblioteche scolastiche, con il pretesto di «salvaguardare» bambini e ragazzi dalle tematiche anche lontanamente sessuali, o razziali. La regista Kim A. Snyder raccoglie le testimonianze di decine di bibliotecari sconcertati, che intervengono nelle riunioni dei dipartimenti scolastici, contestando la matrice politica di tale iniziativa e parlando apertamente di censura. In gran parte donne, si devono misurare con altrettante donne che abbracciano la nuova crociata per la liberazione dei figli pericolosamente contaminati dalla cultura, sono le cosiddette Moms for Liberty.

Dopo il fragore della lista Krause infatti, il verbo si allarga ad alcuni altri Stati, tra cui spicca la Florida, con un Ron DeSantis che si scaglia contro il woke, intendendo tutto ciò che può contenere traccia di Lgbt, e oltre. Sarà lo Stato che proibirà più libri nelle biblioteche pubbliche, un listone che comprende “Amatissima” di Toni Morrison, “I racconti dell’ancella” di Margaret Atwood, e perfino il “Maus” di Art Spiegelman, a causa della nudità dei topi.

Alcune bibliotecarie prendono in mano la situazione e iniziano a una coraggiosa resistenza, fatta di interventi pubblici e creazione di reti per contrastare un clima che porta allo svuotamento degli scaffali. Smascherano la pretesa di Moms for Liberty di essere volontarie e prive di finanziamenti, quando ci sono prove contrarie, contrastano ove possibile i rappresentanti del White Christian Nationalism che intervengono nei dibattiti pubblici. Ma tutto avviene in un clima di intimidazioni continue, attraverso licenziamenti e persino minacce di morte, mentre alle liste seguono leggi, sostenute dagli stati che adottano queste politiche censorie. Il documentario si avvale di diversi materiali d’archivio e spezzoni da film come lo splendido “Fahrenheit 451” di François Truffaut, e persino da un episodio di quella serie speciale che fu “Ai confini della realtà”, dove un uomo che passa il tempo tra i libri viene condannato a morte con l’accusa di essere obsoleto. E non mancano le terribili scene di libri davvero dati al rogo, come solo in tempi bui del nazismo. Tutto viene messo nel calderone, romanzi con scene sessuali, vaghi echi di storie omosessuali, libri con illustrazioni esplicite, persino favole per bambini, la pornografia è ovunque.

Che i libri siano il termometro di una democrazia, viene costantemente affermato da questo movimento di resistenza in gran parte femminile che si è formato ed è cresciuto nonostante tutto nel periodo più buio dell’estrema destra americana. Nel finale c’è una piccola vittoria per una di loro, quando riesce ad annullare l’ordine di chiudere l’intero sistema bibliotecario in una contea del Texas, dopo che un giudice federale ha ordinato di far rientrare i libri che erano stato banditi. Suzette Baker così si rivolge alle autorità: «I libri della biblioteca non sono pornografici. Vorrei sapere in che modo la “Storia del KKK” sia pornografica, o “Come essere antirazzisti” sia pornografico, non lo è. Si tratta di privarci dei nostri diritti. Mantenete aperte le biblioteche, mantenete le informazioni accessibili in modo equo. Questa non è una nazione comunista. Non potete scegliere quello che leggiamo, spetta a noi».

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