Quindici anni fa, la carriera dello stilista di Gibilterra sembrava ormai naufragata. Ora il Met gli dedica una mostra e Zara lo ha assunto: tutte le tappe della parabola e del ritorno sulle scene.
Il successo con Givenchy e Dior, gli scandali, il processo e la carriera stroncata. E poi il ritorno sulle scene con Margiela, la pubblica assoluzione, fino all’onore di una retrospettiva al Metropolitan Museum. John Galliano è l’araba fenice della moda: risorge sempre dalle sue ceneri. Alla fine Anna Wintour, incrollabile alleata e angelo custode, ce l’ha fatta: il Costume Institute di New York ha annunciato l’apertura della mostra “John Galliano: Horizons” nel 2027, anticipando così il tema del prossimo Met Gala.
Ma come ha fatto John Galliano a passare da stilista ostracizzato a genio celebrato del fashion system? Per capirlo, bisogna tornare all’inizio della storia. Tutte le tappe della carriera del genio senza regole di Gibilterra: l’ascesa, la caduta e il ritorno sotto i riflettori.
Gli esordi e il successo internazionale
La storia di John Galliano per molti versi sembra uscita da un romanzo. E pensare che neanche voleva fare lo stilista, bensì l’illustratore di moda. Nato a Gibilterra nel 1960 e cresciuto a Londra da una famiglia modesta, ha studiato alla Central Saint Martin: la sfilata presentata per laurea, Les Incroyables, viene considerata a tutti gli effetti la prima collezione dello stilista. Nel giro di una notte, nel 1984, Galliano è passato dall’essere un anonimo studente a giovane promessa della moda.

Kate Moss e John Galliano alla fine degli anni 90 © WMP / LAPRESSE03-12-1999
Ma nonostante l’attenzione ricevuta, accettò un’offerta di lavoro da illustratore, pensando di non disegnare altre collezioni. Al contrario, sarebbe stato solo l’inizio. Il suo marchio omonimo, però, soffriva continuamente per i problemi finanziari e all’inizio degli anni Novanta Galliano tentò la carta di Parigi, dove trasferì show e boutique. A salvarlo furono due super potenze della moda: il giornalista André Leon Talley, che credeva fermamente nel suo talento, e la direttrice di Vogue Anna Wintour, determinante per gli anni a venire.
Grazie ai contatti e a nuovi investitori, Galliano si ricostruì una carriera e nel 1995 venne notato da Bernard Arnault, proprietario di LVMH, che lo sceglie per la direzione creativa di Givenchy. Dopo un folgorante debutto, un nuovo cambio: nell’ottobre 1996 diventò direttore creativo di Christian Dior.
Dior aveva un’eredità storica, Galliano una visione rivoluzionaria. Da questo incontro sono nate alcune delle collezioni più memorabili dello stilista, piene di riferimenti alla storia, all’arte e a mondi immaginifici che abitano la sua fantasia. Galliano, il grande seduttore della moda, costruisce interi universi fantastici: le sue sfilate sono racconti con personaggi vivi e storie che si dipanano look dopo look, abito dopo abito, sfumando il confine tra moda, arte e spettacolo.
Lo scandalo e il processo
Ma negli anni Duemila, il designer cominciò ad accusare l’enorme pressione a cui era sottoposto e il peso delle aspettative. I ritmi frenetici aggravano le dipendenze da alcol e l’abuso sostanze. Le persone che lavoravano con lui parlavano di continui scatti di ira e di una personalità fuori controllo. Due episodi hanno segnato il punto di rottura: nell’ottobre del 2010, e poi di nuovo nel febbraio del 2011, lo stilista insultò i clienti di un caffè di Parigi con frasi antisemite e razziste. In tribunale arrivò anche un video in cui pronunciava frasi di apprezzamento su Hitler. Il designer disse di non ricordare nulla e diede la colpa allo stato alterato, ma Dior rescisse comunque il contratto. Dopo quindici anni di successi, aveva mandato in frantumi carriera e reputazione.

Designer John Galliano poses with his models at the Christian Dior Haute Couture show as part of the Paris Fashion Week Spring/Summer 2010. (Photo by Stephane Cardinale/Corbis via Getty Images)
La seconda occasione con Maison Margiela
A quel punto, a Galliano non restava altro che fare penitenza lontano dai riflettori e dal pubblico scrutinio. L’unica creazione di quel periodo è l’abito da sposa disegnato per Kate Moss, storica amica dello stilista. Ancora una volta è Anna Wintour a salvarlo, che gli procurò un incarico temporaneo per Oscar De La Renta. Nel 2014 arrivò una seconda occasione grazie al gruppo OTB: la direzione creativa di Maison Margiela.
L’annuncio lasciò tutti sorpresi: l’eredità di Martin Margiela, stilista quasi invisibile e maestro del minimalismo, nelle mani dell’eccentrico, teatrale e roboante genio ribelle? L’intuizione si rivelò invece perfetta. Dieci anni dopo, la sfilata Artisanal Primavera/Estate 2024 di Maison Margiela è stata applaudita come uno dei più grandi successi dello stilista: uno show poetico e crepuscolare ambientato sotto un ponte, come un club segreto e decadente.
La collaborazione con Zara
La riabilitazione di Galliano è stata lunga e ben calcolata. Il nome dello stilista ha ripreso a circolare con sempre più insistenza. Prima un documentario sulla sua vita, High&Low: John Galliano, firmato dal regista premio Oscar Kevin Macdonald.
Pochi mesi dopo, ecco il look di Zendaya al Met Gala 2024. A un anno di distanza dall’applaudita sfilata parigina, Galliano ha annunciato l’uscita da Maison Margiela, innescando speculazioni su un possibile ritorno da Dior. E invece, colpo di scena: imprevedibile come sempre, Galliano ha accettato una partnership di due anni con Zara, dove si occuperà di rileggere (e riscrivere) gli archivi del colosso fast fashion. Un ritorno sulle scene attesissimo, ma non senza polemiche: c’è chi la trova una spregiudicata operazione commerciale per ripulire la reputazione del fast fashion, oltre a quella di Galliano, e chi accusa lo stilista di essersi ‘venduto’ al brand con le tasche più profonde.

Dopo due anni di assenza, John Galliano torna con una collaborazione con Zara (Szilveszter Makó)
La mostra Horizons e il Met Gala
Non era un segreto che Anna Wintour, sua storica mecenate, facesse pressioni per una retrospettiva a lui dedicata. Ora che lo scandalo del Café di Les Marais sembra sepolto per sempre e il nome dello stilista è stato riabilitato, la mostra è arrivata. Un onore che solo altri due stilisti in vita hanno avuto: Saint Laurent e Rei Kawakubo.
«La mostra – si legge nella nota ufficiale – rivelerà come Galliano metta in relazione in modo inaspettato luoghi, storie, tradizioni artistiche, narrazioni e identità, trasformando questi incontri in abiti fantasiosi». Secondo il curatore Andrew Bolton, il percorso espositivo sarà articolato in tre sezioni – Bearings, Horizons, Atlas of Transformation – e affronterà anche i capitoli più bui, controversi e difficili della sua carriera.

John Galliano e Anna Wintour (Photo by David M. Benett/Dave Benett/Getty Images)
Tutto perdonato dunque? Non proprio. Che Galliano sia uno dei nomi più creativi e talentuosi di questa generazione è innegabile, così come lo è l’impatto del suo lavoro nella storia della moda. Ma per molti critici o semplici appassionati, Galliano gode di un privilegio non esteso ad altri: un uomo bianco con alle spalle amici influenti, inclusa la donna più potente del fashion system.
La storia di John Galliano dimostra che ci si può guadagnare una seconda occasione con le proprie abilità? O che la moda, nel bene e nel male, ha bisogno di personalità geniali e controverse?
The post Dallo scandalo alla mostra al Met: tutte le tappe della turbolenta parabola di John Galliano appeared first on Amica.
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