Quirinale, la lezione del comunista Occhetto: “Un presidente di destra al Colle non è uno scandalo”
Ecco l’intervista di Occhetto rilasciata al Foglio
“Un presidente della Repubblica di destra non è uno scandalo”. Lo dice Achille Occhetto, ultimo segretario del Pci, in un’intervista rilasciata al Foglio. “Non mi scandalizza affatto – spiega – pensare a un capo dello stato dell’altra parte”. Qualcuno, dalla sua parte, parla però di “controsenso”. “Non è così. Noi del Pci non abbiamo mai chiesto un presidente della Repubblica di sinistra. Piuttosto, abbiamo sempre votato e fatto votare presidenti che fossero garanzia”.
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E’ una sensibilità distante da quella dei suoi eredi?
“Io posso solo dire che, quand’ero segretario del partito – il Pds – ho lavorato, insieme a Marco Pannella, per eleggere presidente Oscar Luigi Scalfaro. Tutt’altro che di sinistra, comprenderà”. Scalfaro non era di sinistra, ma? “Ma aveva tutte le caratteristiche di un capo imparziale, com’è stato”.Achille Occhetto votò Scalfaro. “E mi preme ricordare, ancora, che furono i comunisti a votare presidente della Repubblica Francesco Cossiga”. Sì. Anche se né Scalfaro né Cossiga sono i padri di Meloni e Fazzolari (che, forse, quando dicono “destra” intendono altro). “A ogni modo, perché dico questo?”. Ovviamente non perché vorrebbe Alfredo Mantovano al Colle. “Lo dico perché nel sistema democratico italiano si è sempre cercato un presidente di garanzia con il concorso di tutti. Ed è per questo che trovo sbagliato che all’inquilino del Quirinale si pensi in termini dualistici: destra o sinistra”.
Venendo all’ipotetica riforma elettorale?
“Ecco, qui è il nodo critico perché il discorso, oggi, viene fatto nel contesto di una riforma elettorale sbagliata. Una legge per la quale il presidente della Repubblica verrà eletto insieme al presidente del Consiglio”. Il premio di maggioranza al 60 per cento, per chi raggiunga il 42 alle elezioni politiche, è sproporzionato? “Pensi soltanto che la forza che dovesse guadagnare quel tipo di premio farebbe saltare decine e decine di anni di consuetudine della Repubblica italiana. Il problema non è da quale parte provenga il capo dello stato. Semmai, il fatto che il presidente della Repubblica seguirebbe il presidente del Consiglio”. Ed è questo lo scandalo, secondo lei. “Sì. E’ l’avvicinamento al premierato. E dunque a un sistema istituzionale profondamente diverso dal nostro”.
Perché nel premierato lei vede una minaccia? E a cosa?
“La vedo perché, nelle intenzioni dell’attuale destra, sarebbe un mutamento del sistema istituzionale. E l’attuale destra, vorrei ricordare, ha radici tali da farmi pensare che voglia aprire una fase costituente antitetica a quella aperta dopo la guerra di Liberazione”. Possiamo dedurre che lei, uomo di svolte, non creda alla svolta di Meloni. “Quale svolta?”. La svolta di Chigi. Avrà notato che le sue posizioni si sono ammorbidite. E altrettanto i toni. Francesco Cossiga, che lei ha votato, la chiamava “grazia di stato”. “Io considero le sue radici. Ma se parliamo dell’aspirazione a un presidente di destra, credo che porre il problema nei termini in cui è stato posto fosse sbagliato anche prima”.
Pensa sia sbagliato considerarlo un tabù o un controsenso?
“Sì. Ma lo era da prima che la destra post-fascista fosse al governo. Sbaglia chi si indigna, in senso assoluto, per la parola ‘destra’. La prima carica dello stato dovrebbe fuggire certe categorie”. Lei subordina il ragionamento alla legge elettorale. Epperò c’è da dire che per il Melonellum, oggi, la passione è lunga. Dovesse arenarsi? “L’elezione del capo dello stato seguirebbe la consuetudine del compromesso. E, in questo caso, la garanzia dovrebbe essere individuata a prescindere dall’appartenenza”. Rosetallum assicurato, chi vorrebbe Achille Occhetto al Colle? (Da destra, ovviamente). “La prego. E’ già difficile mettersi d’accordo sul serio. Si figuri per gioco”.
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