Rai, il caso Agnes e la politica che divide Viale Mazzini: storia di una lottizzazione senza fine
Se potesse parlare chissà cosa potrebbe dire la statua del cavallo posta dinanzi alla porta d’ingresso della Rai in viale Mazzini, a Roma. Dovrebbe essere una seduta a porte chiuse senza testimoni esterni perchè forse molti se non tutti gli esponenti di spicco ne uscirebbero con le ossa rotte. È dal primo ottobre del 2024 che il consiglio di amministrazione ha prescelto come presidente della Rai Simona Agnes, figlia di un grande giornalista del quale se ne piange ancora la scomparsa.
Secondo il regolamento dopo essere stata nominata dai sette membri che compongono il direttivo, il presidente deve ottenere pure il placet della commissione parlamentare di vigilanza ed è qui che casca l’asino per il semplice motivo che essendo espressione dei partiti non se ne viene mai a capo. Così sono quasi due anni che non si trova la quadra perché non si riesce mai a raggiungere un accordo che possa sciogliere l’intricato nodo che avvolge l’incomprensibile litigio, degno di quella spartizione politica che ancora avvolge la Rai.
La commissione dimessa e il peso della lottizzazione
Ora, la situazione si è fatta ancora più complessa perché l’intera commissione parlamentare si è dimessa e ha lasciato un vuoto difficilmente risolvibile. “È inutile rianimarla”, è il commento di una parte del Palazzo. “In futuro, non cambierà nulla anche se gli uomini e le donne avranno un cognome diverso. Per questo motivo meglio lasciar correre e tornare all’antico quando, almeno in questo, la politica non metteva le mani e anche il naso”.
A dire il vero, non ci dovrebbe meravigliare più di tanto perchè la lottizzazione è un male antico che non ha mai abbandonato la Rai, nemmeno quando la sede era nella centralissima via del Babuino a Roma. Si cominciò con i telegiornali: l’uno appannaggio del governo e quindi della Democrazia Cristiana; il secondo “di proprietà” del partito socialista; il terzo infine vicinissimo alla sinistra e quindi al Partito Comunista di allora.
Dai vecchi equilibri politici alle nuove accuse
Nacquero alcune leggende che sono entrate di prepotenza nella storia della Rai: il tg3 divenne Telekabul, la scelta dei giornalisti in tutti i tg aveva questa regola ferrea. Dei dieci che dovevano essere assunti nove “appartenevano” alle varie correnti politiche. L’unico bravo era il decimo che non aveva la tessera di nessun partito. Non crediate che oggi la situazione sia cambiata, sono diversi i protagonisti, ma tutto è rimasto tale e quale. Il Tg1 viene definito Telemeloni; il Tg de La7, diretto da Enrico Mentana, il nuovo Telekabul. In tal modo l’informazione va a farsi benedire perché ognuno tira l’acqua al suo mulino e chi apre e vede la tv deve fare i conti con chi è dietro quella testata e chi ne è il padrino.
Da una simile spartizione della torta fanno parte anche i quotidiani i cui proprietari hanno imparato a menadito la lezione del vertice di Viale Mazzini. Dov’è finita la libertà di stampa? Se lo chiedono pure quei professionisti anziani che sono andati in pensione o sono vicini alla stessa. Le mode cambiano in fretta, ci si deve adeguare fin da subito ai tempi. Attualmente, c’è una voglia di fare un passo indietro, quella definita “sciame centrista”. Occorre fare in fretta a cambiare casacca altrimenti si arriva troppo tardi quando le poltrone sono tutte occupate. Destra e sinistra debbono interrogarsi senza perdere tempo: il tram passa una sola volta e se si perde sono guai seri.
Il futuro della Rai tra Quirinale e nuovi equilibri
Allora, si chiede al cavallo di viale Mazzini quale sarà il futuro, ma nemmeno lui saprà rispondere perchè la confusione è grande e districarsi in questo ginepraio diventa difficile. Si pensa addirittura al 2029 quando Sergio Mattarella dovrà lasciare quella poltrona su cui si è seduto per 14 anni. Manca ancora tanto tempo, nel 2027 si dovrà votare per le politiche, un primo traguardo per il Colle. Saranno infatti i senatori e i deputati che hanno vinto coloro i quali decideranno chi diventerà il Capo dello Stato. Non è presto, si domanda la gente? Meglio premunirsi in fretta e capire anzitempo come soffierà il vento.
Giorgia Meloni, in tv, lancia la pietra della destra al Quirinale e subito succede il parapiglia. Nessuno si aspettava una decisione del genere che scompone i fatti. Si parla un’altra volta di premierato, di elezione diretta del presidente della Repubblica. Molte chiacchiere che tra una settimana potrebbero essere già vecchie. Qual è il problema? Ne seguiranno altre, finchè la gente non si stancherà e le urne saranno sempre più vuote.
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