Recensione Onimusha Way of the Sword: tirate fuori gli Oni!

31 Agosto 2026 - 21:55
0
Recensione Onimusha Way of the Sword: tirate fuori gli Oni!

Non vorrei subito paragonare Onimusha: Way of the Sword ad altri giochi a cui siamo abituati, più che altro perché non vorrei che passasse il messaggio che Capcom abbia cambiato il DNA della serie, fatta di action puri con sentori d'orrore, che interpretavano il Giappone feudale attraverso elementi demoniaci e atmosfere oscure. Lo è anche Way of the Sword, la cui evoluzione più grande riguarda chiaramente il sistema di combattimento, costruito per far sembrare gli scontri contro i boss un duello tra samurai. E poco importa che dall'altra parte della lama ci siano spesso dei demoni: molti degli avversari combattono secondo dinamiche che restituiscono proprio quella sensazione, fatta di distanza, parate, tempismo e colpi da piazzare nel momento giusto.

A vestire i panni del protagonista troviamo Miyamoto Musashi, uno dei samurai più celebri della storia giapponese. Capcom lo ha caratterizzato alla grande, anche grazie ad un ottimo doppiaggio italiano, che riesce a dargli personalità e spessore. È un lavoro che, per qualità e capacità di dare carattere al protagonista, ci ha ricordato quello di Deacon St. John (Francesco Rizzi) sentito in Days Gone.

Dunque, Musashi sta percorrendo la Via della Spada con l'obiettivo di diventare il più forte samurai del Giappone, ma il suo percorso viene stravolto quando riceve il guanto Oni, in grado di conferirgli una forza sovrumana. Lo spadaccino però lo considera una sorta di fastidiosa ed ingombrante scorciatoia, non vuole diventare il più forte grazie a un potere che non gli appartiene e cerca in ogni modo di liberarsene.

Non può farlo, però. Il guanto gli viene donato quando è ormai in punto di morte e finisce per mantenerlo in vita. Musashi si ritrova così combattuto tra il rifiuto di quel potere e la consapevolezza di averne bisogno. La ricerca di un modo per rimuoverlo diventa quindi il punto di partenza di un viaggio che lo porterà nel cuore di una Kyoto minacciata da una potentissima presenza demoniaca, che confluisce in una trama che funziona soprattutto come motore per portare Musashi da uno scontro all'altro.

La caratterizzazione, del resto, è uno degli aspetti che funzionano meglio in Way of the Sword. La superbia di Musashi è soltanto la ciliegina, perché anche il resto del cast, soprattutto sul fronte degli antagonisti, è ben costruito e accompagnato da un ottimo doppiaggio. I vari boss vengono introdotti attraverso brevi sequenze che ne delineano personalità e motivazioni, ma è soprattutto durante gli scontri che riescono a lasciare il segno. 

Per capire davvero come è strutturato Onimusha: Way of the Sword, però, un paragone con Sekiro: Shadows Die Twice può essere utile, soprattutto per le sensazioni che restituisce il sistema di combattimento. Non perché i due giochi siano uguali, anzi: Onimusha cerca di rendere la propria esperienza più accessibile. Sono infatti presenti due livelli di difficoltà, cioè la modalità Storia, per chi vuole godersi l'avventura senza troppi pensieri, e la modalità Azione, consigliata agli esperti dei giochi action. È proprio quest'ultima che abbiamo affrontato e, anche per chi ha già masticato parecchi action, il livello di sfida ci è sembrato ben bilanciato. Tenete conto che potete cambiare tra le due a vostro piacimento, nel caso le cose dovessero mettersi male.

Onimusha non cerca di punirvi a ogni errore, ma riesce progressivamente ad allenarvi alle sfide che vi aspettano più avanti, ed esige che abbiate capito i suoi sistemi. All'inizio gli scontri sono piuttosto semplici e anche i primi boss hanno soprattutto il compito di insegnarvi a padroneggiare le varie tecniche. Poi, man mano che si procede, il combattimento aggiunge nuove sfumature e ci obbliga a diventare sempre più precisi.

Alla base ci sono i classici attacchi leggeri e pesanti con la katana, ma il fulcro è la parata, la quale vanta diverse declinazioni. Premendo il pulsante nel momento esatto in cui arriva un attacco è possibile eseguire una parata perfetta, che sbilancia il nemico, aprendoci una finestra per contrattaccare. C'è poi la deviazione, che si esegue mantenendo premuto il tasto della parata e il pulsante A (o X su PS5) quando la nostra spada collide con il colpo avversario, e permette di assorbire parte dell'impatto di un attacco senza necessariamente sbilanciare l'avversario. È particolarmente utile durante le combo nemiche, perché consente di danneggiarne pesantemente la resistenza.

Svuotare completamente la resistenza di un avversario permette quindi di eseguire una potente finisher. Anche qui, però, Way of the Sword aggiunge un'interessante possibilità: contro i boss possiamo scegliere quale parte del corpo colpire. Il gioco ci anticipa il possibile risultato di ciascuna scelta, permettendoci di decidere se infliggere una grande quantità di danni, amputare una parte del corpo oppure far fuoriuscire una quantità considerevole di anime, utili per curarci o potenziarci.

E proprio le anime rappresentano un'altra delle meccaniche più sfiziose del gioco. Tenendo premuto il grilletto possiamo assorbirle dai nemici e utilizzarle per potenziare il nostro personaggio. Quelle rosse servono per il sistema di potenziamento, quelle blu permettono invece di utilizzare le armi Oni, abilità speciali particolarmente potenti, mentre esistono altre tipologie con funzioni differenti. Il bello è che non siamo gli unici a poter assorbire le anime. Se le lasciamo sul campo troppo a lungo, possono farlo anche i nemici, potenziandosi a loro volta. E la cosa diventa ancora più interessante durante gli scontri con i boss, perché il loro comportamento e persino alcune fasi del combattimento possono dipendere dalla quantità di anime che riescono ad assorbire.

In altre parole, se riuscite a gestire perfettamente lo scontro e impedite al boss di assorbire anime, potreste addirittura non vedere una determinata fase del combattimento. Al contrario, se subite danni e perdete le anime accumulate, il boss può approfittarne per rubarle e utilizzarle contro di voi. 

Il sistema di combattimento è quindi ricco di piccoli elementi che finiscono per incastrarsi alla perfezione, ma bisogna fare una precisazione sulla progressione. La katana rimane sempre e comunque l'arma principale di Musashi e, di fatto, non esiste un'alternanza tra armi differenti.

Le cosiddette armi Oni, quelle che sbloccherete nel corso dell'avventura, sono infatti più simili ad abilità speciali che ad armi aggiuntive. Una delle prime che si ottengono, per esempio, permette di utilizzare delle doppie lame, ma non introduce un nuovo set di combo: quando la barra delle anime blu è carica, basta attivarla per eseguire un attacco speciale. Lo stesso vale per le altre armi Oni, che possono essere potenziate ma rimangono sostanzialmente delle estensioni del sistema di combattimento. Ed il medesimo discorso vale anche per le altre tecniche che si possono migliorare durante l'avventura, come le parate, le deviazioni e gli Issen, ovvero dei colpi fulminei che possono essere eseguiti premendo il tasto d'attacco nell'esatto momento in cui un nemico sta per colpirci. Si tratta di micro-sistemi che aggiungono profondità a un combat system già piuttosto articolato, che una volta capiti e digeriti sono uno spasso da utilizzare.

La progressione del personaggio è invece affidata principalmente alle anime rosse e ai reagenti che troviamo durante l'avventura. Ferro, tessuti e altri materiali possono essere utilizzati per aumentare la salute, il potere d'attacco, la potenza delle armi Oni o il numero di cure che possiamo portare con noi. Ci sono poi gli amuleti, equipaggiabili per aggiungere qualche timido bonus in più.

La progressione numerica, quindi, esiste ed è anche piuttosto ampia, ma alcuni potenziamenti hanno un impatto davvero minimo. Parliamo spesso di incrementi percentuali molto bassi sull'efficacia delle cure o sull'Ardore, la meccanica che permette alla spada di infuocarsi dopo aver parato con successo vari colpi. Sono bonus utili, ma raramente trasformano radicalmente il nostro approccio. Tagliando corto, i potenziamenti aiutano, ma per avere davvero la meglio sugli avversari bisogna imparare a giocare.

Se il sistema di combattimento convince per l'insieme di piccoli sistemi che lo compongono, è nella struttura generale che Way of the Sword comincia invece a scricchiolare.

Il gioco si svolge per buona parte attorno a Kyoto, che funge da una sorta di base operativa. Non immaginatevi però un open world, è una piccola area esplorabile dalla quale possiamo accedere alle missioni secondarie e raggiungere alcune zone di quelle primarie. Le attività opzionali sono piuttosto semplici: in alcuni casi ci viene chiesto di raggiungere un punto e affrontare determinati nemici, in altri una missione sblocca l'accesso ad una nuova porta all'interno della città, dietro cui troviamo una piccola area da attraversare e, ovviamente, ripulire.

È una struttura che abbiamo apprezzato, soprattutto perché offre una piccola pausa tra una missione principale e l'altra senza trasformare Onimusha in qualcosa che non vuole essere. 

Nelle missioni principali ci si allontana spesso da Kyoto, tramite un santuario che ci teletrasporta direttamente nei livelli, che nella maggior parte delle occasioni si rivelano molto lineari. Sia chiaro, la linearità in sé non è un difetto, anzi, contribuisce a mantenere alto il ritmo dell'avventura. Il problema è che quando il gioco prova a inserire qualche elemento più esplorativo, come gli enigmi ambientali, il risultato è piuttosto elementare.

Anche la cosiddetta Visione Oni, che permette di individuare elementi altrimenti nascosti, viene utilizzata in maniera basilare, al più per scovare qualche forziere. L'esplorazione non spinge davvero a perdersi nei suoi ambienti, si procede quasi sempre in linea retta, raccogliendo di tanto in tanto per l'appunto ferro, tessuti o altri reagenti. Difficilmente si trovano ricompense capaci di sorprendere, come equipaggiamenti particolarmente interessanti o oggetti che cambino concretamente il modo di affrontare gli scontri.

Anche i combattimenti nelle fasi di raccordo sono meno riusciti rispetto a quelli contro i boss. Le tipologie di nemici comuni non sono moltissime e, al di là di qualche differenza (c'è quello dotato di scudo, quello volante e altre varianti) spesso vengono affrontate utilizzando sostanzialmente le stesse tecniche. Qui Capcom avrebbe potuto osare qualcosa in più, soprattutto considerando quanto è raffinato il sistema di combattimento.

Way of the Sword tende inoltre a riciclare alcuni dei suoi contenuti, soprattutto nella seconda metà dell'avventura. Tra una missione principale e l'altra, per esempio, Kyoto viene periodicamente invasa da degli squarci che dobbiamo chiudere affrontando alcune ondate di nemici e assorbendo successivamente lo squarcio con il Guanto Oni. E questa attività viene riproposta più volte ed è, di fatto, obbligatoria per poter proseguire.

Anche alcuni boss vengono successivamente rilanciati come mini-boss, arrivando in certi casi a comparire una quantità di volte che fa sorridere. Eppure, stranamente, è un difetto che ci ha pesato meno del previsto.

Il motivo è legato proprio alla crescita del giocatore. La prima volta che affrontiamo questi boss sono avversari pericolosi, che possono mettere in difficoltà. Quando poi il gioco ce li ripropone, però, abbiamo imparato a leggere i loro movimenti e a padroneggiare il sistema di combattimento. Quello che inizialmente sembrava un avversario terribile diventa improvvisamente lento e prevedibile, e riuscire a distruggerlo in meno tempo che in origine restituisce una sensazione di crescita davvero soddisfacente.

Arrivati fin qui, avrete senz'altro intuito che i boss principali sono senza dubbio il punto più alto dell'esperienza. Sono combattimenti all'arma bianca molto più ragionati di quanto la natura action del gioco potrebbe far pensare. Bisogna capire quando utilizzare la deviazione, quando cercare la parata perfetta, quando è invece meglio schivare, quando ricorrere alle armi Oni e, soprattutto, quale arma Oni utilizzare in base alla situazione.

Le animazioni sono pulite e leggibili e, soprattutto, gli attacchi dei boss comunicano bene cosa sta per succedere. Bisogna quindi osservare, imparare i pattern e scegliere la risposta corretta, è in sostanza un sistema action che incorpora un'importante componente strategica.

Alle volte è punitivo, certo, ma non raggiunge assolutamente i livelli di cattiveria di Sekiro. Piuttosto, riesce a trasmettere molto bene quella sensazione di imparare progressivamente a usare la spada: all'inizio si combatte per gioco, poi si comincia a capire il ritmo degli avversari e, infine, si arriva a dominare gli scontri, che è poi lo stesso viaggio che sta compiendo Miyamoto Musashi.

Per completare la campagna principale abbiamo impiegato circa 20 ore, arrivando a 25-26 ore includendo alcune delle missioni secondarie e attività opzionali

Qualche momento in cui si percepisce il tentativo di allungare il brodo c'è, in special modo quando siamo costretti a ripulire Kyoto dagli squarci, ma nel complesso Way of the Sword riesce a mantenere un buon ritmo per quasi tutta la sua durata, tenendo a mente che nelle fasi di raccordo il gioco non raggiunge l'eccellenza dei boss.

Come tutte le recenti produzioni Capcom, anche Onimusha: Way of the Sword gira sul RE Engine, un motore che dimostra ancora una volta la propria straordinaria versatilità. Si adatta molto bene anche al Giappone feudale demoniaco di Onimusha, sebbene non raggiunga lo stesso livello di atmosfera di Resident Evil Requiem, soprattutto per quanto riguarda l'illuminazione. Nel survival horror la gestione delle luci e delle ombre contribuisce in maniera determinante a dare carisma all'estetica, quando qui invece è più la caratterizzazione stessa dei personaggi a farlo. Il risultato rimane comunque piacevole, con modelli dei personaggi curati e creature a dir poco inquietanti.

Lo stacco tra le cinematiche e il gioco vero e proprio è alle volte abbastanza evidente, poiché nelle sequenze narrative le espressioni facciali e il livello di dettaglio sono sensibilmente superiori rispetto a quello che vediamo durante il gameplay, ma il tutto non compromette troppo l'impatto generale.

Abbiamo giocato Way of the Sword su PC (NVIDIA GeForce RTX 3070, Intel Core i5-12600K e monitor 2K) e anche su Steam Deck, e vedere il gioco funzionare bene anche sull'handheld di Valve è tutt'altro che scontato. È un'ulteriore dimostrazione della flessibilità del RE Engine. Buono anche tutto il lavoro svolto per la musica, l'effettistica sonora (che ha un ruolo attivo anche nel combattimento) e il già citato valido doppiaggio in italiano.

Il codice digitale per questa recensione è stato fornito da Capcom, che non ha avuto un'anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso monetario. Potete leggere maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld a questo link.

L'articolo Recensione Onimusha Way of the Sword: tirate fuori gli Oni! sembra essere il primo su Smartworld.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User