Revenge porn, in Regione il primo tavolo tecnico organizzato con il Corecom

Genova. Si è riunito oggi per la prima volta in via Fieschi il tavolo tecnico organizzato dal Consiglio regionale e dal Corecom Liguria per la prevenzione della diffusione di immagini sessualmente esplicite sulle piattaforme digitali, di cui il revenge porn, il ricatto attraverso immagini e video a contenuto sessualmente esplicito, è una delle forme più note.
“Una volta inviate, le immagini restano online e oggi l’intelligenza artificiale permette a chiunque di manipolare foto e video. Su questo tema siamo tutti chiamati a fare prevenzione – ha detto il presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari – Ringrazio Carola Baruzzo per avere portato il tema in aula attraverso un ordine del giorno che tutti i consiglieri che hanno votato unanimemente, ringrazio il Corecom e tutti i presenti: questo tavolo è un momento fondamentale”.
Il presidente di Corecom Liguria Manfredi Maglio ha definito il perimetro dell’azione: “Parliamo di diffusione non lecita di immagini sessualmente esplicite perché non è detto che si tratti soltanto di revenge porn: alla base della diffusione possono esserci anche motivazioni diverse dalla vendetta e si può trattare di foto intime reali ma anche di manipolazioni”.
Tra le considerazioni emerse, il fatto che si tratti di un fenomeno ancora poco denunciato, che nella maggior parete dei casi riguarda donne e che è fondamentale intervenire tempestivamente per cercare di circoscrivere il più possibile la diffusione dei contenuti.
Sono intervenuti il difensore civico Francesco Cozzi, la garante dei diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza Guia Tanda, il garante delle vittime di reato Andrea Campanile, il consigliere Rocco Invernizzi, rappresentanti della Procura della Repubblica, dei Carabinieri, della Polizia Postale e degli Ordini professionali di avvocati, psicologi, giornalisti.
Roberto Surlinelli, direttore tecnico superiore della Polizia di Stato (Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Liguria), ha sottolineato come il fenomeno della diffusione non consensuale di immagini intime non debba essere letto come una semplice imprudenza digitale o come un episodio privato finito male, ma di una condotta che può incidere in modo profondo sulla dignità, sulla libertà personale, sulla riservatezza, sulla reputazione e sulla tenuta psicologica della persona lesa.
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