Riforma dei porti, Terrile: “Marginalizzato il ruolo dei Comuni, serve meno accentramento”

01 Luglio 2026 - 19:37
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Riforma dei porti, Terrile: “Marginalizzato il ruolo dei Comuni, serve meno accentramento”
alessandro terrile

Genova. Oggi pomeriggio il vicesindaco di Genova Alessandro Terrile, in qualità di presidente della commissione nazionale Porti e Demanio di Anci, ha partecipato insieme al sindaco di Ancona Daniele Silvetti e alla sindaca di Gioia Tauro Simona Scarcella all’audizione della commissione Trasporti della Camera sulla riforma della governance portuale.

Terrile ha manifestato la forte preoccupazione dei Comuni d’Italia per il rischio dell’eccessivo accentramento previsto dalla riforma, che comporterà una marginalizzazione del ruolo dei comuni nella governance, nel processo decisionale e di pianificazione della autorità portuali.

“Preoccupa innanzitutto – dichiara Terrile – il rischio di superamento del ruolo dei Comuni nella pianificazione portuale, attraverso l’individuazione di processi pianificatori alternativi ai piani regolatori portuali che limitano la potestà decisionale al dialogo tra Autorità portuale, Porti d’Italia S.p.A. e Ministero delle infrastrutture. Tale impostazione – sottolinea il vicesindaco – risulta contraria alla giurisprudenza della Corte Costituzionale (sentenza n. 6/2023) che ha stabilito che il coinvolgimento dei Comuni non deve risolversi in un parere opzionale, ma deve essere garantito attraverso lo strumento dell’Intesa, sia per il Dpss che per i piano regolatori portuali”.

“La costituenda Porti d’Italia – avvisa Terrile – rischia di accentrare scelte strategiche che non passeranno più dai comitati di gestione, che rappresenta l’unico organo della portualità in cui siedono rappresentanti della città portuali e in cui si confrontano interessi dei territori, del lavoro e degli operatori. Occorre inoltre preservare l’equilibrio esistente all’interno dei Comitati di Gestione delle Adsp, evitando di alterarne la composizione con l’ingresso di ulteriori membri designati dal Mit e dalla società Porti d’Italia S.p.A., ed eliminando la previsione che la nomina del segretario generale sia subordinata a pareri ministeriali vincolanti”.

Il vicesindaco e assessore comunale ai Rapporti tra porto e città aggiunge: “Non sfugge, inoltre, il rischio di uno svuotamento anche in termini economico-finanziari delle Autorità di sistema portuale, che spesso concordano e co-pianificano con i Comuni opere infrastrutturali che hanno una ricaduta rilevante sulle città. Autorità portuali senza risorse per investimenti rischiano di diventare interlocutori muti per il territorio con effetti negativi nel rapporto porto-città”.

La preoccupazione di Terrile è dovuta al fatto che “un modello di governance come quello previsto dalla riforma lascia in capo agli Enti locali la gestione delle rilevanti esternalità negative generate dai porti, per mitigare le quali si propone l’istituzione di un fondo perequativo a favore dei Comuni, alimentato attraverso l’imposizione di una quota di prelievo sui proventi portuali e finalizzato a finanziare interventi per la sostenibilità ambientale e la riqualificazione urbana”.

Il vicesindaco conclude così: “Siamo convinti che la mitigazione delle esternalità negative e la riduzione delle occasioni di conflitto, anche attraverso meccanismi perequativi, costituiscano un fattore di competitività per nostri scali. Per questo, serve, maggiore coinvolgimento del ruolo dei Comuni e meno accentramento. Auspichiamo quindi che il legislatore accolga gli emendamenti che Anci sottoporrà all’attenzione dei parlamentari»”

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