Giovani, cultura e informazione libera: il futuro della comunità

01 Luglio 2026 - 20:30
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di Emanuele Esposito

Prende il via la nuova rubrica e podcast A tu per tu, uno spazio dedicato alle voci che contribuiscono ogni giorno alla crescita della comunità italiana in Australia.

Il primo ospite non poteva che essere Marco Testa, insegnante, educatore, avvocato e direttore di Allora, il giornale che negli ultimi anni è diventato un punto di riferimento per gli italiani d’Australia.

Alla guida della testata dopo la scomparsa dello storico direttore Franco Baldi, Testa ha raccolto un’eredità importante, proseguendo un progetto editoriale cresciuto costantemente fino a diventare una delle principali realtà dell’informazione italiana nel Paese.

Oltre al ruolo di direttore, continua a firmare alcune delle rubriche più seguite del giornale, dedicate all’attualità, alla politica, alla scuola e agli approfondimenti.

Dietro il direttore, però, c’è soprattutto una persona profondamente legata alla propria famiglia e al servizio della comunità.

«Sono prima di tutto un padre di famiglia e un insegnante. Da due anni sono anche abilitato alla professione forense, ma svolgo questa attività solo occasionalmente, quando qualcuno ha bisogno. Mi considero una persona molto semplice, che cerca di mettere a disposizione della comunità quello che sa fare e le proprie competenze. Credo che tutto ciò che ho imparato abbia senso soltanto se può essere utile agli altri.»

Il percorso personale di Marco Testa è strettamente intrecciato con quello dell’Australia. Arrivato a Sydney all’età di tredici anni, ha completato qui gli studi nelle scuole cattoliche diocesane prima di laurearsi in Lettere alla Macquarie University nel 2014.

Successivamente ha conseguito un Master in Insegnamento, una laurea in Giurisprudenza nel 2023 e l’abilitazione alla professione forense nel 2024. Oggi sta completando anche una laurea in Teologia, con la tesi ormai alle battute finali.

Un curriculum importante che, a suo dire, nasce da un principio molto semplice.

«Ho sempre pensato che una persona debba studiare per tutta la vita. Lo studio non è qualcosa che si conclude con una laurea. Si continua a imparare leggendo un libro, un articolo, confrontandosi con gli altri oppure conseguendo un nuovo titolo di studio. Personalmente ho sempre preferito dare un obiettivo concreto al mio percorso di formazione. Non è necessario fare studi complessi per forza, ma credo che ogni esperienza di studio rappresenti un’occasione di crescita personale e professionale.»

Conciliare famiglia, lavoro, studio e giornale non è semplice, ma Testa attribuisce gran parte del merito all’organizzazione e soprattutto alla squadra che lavora con lui.

«Il giornale non lo faccio da solo. Abbiamo una redazione composta da persone straordinarie che si impegnano ogni settimana, spesso molto più di quanto faccia io. A me rimane la responsabilità della supervisione editoriale, della revisione finale prima della stampa e della cura di alcune pagine che seguo personalmente, come quelle dedicate alla politica italiana e australiana, alla scuola, alla religione e agli approfondimenti. Cerco di organizzare il tempo stabilendo delle scadenze e rispettandole. Terminato il lavoro, il resto del tempo lo dedico alla mia famiglia e, quando possibile, anche a me stesso.»

Ripercorrendo la storia di Allora, il direttore ricorda come il progetto sia nato tra la fine del 2016 e il 2017 come semplice bollettino destinato agli associati della CNA. La svolta arriva durante la pandemia.

«All’inizio era un semplice giornalino destinato agli associati. Poi, durante il Covid, invece di chiuderci in noi stessi, grazie alla lungimiranza di Franco Baldi abbiamo scelto di investire. Siamo passati da un piccolo opuscolo fotocopiato in bianco e nero a un vero tabloid distribuito prima nelle edicole di Sydney, poi a Canberra e oggi anche a Melbourne. Parallelamente è cresciuta la nostra presenza online, con il sito e i social, perché il nostro obiettivo è sempre stato quello di dare voce agli italiani, soprattutto a quegli italiani che spesso non trovano spazio nei media tradizionali.»

Secondo Testa, la nascita di un nuovo giornale rispondeva a un’esigenza precisa.

«La comunità italiana è vasta e presenta esigenze molto diverse. Sentivamo il bisogno di dare spazio anche a quelle realtà che spesso non trovavano voce nei media tradizionali. Non volevamo realizzare una copia delle altre testate, ma costruire un giornale libero, capace di essere critico quando necessario, istituzionale quando serve e sempre vicino alla comunità. Abbiamo sempre creduto nel pluralismo dell’informazione. Quando c’è da essere polemici bisogna esserlo, quando c’è da essere istituzionali bisogna esserlo con la stessa serietà. Un giornale deve rappresentare tutta la comunità, non soltanto una parte.»

Una filosofia editoriale che rivendica ancora oggi.

«Credo che ci sia sempre bisogno di un giornalismo critico. Oggi molte persone mi fermano e mi chiedono con chi ce l’abbia questa settimana. In realtà non è una questione personale. Il nostro compito è affrontare i problemi quando esistono e raccontare anche ciò che funziona. Le risorse sono limitate, ma cerchiamo ogni settimana di fare informazione in modo serio, professionale e indipendente.»

Guardando al futuro dell’informazione, il direttore si mostra fiducioso anche nei confronti della carta stampata.

«Si parla continuamente della fine dei giornali, ma credo che esista ancora uno spazio importante per il cartaceo. È vero che viviamo in una società sempre più digitale, dove il telefono e i social sembrano indispensabili, ma le persone continuano ad apprezzare il piacere di leggere un giornale davanti a un caffè. Penso che la carta abbia ancora almeno un decennio di vita davanti a sé, naturalmente accompagnata dalla crescita dell’informazione digitale. Per questo stiamo investendo anche nel sito, nei podcast e nei nuovi strumenti di comunicazione.»

Proprio in quest’ottica si inserisce il progetto del podcast A tu per tu, pensato per raggiungere anche le nuove generazioni attraverso strumenti più vicini alle loro abitudini.

Molto più complessa appare invece la riflessione sul futuro della comunità italiana in Australia.

«La vera incognita sono i giovani. L’associazionismo tradizionale, quello delle associazioni regionali, dei santi patroni e delle feste di paese, sta lentamente scomparendo. Al suo posto stanno nascendo forme di aggregazione molto più informali, legate agli eventi, agli aperitivi o ai social network. Il problema è capire cosa succede quando quei giovani mettono su famiglia. Oggi molte persone preferiscono vivere la comunità in maniera privata, con la propria famiglia o gli amici, piuttosto che attraverso associazioni strutturate. Anche il volontariato è cambiato profondamente e questa è una riflessione che dovremo affrontare nei prossimi anni.»

Il direttore guarda poi al rapporto tra Italia e italiani all’estero, individuando nella lingua uno degli investimenti prioritari.

«L’Australia ci ha dato moltissimo e dispone già di un sistema sociale efficiente. Quello che serve davvero è una politica più coraggiosa sulla lingua italiana. Personalmente credo che sarebbe più efficace investire nella creazione di vere scuole italiane piuttosto che limitarsi a finanziare singoli enti gestori. Una scuola italiana rappresenterebbe un presidio stabile della nostra cultura e permetterebbe ai ragazzi di crescere con un rapporto ancora più forte con l’Italia. Allo stesso tempo credo che ci siano margini di miglioramento anche nei servizi consolari: molto è stato fatto, ma rispetto a un sistema come quello australiano la burocrazia italiana rimane ancora troppo lenta.»

Alla domanda sul sogno ancora da realizzare, la risposta arriva senza esitazioni.

«Il mio sogno è vedere nascere una scuola italiana completa in Australia, dall’infanzia fino alle superiori. È un progetto che porto dentro da anni. Vorrebbe dire costruire un ponte stabile tra Italia e Australia e formare nuove generazioni perfettamente bilingui, capaci domani di rafforzare ancora di più il rapporto tra i due Paesi.»

La parola che più lo rappresenta è invece «realismo».

«Essere realisti significa riconoscere ciò che funziona e ciò che invece deve essere migliorato. Non possiamo dire che tutto va bene quando non è così. Se qualcosa non funziona bisogna avere il coraggio di dirlo, perché solo riconoscendo i problemi possiamo trovare le soluzioni. Credo che questo sia anche il compito del giornalismo.»

Infine, il messaggio rivolto ai giovani italiani nel mondo.

«Osate. Mettete a disposizione le vostre capacità senza pensare soltanto a ciò che potete ricevere. Oggi spesso ci chiediamo subito quanto guadagneremo o cosa otterremo. Le grandi comunità italiane all’estero sono nate grazie alla generosità di chi ci ha preceduto, persone che avevano poco ma hanno costruito scuole, ospedali, associazioni e istituzioni. Nessuno può pretendere di ottenere senza dare qualcosa in cambio. Se vogliamo costruire il futuro della nostra comunità dobbiamo tornare a investire nel volontariato, nella partecipazione e nel senso di appartenenza.»

In chiusura, Marco Testa ha voluto ringraziare la redazione e tutti coloro che ogni settimana contribuiscono alla crescita di Allora.

«Il giornale è cambiato, è cresciuto e continua ad evolversi. Non è soltanto l’edizione cartacea, ma anche il sito, i social, i podcast e tutto ciò che permette di raggiungere gli italiani ovunque si trovino. L’augurio è che Allora continui a rappresentare un punto di riferimento per la comunità italiana in Australia e nel mondo, offrendo un’informazione seria, indipendente e sempre al servizio della comunità.»

Con questa intervista prende ufficialmente il via A tu per tu, il nuovo spazio di approfondimento dedicato ai protagonisti della comunità italiana.

Il prossimo ospite sarà Matteo Elissei, segretario di Radicali Italiani e presidente di Più Europa Australia, per una nuova conversazione sui temi dell’attualità, della politica e del futuro degli italiani all’estero.

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