Riforma della medicina generale, il Governo archivia il decreto. SMI apre al confronto sull’ACN
Roma, 17 giugno 2026 – Oggi, dopo che ci era stato preannunciato alla manifestazione dello scorso 28 maggio, siamo stai convocati al Ministero della Salute. Vi è stata l’audizione del Sindacato Medici Italiani alla presenza del Capo di Gabinetto Marco Mattei siamo incontrati con il Capo di Gabinetto del Ministero della Salute, Marco Mattei e con Marco Alparone, di Presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità in merito alla riforma del Governo. Vorremmo precisare che sono stati auditi tutti i sindacati in audizioni separate.
Abbiamo appreso che per la riforma della medicina generale non vi sarà più nessuna decretazione di urgenza, quindi il decreto legge è stato archiviato. Questa archiviazione riguarda anche la riforma della formazione con la scuola di specializzazione di medicina generale; la possibilità di riformare la Legge Balduzzi quindi abolire il Ruolo Unico, unitamente al fatto che non si reintrodurrà l’apertura della medicina dei servizi che rappresentava una risposta ai colleghi e alla necessità di riempiere le Case di Comunità.
La direzione che si vuole prendere, adesso, è quello di delineare un Accordo Collettivo Nazionale (ACN) che sarà chiuso in fretta nell’arco magari di una giornata. L’ACN farà seguito ad un atto d’indirizzo che le Regioni stanno mettendo a punto in queste ore. Ci aspettiamo per la prossima settimana una convocazione presso SISAC.
La nostra posizione è stata coerente con quanto abbiamo annunciato fin dall’inizio della vicenda dell’ipotesi di riforma della medicina generale. Nell’incontro abbiamo chiesto l’istituzione della scuola di specializzazione universitaria di medicina generale. No al ruolo unico, quale strumento che stigmatizza una realtà contrattuale non più al passo dei tempi con la conciliazione vita-lavoro e perché rappresenta la causa dell’abbandono dalla professione dei giovani medici. No al debito orario obbligatorio per i medici di medicina generale. No alla retribuzione per obiettivi.
Ci è stato rivolto, nel corso dell’incontro, un appello al senso di responsabilità, ma questa ultima, viste le condizioni della medicina di prossimità non è appellabile ai medici è, invece, addossabile ai decisori politici che si trovano tra le mani la questione delle Case di Comunità da ben quattro anni.
Abbiamo offerto delle soluzioni per questo momento di emergenza. Per noi non bisogna parlare di debito orario ma di prestazione oraria aggiuntiva. In pratica i medici in servizio che vogliono fare delle ore nelle Case di Comunità le potrebbero fare retribuiti a prestazione e non obbligati.
Abbiamo proposto la possibilità per i colleghi che sono a ruolo unico di poter optare volontariamente per una convenzione ma solo ad ore o solo a scelta. Percorrendo queste soluzioni a nostro avviso le Case di Comunità si riempierebbero.
Allo stato attuale non sappiamo cosa ci troveremo di fronte quando sarà emanato l’atto d’indirizzo, ma abbiamo timore che le ore obbligatorie siano mantenute così come la retribuzione per obiettivi. Noi su questo non ci saremo, perché al di dell’obbligatorietà di queste ore, vorremmo capire quali siano le funzioni dei medici di medicina generale all’interno delle Case di Comunità.
Non bastano gli appelli alla responsabilità, perché abbiamo chiaro la nostra missione: tutelare i medici che rappresentiamo e di quelli che non rappresentiamo, solo con la tutela della dignità del lavoro garantiremo la salute dei cittadini.
Dott.ssa Pina Onotri
Segretaria Generale Sindacato Medici Italiani (SMI)
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