Rinnovabili, gas, petrolio, così la guerra in Iran sta ridisegnando le strategie d’investimento nel settore energetico

1 Giugnoe 2026 - 13:31
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Rinnovabili, gas, petrolio, così la guerra in Iran sta ridisegnando le strategie d’investimento nel settore energetico

I bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran (e poi anche il “controblocco” operato dalle navi americane) hanno innescato la seconda grande crisi energetica globale in cinque anni (la prima si è verificata all’indomani dell’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022 da parte della Russia). Ciò sta ridefinendo profondamente le strategie di investimento di governi e aziende attorno a un paio punti cardine, a cominciare dall’attenzione massima data alla sicurezza energetica e alla diversificazione delle rotte commerciali.

Alla questione ha dedicato un approfondito report (il World energy investment 2026) l’Agenzia internazionale dell’energia (Internationa energy agency, Iea). In oltre 250 pagine ricche di dati, grafici e tabelle, gli esperti della Iea segnalano che in questo scenario di instabilità, gli investimenti energetici globali raggiungeranno nel 2026 la cifra record di 3,4 mila miliardi di dollari, di cui ben 2,2 mila miliardi destinati alle energie pulite e alle infrastrutture e 1,2 mila miliardi ai combustibili fossili.

Questa imponente allocazione di risorse si riflette in dinamiche molto diverse tra le singole fonti. Da un lato, gli investimenti nel settore del petrolio, nonostante gli alti prezzi del greggio, scenderanno per il terzo anno consecutivo sotto la soglia dei 500 miliardi di dollari, frenati dall’incertezza delle prospettive di quel che avverrà nel Golfo persico nel breve e medio termine, dai lunghi tempi di sviluppo di nuovo progetti e dai colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento. Dall’altro, si registra un incremento del gas naturale, che toccherà i 330 miliardi di dollari a seguito dei mega-progetti di esportazione di gas naturale liquefatto (Gnl) degli Stati Uniti e del Qatar. Un’altra brutta notizia: al contempo, per garantire la sicurezza energetica interna a breve termine, molti paesi asiatici — guidati dalla Cina, che rappresenta il 70% della spesa in questo settore — manterranno in funzione le centrali esistenti, spingendo gli investimenti nel carbone a 180 miliardi di dollari, il livello più alto dal 2012.

Sottolinea il direttore esecutivo della Iea, Fatih Birol: «Ci troviamo nel mezzo della più grave crisi di sicurezza energetica che il mondo abbia mai affrontato – e ritengo che ciò ridefinirà le strategie di investimento a livello globale, con analogie ai grandi cambiamenti che il settore energetico ha vissuto dopo le crisi petrolifere degli anni ’70. Stiamo già assistendo a un intensificarsi degli sforzi da parte sia dei paesi produttori che di quelli consumatori per diversificare le rotte commerciali e le fonti energetiche – come la realizzazione di nuovi gasdotti e altre infrastrutture di approvvigionamento, da un lato, e il ricorso maggiore alle risorse disponibili a livello nazionale, dall'altro. Queste vanno dalle energie rinnovabili e dal nucleare al carbone, al petrolio e al gas, in alcuni casi – oltre a misure più ampie per rafforzare i sistemi elettrici, espandere l’elettrificazione e accelerare l’efficienza energetica».

Lasciando da parte le ombre riguardanti gli investimenti che continuano sul fronte gas e carbone soffermandoci invece sulle luci che vengono segnalate dal report, nel testo si legge che sul fronte della transizione pulita, le energie rinnovabili continuano a crescere fino a toccare i 665 miliardi di dollari, trainate soprattutto dal solare, che da solo ne assorbe più della metà. Per quanto riguarda il nucleare, la Iea segnala che il supera gli 80 miliardi di dollari annuali con quasi 80 gigawatt di nuova capacità in costruzione. La parte del leone la fa però il settore elettrico e l’elettrificazione degli usi finali, che insieme supereranno i 2 mila miliardi di dollari. In questo settore, la spesa per le reti elettriche balzerà a quasi 550 miliardi di dollari, registrando un aumento del 20%. Questa accelerazione è alimentata anche dall’espansione dei data center e dell’Intelligenza Artificiale, che ha generato una domanda talmente forte da aver spinto gli Stati Uniti, che a causa delle politiche di Donald Trump hanno frenato sul fronte delle rinnovabili, a dare il via a ordinazioni di nuove centrali a gas ai livelli massimi da 25 anni.

Tuttavia, segnalano gli esperti della Iea, questa vasta riorganizzazione degli investimenti nel settore energetico deve fare i conti con un contesto economico complesso. La crisi geopolitica ha infatti aumentato la volatilità dei mercati e i costi di finanziamento a lungo termine. Questo rallentamento e l’alto costo del denaro rischiano di colpire in modo sproporzionato soprattutto le economie emergenti e in via di sviluppo, dove i costi di accesso al capitale sono già strutturalmente più elevati, rallentando la diffusione delle tecnologie pulite proprio dove ce ne sarebbe più bisogno.

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