Rinnovabili, l’identità toscana è legata alla geotermia. Un punto di forza che da solo però non basta

L’Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana (Irpet) ha presentato il suo ultimo rapporto annuale – intitolato Tenuta, rischi e prospettive di rilancio per l’economia toscana – a Palazzo Strozzi Sacrati, insieme al presidente Eugenio Giani. Il rapporto stima per il 2026 un magro +0,5% per la crescita del Pil, rispecchiando le difficoltà che si respirano anche a livello nazionale e internazionale. Offre al contempo un’importante disamina del sistema energetico regionale, individuandone punti di forza (a partire dalla geotermia) ma anche di debolezza strutturale, che le istituzioni locali sono oggi chiamate a superare favorendo l’installazione di impianti rinnovabili sul territorio. Riportiamo di seguito un estratto del rapporto Irpet.
Un aspetto centrale nell’evoluzione della domanda finale energetica riguarda l’elettrificazione dei consumi. All’interno del quadro complessivo dei consumi energetici, l’elettricità rappresenta il principale vettore della transizione energetica. Molte politiche di decarbonizzazione si basano infatti sull’elettrificazione degli usi finali: pompe di calore nel riscaldamento, veicoli elettrici nella mobilità, processi elettrificati nell’industria, digitalizzazione dei servizi e produzione distribuita. Tuttavia, l’elettrificazione riduce la vulnerabilità energetica solo se l’elettricità è prodotta in misura crescente da fonti rinnovabili, nazionali o regionali. In caso contrario, il sistema rischia semplicemente di spostare la dipendenza dalle importazioni dirette di combustibili alla dipendenza da gas o da elettricità importata.
Il quadro che emerge dall’analisi dei bilanci energetici di Enea è però quello di una sostanziale stazionarietà della quota di consumi complessivamente coperti dall’energia elettrica, tanto a livello regionale quanto nazionale.
Inoltre, sia Italia che Toscana evidenziano un significativo deficit energetico che impone di reperire al di fuori del territorio rispettivamente il 16% (per l’Italia) e il 21% (per la Toscana) del fabbisogno elettrico complessivo.

Anche in questo caso, il dato medio nasconde una dinamica eterogena: la quota di elettrificazione nei settori produttivi è rimasta stabile (intorno al 40%), quella nei servizi e nei consumi domestici è effettivamente aumentata (rispettivamente dal 44% al 48% e dal 17% al 21%), mentre l’aumento della domanda nel settore dei trasporti, fortemente condizionata dal trasporto stradale dove la trazione elettrica è ancora una quota trascurabile (inferiore all’1%), ha di fatto compensato l’effetto delle altre componenti.
Pur in questo quadro di sostanziale stazionarietà, potremmo osservare un effetto positivo in termini di sostenibilità se durante questo lasso temporale il sistema di produzione dell’energia elettrica avesse mostrato uno shift dalle fonti fossili a quelle rinnovabili. Solo mettendo insieme questi due piani è possibile valutare se la strategia di elettrificazione dei consumi finali corrisponda a una riduzione effettiva della dipendenza fossile.
Nel quadro europeo, la dinamica della produzione elettrica da fonti rinnovabili (idrico, solare, eolico e geotermico) negli ultimi dieci anni evidenzia, per l’Italia, una crescita meno marcata rispetto sia alla media EU che ai principali paesi benchmark, pur partendo da un livello iniziale più alto grazie agli incentivi degli anni intorno al 2010.

La tendenza italiana può essere spiegata da tre fattori principali: una dotazione storica importante di idroelettrico, che aveva già alzato la quota iniziale; un rallentamento degli investimenti rinnovabili dopo la fase di incentivi più generosi; e una ripresa recente spinta da fotovoltaico, crisi energetica e obiettivi climatici.
Il confronto tra Italia e Toscana è particolarmente interessante. A livello nazionale, la produzione elettrica è storicamente caratterizzata da un peso rilevante del gas naturale, pur con una crescita progressiva delle fonti rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico. In Toscana, invece, la geotermia costituisce una specificità strutturale: essa contribuisce a rendere il profilo regionale diverso da quello medio italiano, poiché introduce una fonte rinnovabile programmabile e territorialmente radicata. La Toscana mostra dunque, con riferimento alla produzione elettrica, una maggiore incidenza delle fonti rinnovabili. Tale caratteristica le consente di attenuare, almeno in questo comparto, la dipendenza dai combustibili fossili e dalle relative importazioni.

Allungando leggermente il periodo di analisi, grazie alla disponibilità di dati a livello nazionale e regionale di Terna, nell’arco 2010-2024 il sistema elettrico toscano mostra una trasformazione significativa, ma con caratteristiche diverse rispetto al quadro nazionale. Nel 2010 la produzione elettrica netta toscana ammontava a circa 16,4 TWh, contro consumi complessivi pari a 20,3 TWh. La regione copriva quindi con produzione interna circa l’81% dei propri consumi elettrici. Il mix era dominato dalla termoelettrica tradizionale (circa il 62%), mentre la geotermia contribuiva con poco meno di un terzo del totale. Idroelettrico, eolico e fotovoltaico avevano un ruolo molto più contenuto.
Nello stesso anno, a livello nazionale, la termoelettrica tradizionale pesava circa il 76% della produzione netta, mentre eolico e fotovoltaico insieme erano ancora sotto il 4%: questo indica che, già nel 2010, la Toscana aveva un mix meno dipendente dal termoelettrico fossile rispetto all’Italia, essenzialmente grazie alla geotermia. Tra 2010 e 2020 si osserva una prima fase di ridimensionamento della produzione complessiva regionale, che scende da 16,4 a 16 TWh.
La Toscana parte da una base di nuove rinnovabili molto bassa, ma beneficia dell’espansione del fotovoltaico post-Conto Energia; tuttavia, la sua identità rinnovabile resta legata soprattutto alla geotermia, non all’eolico e al solare. Il 2024 restituisce un quadro di ulteriore trasformazione, ma non di crescita della produzione complessiva. La termoelettrica tradizionale scende a circa il 50% del totale regionale, mentre la produzione rinnovabile nel suo complesso (compresa la geotermia, che rimane però stabile) arriva a circa metà della produzione netta regionale. La Toscana nel 2024 è ancora in deficit elettrico per il 21,2% della domanda (in aumento rispetto agli anni precedenti). Nel complesso, in Italia la transizione si manifesta soprattutto come riduzione del peso della generazione termoelettrica tradizionale e crescita molto marcata di eolico e fotovoltaico.
In Toscana, invece, la peculiarità resta la presenza della geotermia, che rappresenta una quota strutturale molto elevata della produzione regionale e rende il mix produttivo già storicamente più rinnovabile rispetto alla media nazionale. La traiettoria toscana è quindi meno leggibile come semplice sostituzione del termoelettrico con nuove rinnovabili elettriche, e più come progressiva stabilizzazione di un sistema fondato su tre pilastri: geotermia, termoelettrico e, in misura crescente ma ancora minoritaria, fotovoltaico.
In prospettiva, la sfida toscana non è soltanto aumentare la quota rinnovabile, già relativamente elevata, ma ampliare la capacità addizionale, soprattutto fotovoltaica, e integrarla con accumuli, reti e flessibilità della domanda, così da trasformare la qualità rinnovabile del mix in maggiore autosufficienza elettrica regionale. Autosufficienza e mix produttivo hanno anche importanti riflessi in termini di livello dei prezzi fronteggiato da imprese e famiglie.
Le rinnovabili contribuiscono a ridurre la componente energia quando riescono a sostituire effettivamente la generazione marginale a gas. Nel confronto internazionale, questo sembra più evidente in Spagna (in cui comunque gioca un ruolo anche la quota di nucleare) e Portogallo, dove la forte crescita di solare, eolico e idroelettrico si accompagna a una componente materia energia più contenuta.
L’Italia, pur avendo una quota rinnovabile superiore alla media UE, mantiene una componente energia elevata perché il gas continua ad avere un ruolo centrale nella formazione del prezzo. In Germania la componente di rete particolarmente elevata riflette i costi infrastrutturali e gestionali. La forte crescita delle rinnovabili avviene spesso lontano dai principali centri di consumo industriale del Sud e dell’Ovest, creando congestioni e richiedendo grandi investimenti in trasmissione, distribuzione e connessioni. La Francia dimostra invece che non è solo la quota rinnovabile a contare: il nucleare, pur non essendo rinnovabile, garantisce una produzione elettrica a basse emissioni e meno esposta al prezzo del gas, contribuendo a contenere la componente energia.

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