Riscaldamenti 2026: calendario delle accensioni, Comuni in ritardo e limiti di temperatura
Dal 15 ottobre, possono essere accesi i riscaldamenti nella zona climatica E, che comprende gran parte del Nord Italia e numerosi grandi centri urbani, tra cui Milano, Torino e Aosta. La normativa stabilisce regole precise per l’utilizzo degli impianti durante la stagione fredda, tenendo conto delle condizioni climatiche delle diverse aree del Paese.
Nella zona E, i riscaldamenti possono funzionare per un massimo di 14 ore al giorno, mentre la temperatura negli edifici residenziali non deve superare i 20 °C, con una tolleranza di 2 gradi. Il calendario delle accensioni proseguirà progressivamente nelle altre zone climatiche italiane fino al 1 dicembre, quando potranno essere attivati gli impianti anche nella zona A, che comprende località come Lampedusa e Porto Empedocle.
I Comuni che hanno deciso di posticipare l’accensione
Non tutti i Comuni seguiranno il calendario nazionale. Per la stagione 2026/2027, diverse amministrazioni hanno scelto di rinviare l’accensione degli impianti per contenere i consumi energetici e ridurre le emissioni, approfittando delle temperature ancora relativamente elevate.
Ecco le principali eccezioni previste:
- 22 ottobre: Monza, Brescia, Bergamo, Corsico e Buccinasco.
- 1 novembre: Bologna e le zone di pianura dell’Emilia-Romagna.
- 1 novembre: a Venezia, il rinvio riguarda gli edifici pubblici, gli uffici, i negozi e le attività commerciali.
In diversi casi sono previste anche modifiche alla data di spegnimento primaverile, normalmente fissata al 15 aprile, con anticipi compresi tra l’8 e il 12 aprile 2027.
Orari e temperature massime: cosa prevede la normativa
Le regole nazionali sono stabilite dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 412 del 1993, che suddivide il territorio italiano in sei zone climatiche sulla base delle condizioni meteorologiche e determina i periodi di accensione, le ore di funzionamento e i limiti di temperatura.
Per la zona climatica E, il limite ordinario è di 14 ore giornaliere, con una temperatura massima di 20 °C negli edifici residenziali, più 2 °C di tolleranza. Tuttavia, Regioni e Comuni possono introdurre disposizioni più restrittive per ridurre i consumi.
È quindi importante verificare le ordinanze locali prima di utilizzare gli impianti, perché il calendario nazionale può essere modificato dalle singole amministrazioni in base alle esigenze del territorio.
Milano e Lombardia: regole più restrittive
A Milano sono previste limitazioni specifiche per la stagione termica 2026/2027. Dal 15 al 30 ottobre, gli impianti potranno funzionare per un massimo di 8 ore al giorno, nella fascia oraria compresa tra le 5 e le 23. Dal 31 ottobre 2026 al 15 aprile 2027, il limite salirà a 13 ore giornaliere, sempre nella stessa fascia.
In Lombardia, inoltre, la temperatura massima consentita negli edifici residenziali è fissata a 19 °C, con una tolleranza di 2 gradi. Per gli edifici destinati ad attività industriali, artigianali e assimilabili, il limite rimane invece di 18 °C, più 2 °C di tolleranza.
Sono previste esclusioni per strutture come ospedali, cliniche, case di riposo, asili nido e scuole dell’infanzia. Le restrizioni mirano a contenere i consumi energetici senza compromettere le esigenze delle strutture che necessitano di condizioni ambientali particolari.
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