Ha vissuto 50 anni in quella casa a Roma, ma per tre cifre sbagliate nel catasto non può venderla: servono 20mila euro

Bastano tre cifre sbagliate per bloccare la vendita di una casa. E per trasformare un semplice errore di trascrizione in un problema da oltre 20mila euro. È quanto sta accadendo a Roma a una vedova di 76 anni che, dopo aver deciso di vendere l’appartamento in cui ha vissuto per oltre mezzo secolo, si è ritrovata intrappolata in una vicenda giudiziaria che affonda le radici nel 2001.
Tutto per un numero: 725 anziché 858. Una particella catastale indicata erroneamente nell’atto di divisione ereditaria. Un dettaglio rimasto inosservato per 25 anni e che oggi rischia di costringere un’intera famiglia a ripetere davanti a un notaio un accordo già raggiunto in Tribunale.
L’eredità del marito e la casa lasciata alla vedova
La storia comincia nel 1999, quando muore un noto avvocato romano. Due anni dopo, l’11 gennaio 2001, la moglie e i due figli, allora di 26 e 23 anni, raggiungono un accordo davanti al Tribunale civile di Roma per la divisione dell’eredità.
Non ci sono liti familiari né contestazioni. I figli decidono di lasciare alla madre l’appartamento coniugale nel quartiere Talenti, la casa in cui i genitori avevano vissuto per decenni.
L’accordo viene formalizzato in sede giudiziaria. Nessuno, in quel momento, si accorge che nella documentazione è stato riportato un dato catastale sbagliato.
La scoperta dopo 25 anni: una particella catastale sbagliata
Per oltre due decenni tutto rimane immutato. Poi, nel 2025, la donna decide di mettere in vendita l’immobile e si rivolge a un’agenzia immobiliare.
Durante le verifiche necessarie alla compravendita emerge l’errore: nell’atto del 2001 compare la particella catastale 725, mentre quella corretta è 858.
Un errore apparentemente banale, ma sufficiente a creare un ostacolo alla regolarizzazione documentale richiesta per procedere alla vendita.
La vedova e i figli si rivolgono così al Tribunale di Roma, chiedendo la correzione di quello che ritengono un evidente errore materiale.
Il Tribunale dice no alla correzione dell’errore
Dopo circa sei mesi arriva il provvedimento, datato 15 ottobre 2026. La richiesta viene respinta.
Secondo la ricostruzione della vicenda, il Tribunale ritiene che la conciliazione giudiziale non possa essere equiparata a una sentenza ai fini della procedura di correzione dell’errore materiale.
Di conseguenza, il giudice non potrebbe intervenire direttamente per modificare il dato catastale. Sarebbero invece le parti a dover provvedere attraverso un nuovo accordo.
Una decisione che apre un problema concreto per la famiglia: per correggere un numero risalente al 2001, gli eredi rischiano di dover affrontare un nuovo e costoso percorso notarile.
Per correggere un numero servirebbero oltre 20mila euro
È qui che la vicenda assume contorni paradossali.
A distanza di oltre un quarto di secolo, i figli sono diventati adulti con le proprie famiglie. Secondo la ricostruzione fornita, la nuova procedura potrebbe richiedere ulteriori adempimenti, comprese eventuali autorizzazioni giudiziarie qualora siano coinvolti diritti di minori.
Il costo complessivo prospettato alla famiglia supererebbe 20mila euro, tra spese notarili e altri adempimenti necessari.
Una cifra considerevole per rimediare a un errore che, secondo gli interessati, non riguarda la volontà degli eredi né la sostanza dell’accordo originario, ma soltanto l’identificazione catastale dell’immobile.
Il ricorso in Appello: «L’accordo era stato omologato»
La famiglia ha deciso di non fermarsi e si è affidata agli avvocati Alessandro Romano e Giacinto Canzona, intenzionati a portare la vicenda davanti alla Corte d’Appello di Roma.
Il punto centrale della contestazione riguarda la natura dell’accordo del 2001.
Secondo la tesi difensiva, infatti, pur avendo origine negoziale, la divisione ereditaria sarebbe stata omologata dal Tribunale. Una circostanza che, per i legali, giustificherebbe l’intervento del giudice per correggere un errore puramente materiale.
Sarà la Corte d’Appello a valutare la fondatezza di questa interpretazione.
Nel frattempo, la vedova resta alle prese con un problema che non avrebbe mai immaginato: una casa ricevuta in eredità, un numero sbagliato 25 anni fa e una vendita che non riesce a concludere.
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