Risorse idriche del Po in riduzione e neve ad alta quota che già si scioglie: Autorità di bacino e Anbi paventano un’estate a rischio siccità

«Nel Nord Italia è la carenza di accumuli nivali in montagna a preoccupare per la disponibilità d’acqua nei prossimi mesi: in Lombardia, la riserva idrica di neve è inferiore del 41% a quella del 2022, cioè ci sono 220 milioni di metri cubi in meno nell’indice Swe (Snow water equivalent)». A comunicarlo è l’Anbi, e quella citata non è l’unica regione in cui viene segnalato un problema. L’ associazione fa sapere che si è innescata questa primavera una situazione particolare, nonostante le piogge degli ultimi mesi e le nevicate in alta quota siano state abbondanti. L’Osservatorio sulle risorse Idriche dell’Anbi comunica: «È ormai evidente che il fronte delle criticità idriche si si stia spostando, nel 2026, dal Mezzogiorno alle regioni settentrionali d'Italia e, nonostante alcuni dati rassicuranti (i livelli idrometrici dei grandi laghi regolati o i volumi idrici invasati nei serbatoi piacentini e veneti), diversi elementi riportano ai difficili periodi di siccità del recente decennio».
A generare allarmare è soprattutto la carenza di neve: in Valle d'Aosta il deficit il deficit nell’indice Swe (Snow Water Equivalent) si attesta al 33% ed è quantificabile in circa 400 milioni di metri cubi d'acqua rispetto ai valori medi storici. Nel mese di aprile su alcuni bacini piemontesi l'ammanco è stato superiore al 90% sulla media storica (Ticino -91%, Cervo -99%); in Lombardia, la riserva idrica nivale è inferiore del 41% a quella del 2022, cioè ci sono 220 milioni di metri cubi in meno. Nel Veneto, il confronto fra ora ed il 2022, anno della peggiore siccità nella storia dell'Italia Settentrionale, il deficit nell'indice Swe segna -32% circa nei bacini montani del fiume Piave e -67% nel bacino Cordevole; in totale ci sono circa 62 milioni di metri cubi di riserva idrica nivale in meno rispetto a quattro anni fa. «Ciò significa - segnala Massimo Gargano, direttore generale dell'Anbi - che tra poche settimane, quando le alte temperature avranno fuso completamente il residuo manto nevoso in quota, potremo affidarci solo alle piogge estive per la ricarica degli acquiferi, che già ora mostrano alcuni casi di evidente criticità».
Si tratta di un allarme che non giunge isolato. Anche il quadro delineato dall'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po durante l'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici parla di situazioni di deficit idrico e di temperature sopra la media in aprile che hanno accelerato lo scioglimento delle nevi alpine, mentre le precipitazioni sono rimaste scarse. In particolare, le criticità maggiori riguardano la Lombardia, dove i bacini di Adda, Brembo, Serio e Oglio sono già classificati in stato di severità idrica «media con precipitazioni», il livello più alto finora registrato nel distretto. Sotto osservazione è anche il Ticino, dove la neve disponibile è ampiamente sotto la media. Il resto del distretto è classificato in severità «bassa con precipitazioni». I Grandi Laghi prealpini, viene evidenziato, tengono per ora, con volumi in linea con i valori medi.
Il Po registra portate sotto la media in tutte le stazioni di riferimento, ma ancora nella variabilità considerata fisiologica per la stagione: a Pontelagoscuro il flusso rimane sopra i 450 metri cubi al secondo, soglia critica per l'intrusione salina in Adriatico.
Nelle prossime settimane è attesa una fase di instabilità almeno fino a metà maggio, che dovrebbe portare una moderata ripresa dei deflussi. Resta però il problema strutturale: gli accumuli nevosi, esauriti quasi del tutto alle quote più basse, non potranno più contribuire in modo significativo alla disponibilità idrica estiva.
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