RSV, HPV e HIV: ecco come cambia la prevenzione. Al Ministero il confronto sulla nuova strategia nazionale
Al Ministero della Salute il quarto appuntamento de “La Sanità che Vorrei…”. Con l’avvio della stagione influenzale, società scientifiche e istituzioni chiedono di utilizzare la campagna autunnale per rafforzare la protezione di adulti e fragili e aggiornare l’offerta nazionale. “Il nuovo Calendario vaccinale e dell’immunizzazione rappresenta un’occasione importante per aggiornare le strategie alla luce delle possibilità oggi disponibili e renderle realmente accessibili” sottolinea il prof. Massimo Andreoni, membro del Consiglio Superiore di Sanità
Roma, 14 ottobre 2026 – La politica vaccinale italiana entra in una fase decisiva: nell’intesa Stato-Regioni del dicembre 2025, il Ministero della Salute si è impegnato a presentare una proposta di Piano nazionale di immunizzazione 2027-2031, la cui approvazione è attesa proprio in questa fase. È stato questo uno dei punti di partenza del quarto appuntamento 2026 de “La Sanità che Vorrei…”, intitolato “Dal Prevention Hub al territorio, dalla diagnostica alla presa in carico: una rete per tutelare e orientare ogni cittadino”, organizzato al Ministero della Salute da Aristea International e promosso dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT insieme ad altre società scientifiche e associazioni. Ad aprire i lavori, i saluti istituzionali di Andrea Costa, Consigliere del Ministro per le strategie d’attuazione del Pnrr, Ministero della Salute.
L’attesa per il nuovo Calendario vaccinale
“Il nuovo Calendario vaccinale e dell’immunizzazione rappresenta un’occasione importante per aggiornare le strategie alla luce delle possibilità oggi disponibili e renderle realmente accessibili – sottolinea il prof. Massimo Andreoni – La sfida non è soltanto disporre di nuovi strumenti, ma fare in modo che arrivino alla persona giusta nel momento giusto, senza differenze legate al territorio di residenza”.
Dimensione internazionale e rapporto con il territorio
L’incontro ha rispecchiato le due dimensioni su cui oggi si gioca la prevenzione: da un lato le strategie internazionali con sorveglianza epidemiologica, evidenze scientifiche e nuove opportunità di immunizzazione; dall’altra la capacità di raggiungere il singolo cittadino con una rete territoriale capace di trasformarle in accesso reale, soprattutto per anziani, pazienti fragili e popolazioni più difficili da raggiungere. Le due realtà sono state così rappresentate da OMS, ECDC e ISS da una parte e da medicina generale, farmacie e associazioni civiche dall’altra.
Dopo l’apertura dei lavori a cura del prof. Massimo Andreoni, membro del Consiglio Superiore di Sanità, del prof. Claudio Mastroianni, Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università Sapienza di Roma e della prof.ssa Cristina Mussini, Presidente SIMIT, con la moderazione del giornalista scientifico Daniel Della Seta, le istituzioni internazionali e nazionali si sono confrontate con la partecipazione del sen. Guido Quintino Liris, dei deputati on. Francesco Ciancitto, on. Gian Antonio Girelli, on. Ilenia Malavasi, di Luigi Bertinato dell’OMS, di Bruno Ciancio dell’ECDC, della prof.ssa Anna Teresa Palamara dell’Istituto Superiore di Sanità, di Francesca Moccia di Cittadinanzattiva e Alfredo Procaccini, Vicepresidente Vicario di Federfarma.
L’antinfluenzale come porta d’accesso alla prevenzione
Con l’inizio della stagione autunnale torna in primo piano la prevenzione delle infezioni respiratorie. Il Ministero raccomanda la vaccinazione antinfluenzale alle categorie a rischio e alle persone dai 60 anni in su; la campagna ha preso il via con l’inizio di ottobre, con l’opportunità di essere somministrato insieme ad altre vaccinazioni.
“L’appuntamento con l’antinfluenzale deve diventare anche l’occasione per verificare quali altre protezioni siano indicate per quella persona – ha commentato il prof. Claudio Mastroianni – In particolare, nell’anziano e nel paziente fragile dobbiamo ragionare in maniera integrata su influenza, Herpes Zoster, Pneumococco e Virus Respiratorio Sinciziale. Prevenire un’infezione significa anche evitare ricoveri, complicanze, perdita di autonomia e destabilizzazione delle patologie croniche. La vaccinazione dell’adulto è uno strumento di invecchiamento attivo, consente di proteggere dalle conseguenze che l’evento infettivo può determinare nel paziente fragile riducendo anche i rischi di comorbidità”.
RSV, circa 26mila ricoveri e 1.800 decessi l’anno negli over 60
Tra le questioni che gli specialisti hanno chiesto di affrontare nel nuovo assetto nazionale dell’immunizzazione vi è la protezione dell’adulto contro il Virus Respiratorio Sinciziale. Secondo i dati del Ministero della Salute, in Italia negli over 60 si stimano ogni anno circa 290mila casi, 26mila ricoveri e 1.800 decessi. Numeri particolarmente rilevanti in un Paese che invecchia e in cui le infezioni respiratorie possono aggravare BPCO, scompenso cardiaco e altre comorbidità.
Da qui l’auspicio che le nuove strategie nazionali consentano di integrare in maniera sempre più organica le opportunità di protezione contro RSV insieme alle vaccinazioni contro Herpes Zoster e pneumococco, riducendo al contempo le differenze nell’offerta tra territori.
Il calendario vaccinale con le sue declinazioni nelle diverse fasce d’età è stato oggetto della tavola rotonda scientifica che ha coinvolto il prof. Paolo Bonanni di SItI; il Vicepresidente SIMIT Giovanni Cenderello; il Presidente SIGOT Luca Cipriani; la referente FIMP Roma Silvana Brenna; Tommasa Maio di Fimmg; Teresa Mazzone, Presidente SIP Lazio; il Presidente SIMG Alessandro Rossi. Dai pediatri ai geriatri, passando per i MMG che seguono i pazienti per tutta la propria vita e con l’imprescindibile contributo di igienisti e infettivologi, gli specialisti hanno analizzato l’importanza delle diverse vaccinazioni nel corso dell’esistenza.
HPV, coperture ancora lontane dagli obiettivi
Un secondo banco di prova è rappresentato dal Papilloma Virus umano (HPV). I dati ufficiali aggiornati al 31 dicembre 2024 mostrano che, nella coorte 2012, il ciclo completo raggiunge il 51,18% nelle ragazze e il 44,65% nei ragazzi. Nessuna Regione o Provincia autonoma raggiunge il target del 95% nelle coorti prese in esame.
“L’HPV dimostra quanto la prevenzione infettivologica possa diventare prevenzione oncologica – ha commentato il prof. Andreoni – Attraverso vaccinazione e screening abbiamo la possibilità concreta di puntare all’eliminazione del carcinoma della cervice. Il nuovo calendario dovrebbe rappresentare anche un’occasione per ampliare le opportunità di protezione e superare le disuguaglianze che ancora esistono tra le Regioni. Questa vaccinazione va dunque resa accessibile attraverso recupero attivo, ampliamento dei setting vaccinali e maggiore omogeneità nazionale”.
Non solo vaccini: anche gli antivirali tra le contromisure del Piano pandemico
Il nuovo Piano pandemico 2025-2029 amplia l’approccio alla preparazione delle future emergenze respiratorie e prevede, accanto alla diagnostica e ai vaccini, anche il ricorso a farmaci antivirali e ad altre contromisure mediche da rendere disponibili tempestivamente in caso di necessità.
Il Piano riconosce inoltre che, in determinate circostanze, gli antivirali possono avere un ruolo non solo terapeutico ma anche preventivo, attraverso la profilassi post-esposizione. In questa prospettiva si inseriscono le nuove opzioni sviluppate contro i coronavirus, tra cui antivirali orali che hanno dimostrato efficacia anche nella prevenzione della malattia dopo l’esposizione.
Dal confronto è emersa quindi l’esigenza che l’attuazione del Piano si traduca in una strategia concreta di preparedness, capace di programmare per tempo disponibilità, approvvigionamento e rapido accesso a diagnostica, vaccini e farmaci antivirali efficaci, così da poter intervenire fin dalle prime fasi di una nuova emergenza e limitarne la diffusione.
HIV, test, PrEP e TasP: la prevenzione cambia
La trasformazione del concetto di prevenzione riguarda anche l’HIV, come emerso in una sessione specifica dell’incontro che ha visto il coinvolgimento di Barbara Suligoi, Comitato Tecnico Sanitario Aids e HIV, Ministero della Salute; Alessandro Lazzaro, AOU Policlinico Umberto I; Massimo Farinella, Anlaids nazionale.
“Accanto alla diagnosi precoce e ai comportamenti di protezione, oggi sono disponibili strumenti complementari come la profilassi pre-esposizione (PrEP) per le persone HIV-negative a rischio e il trattamento antiretrovirale efficace delle persone con HIV – spiega il prof. Mastroianni – Il Treatment as Prevention (TasP) ha modificato radicalmente lo scenario: una persona in terapia che raggiunge e mantiene una carica virale non rilevabile non trasmette il virus per via sessuale, principio sintetizzato nella formula U=U, Undetectable = Untransmittable”.
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