Russia-Ucraina, la pace s'intravede all'orizzonte ma appare ancora velata

Ieri pomeriggio le agenzie stampa di tutto il mondo hanno diffuso la notizia – di per sé assai importante – che conferma la volontà di Volodymyr Zelensky, il cui mandato presidenziale è oramai da tempo scaduto, di voler ricercare un dialogo diretto col presidente Putin; un contatto avvenuto in forma epistolare e nel quale si chiede di intraprendere i necessari passaggi per arrivare a definire la pace tra i due Stati belligeranti. Il leader di Kiev, che in questo momento storico non sembra occupare una posizione di forza sul fronte della guerra, mostra chiari segni di voler arrivare ad un accordo di pace e iniziare, nel contempo, un percorso diplomatico che conduca rapidamente alla fine del conflitto.
La proposta avanzata da Zelensky prevede un incontro diretto, faccia a faccia, col suo omologo Putin. Tuttavia, viene posta una riserva significativa: la presenza della delegazione di Washington, naturalmente sotto la guida di Donald Trump e, ancora, un’altra delegazione dell'Unione Europea. Una sorta di garanti per le decisioni che verranno adottate dalle parti nel corso dei negoziati.
Il presidente ucraino dichiara, quindi, la sua disponibilità a scambiare prigionieri secondo il piano denominato "tutti per tutti" e promette il “cessate il fuoco” in prima linea, da attuarsi per il periodo del negoziato. Resta però un nodo fondamentale da sciogliere: il luogo dell’incontro, che secondo le autorità russe non può essere che Mosca; francamente parlando, la volontà di Zelensky di recarsi nella capitale della Federazione Russa per incontrare Putin sembrerebbe apparire, all’attualità, assai remota e lontana. A rafforzare questa previsione, aggiungiamo che da Kiev arrivano indicazioni chiare per fissare l’attesissimo incontro di vertice in territorio neutrale. Sarebbero sicuramente in tanti i Paesi disposti ad ospitarlo.
Sappiamo che Zelensky ha appena ricevuto un’importante visita nella capitale: il segretario generale Mark Rutte con tutto il Consiglio dell’Alleanza Nord Atlantica. Subito dopo, il leader ucraino ha scritto a Putin che "l'Ucraina propone di porre fine alla guerra in corso tra noi e voi", aggiungendo subito dopo che “Kiev ha la necessità di avere garanzie di sicurezza e per questa chiediamo siamo presenti al tavolo negoziale le due delegazioni esterne” (soprarichiamate).
La logica seguita da Zelensky potremmo sinteticamente riassumerla col fatto che l'Ucraina è pienamente consapevole della posizione di arretramento e ora ha la necessità di trovare una rapida via per la sua sopravvivenza. La reale posizione politica dell’Ucraina e del suo presidente, invece, traspare in modo netto e chiaro nel corso della visita a Kiev del 3 giugno scorso, nel corso della quale il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha interrotto il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky impedendogli di rispondere direttamente a una domanda dei giornalisti sulla carenza di sistemi di difesa aerea “Patriot”, prendendo la parola al suo posto e dimostrando - nei fatti - di averlo messo a tacere; in questo modo è stato pubblicamente rimarcato il vero posto che Kiev occupa nella gerarchia del mondo occidentale.
Il dato positivo che dobbiamo mettere in evidenza è che Mosca ha, comunque, indicato la sua posizione: le porte per i negoziati sono aperte, ma solo nei termini russi e nella cornice della capitale russa stessa, spazzando via ogni possibile soluzione per fissare l’incontro degli apparati negoziali, che preveda il possibile coinvolgimento di Paesi terzi.
Dalla nostra limitata visuale di osservatori europei e nell’intorno modestissimo del nostro orizzonte geopolitico, tuttavia, rileviamo che un incontro fissato a Mosca significherebbe per Kiev ammettere la sconfitta di fronte ai Paesi occidentali: una sorta di suicidio politico.
Non è mai stato un mistero per nessuno che Kiev guardi al presidente Trump come l'unica forza oggi capace di imporre condizioni a Mosca, che siano vantaggiose per l'Ucraina; tuttavia, sappiamo altrettanto bene che Washington in questo momento ha preoccupazioni rilevanti per i propri problemi interni ed esterni.
Speriamo vivamente che la diplomazia occidentale sappia escogitare un percorso accettabile per i due leader e che, soprattutto, sappia trovare un punto di equilibrio condiviso capace di porre fine alle atrocità di una guerra insensata che da oltre quattro anni insanguina l’Europa orientale, mietendo centinaia di miglia di vittime.
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