San Benedetto, il patrono dell’Europa che guarda al futuro

È molto più di un riconoscimento simbolico, la decisione del Parlamento europeo di intitolare la sala del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei di Strasburgo a San Benedetto. È un atto che richiama l’Europa alle proprie radici, alla propria identità e alla consapevolezza che nessun progetto politico può costruire il futuro se sceglie di dimenticare la propria storia.
Finalmente, grazie ai conservatori, San Benedetto entra nel parlamento europeo. Nel luogo dove è stato compiuto il tragico errore di recidere le radici cristiane dell’Europa, dopo un lavoro durato due anni il gruppo ECR è riuscito a vincere una battaglia politica che va aldilà della semplice intitolazione della sala.. Grazie a questa vittoria, le radici cristiane tornano simbolicamente a definire l’identità europea. Negli anni scorsi, ogni riferimento al cristianesimo era stato bandito dal parlamento europeo, malgrado il cristianesimo sia tra le radici culturali dell’Unione Europea. E malgrado la stessa parola “Parlamentum” nasca nelle abbazie benedettine, fino a diffondersi in tutta Europa. Furono le stesse abbazie a proteggere dalle distruzioni i testi sacri, e anche laici, che appartengono all patrimonio culturale dell’Europa. In questa legislatura abbiamo vinto molte battaglie politiche che si sono tradotte in regolamenti vicini alle esigenze dei popoli europei, eppure questa battaglia, nella sua apparente collateralita’ , è la più centrale delle nostre vittorie.
San Benedetto non è soltanto il patrono d’Europa. È il simbolo di una civiltà che, nel momento più difficile della sua storia, seppe ricostruire dalle fondamenta ciò che sembrava perduto. Mentre l’Impero romano crollava e il continente attraversava un’epoca di instabilità, furono i monasteri benedettini a custodire il sapere, la cultura, il lavoro, la dignità della persona e quel patrimonio spirituale che avrebbe consentito all’Europa di rinascere. Non attraverso l’imposizione, ma attraverso l’esempio. Non con l’ideologia, ma con la forza dei valori.
Per questo motivo abbiamo voluto che il nome di San Benedetto accompagnasse il lavoro quotidiano del nostro gruppo parlamentare. È un richiamo costante alla responsabilità che abbiamo verso i cittadini europei e verso le generazioni future.
Non è un caso che proprio a Subiaco, luogo nel quale Benedetto maturò la sua esperienza spirituale prima di dare vita a una delle più straordinarie opere di costruzione della civiltà europea, il Gruppo ECR abbia sottoscritto nel 2024 la Carta dei Valori Conservatori. Un documento che non nasce dalla nostalgia del passato, ma dalla convinzione che il futuro dell’Europa possa essere solido soltanto se poggia su fondamenta altrettanto solide. E’ per questo che Il 21 marzo di ogni anno a Subiaco noi conservatori celebriamo San Benedetto nel luogo più importante e rappresentativo del suo percorso.
La visione benedettina ci insegna che tradizione e innovazione non sono concetti contrapposti. Conservare non significa fermare il progresso, ma orientarlo. Significa riconoscere che la libertà, la democrazia, lo Stato di diritto, la dignità della persona, la centralità della famiglia, il rispetto delle identità nazionali, il valore del lavoro, la tutela del creato e la responsabilità verso le future generazioni non sono ostacoli alla modernità, bensì le condizioni che la rendono possibile.
In un tempo in cui troppo spesso le istituzioni europee sembrano inseguire mode culturali passeggere o pretendono di uniformare popoli diversi sotto un pensiero unico, noi rivendichiamo un’altra idea di Europa: un’Europa che valorizzi la cooperazione senza cancellare le nazioni, che difenda la libertà senza rinunciare alle proprie radici, che promuova il progresso senza recidere il legame con i principi morali che hanno plasmato la nostra civiltà.
San Benedetto continua a ricordarci che l’identità europea non nasce da un trattato né da un regolamento, ma da una lunga storia condivisa, alimentata dall’incontro tra la cultura greca, il diritto romano e la tradizione cristiana. Ignorare queste radici significa rendere l’Europa più fragile, non più inclusiva.
L’intitolazione della nostra sala non è dunque un gesto rivolto al passato. È una scelta rivolta al futuro. È l’affermazione che esiste un’Europa che non ha paura della propria identità e che considera le proprie radici una risorsa, non un problema. Un’Europa che sa affrontare le grandi sfide del nostro tempo — dalla crisi demografica alla competitività economica, dalla sicurezza alla tutela dell’ambiente, dall’innovazione tecnologica alla coesione sociale — senza rinunciare ai valori che l’hanno resa una delle più grandi civiltà della storia.
Senza sapere da dove veniamo, è impossibile individuare la strada per il nostro futuro. Ringrazio la presidente del parlamento Roberta Metsola e i vicepresidenti del Parlamento Europeo Antonella Sberna e Robert Zile per aver sostenuto il percorso dí intitolazione. Perché ogni giorno, entrando in quella sala, ricorderemo che il nostro compito non è semplicemente amministrare il presente. È custodire un’eredità e consegnarla, rafforzata, a chi verrà dopo di noi. È questa, in fondo, la lezione più attuale di San Benedetto. Ed è anche l’impegno che i Conservatori e Riformisti Europei intendono assumersi per il futuro dell’Europa.
Nicola Procaccini
Europarlamentare Fratelli d’Italia
Co-presidente gruppo dei Conservatori al Parlamento europeo
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