San Carlo Acutis e la Fondazione Bambino Gesù del Cairo: un legame spirituale che affonda le sue radici nel tempo e vive oggi tra Assisi e il Cairo

05 Ottobre 2026 - 15:50
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Il volto di Carlo Acutis è tornato nelle case degli italiani domenica 27 settembre, con il film tv Il mio nome è Carlo, trasmesso in prima serata da Canale 5. La pellicola ha raggiunto 4,269 milioni di spettatori e il 29,6% di share, riportando al centro dell’attenzione la figura del giovane milanese proclamato santo il 7 settembre 2025 da Papa Leone XIV. Ma dietro la storia ormai conosciuta di Carlo esiste anche un legame nato lontano dall’Italia e cresciuto tra Assisi e il Cairo. È un legame spirituale che affonda le sue radici nel tempo e che trova uno dei suoi luoghi più significativi nell’Oasi della Pietà, la casa di accoglienza per bambini realizzata al Cairo dalla Fondazione Bambino Gesù del Cairo ETS.

Un’Oasi al Cairo, nel solco della Fratellanza Umana

Per comprendere il significato di questo legame bisogna partire dall’Oasi della Pietà, pensata per accogliere bambini orfani, abbandonati o privi di un’adeguata assistenza familiare. La Fondazione indica tra le proprie finalità la protezione dei minori, l’educazione, l’assistenza sociale e spirituale e la possibilità di offrire casa, opportunità e futuro, senza discriminazioni. Alle origini dell’opera c’è il Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune, firmato ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019 da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb. È nel solco di quel Documento che prende forma l’Associazione Bambino Gesù del Cairo, oggi divenuta Fondazione Bambino Gesù del Cairo ETS. Non una storia nuova, dunque, ma la continuità di un’opera che ha assunto una diversa forma giuridica, mantenendo la propria missione. Il sito della Fondazione indica infatti nel 2020 la nascita dell’ente dal grembo del Documento sulla Fratellanza Umana. A questa vicenda è legato Monsignor Yoannis Lazhi Gaid, che ha descritto l’iniziativa come un’opera voluta e benedetta da Papa Francesco, arrivando a definirla un suo «testamento d’amore». Una definizione che illumina il significato più profondo del progetto: tradurre la fraternità proclamata nel Documento di Abu Dhabi in una presenza concreta accanto ai più fragili. L’Oasi della Pietà è uno dei luoghi nei quali questa visione diventa realtà. Una casa nel cuore del Cairo, aperta ai bambini senza distinzione di religione, dove protezione, cura, educazione e formazione cercano di restituire futuro a chi ha conosciuto troppo presto l’abbandono. E proprio per raccontarne il significato, Mons. Gaid ha utilizzato immagini semplici e potenti: «una piccola candela che ci regala un po’ di speranza», un «fiore che cresce nel deserto del Cairo». È dentro questa storia di fraternità e accoglienza che, qualche anno dopo, entra anche Carlo Acutis.

Dalla statua alla cappella

Il primo segno concreto di questo legame arriva con una statua di Carlo destinata all’Oasi della Pietà. Il 17 marzo 2021, in Vaticano, la statua viene benedetta da Papa Francesco. Alla cerimonia sono presenti Mons. Gaid, l’allora vescovo di Assisi Domenico Sorrentino e la famiglia Acutis. Non è soltanto la collocazione di un’immagine del giovane beato in una struttura dedicata ai bambini. È l’inizio di una presenza destinata a diventare parte della vita spirituale dell’Oasi. A Carlo viene infatti dedicata anche una cappella, pensata come luogo di preghiera e di incontro. Così il suo volto arriva al Cairo non semplicemente come memoria di un ragazzo italiano, ma come testimonianza di una santità giovane, capace di parlare ai bambini, alle famiglie e a persone appartenenti a culture e tradizioni diverse. La statua e la cappella diventano quindi un ponte discreto tra due luoghi molto lontani geograficamente: Assisi, città scelta da Carlo come luogo della sua sepoltura, e il Cairo, dove l’Oasi della Pietà cerca ogni giorno di dare una casa a chi una casa non l’ha avuta.

Una santità che diventa carità

Il legame con Carlo non nasce soltanto dalla devozione. Tocca qualcosa di più profondo: la convergenza tra una figura che ha fatto della fede quotidiana e della carità una parte essenziale della propria vita e un’opera che mette al centro i bambini più vulnerabili. Nella sua omelia del 7 settembre 2025, giorno della canonizzazione, Papa Leone XIV ha ricordato proprio questo tratto della vita di Carlo: la preghiera, l’Eucaristia e la carità vissute attraverso gesti semplici e concreti. È anche per questo che la presenza di Carlo all’Oasi della Pietà assume un significato particolare. Non è soltanto una cappella dedicata a un santo giovane. È un richiamo a una fede che non rimane astratta, ma diventa attenzione all’altro, vicinanza, servizio. L’Oasi, nelle parole di Mons. Gaid, è infatti anche un luogo di «fraternità, di solidarietà, di calore, di guarigione, di sorriso, di crescita umana, professionale e spirituale». La figura di Carlo sembra inserirsi naturalmente in questa trama.

Il cammino verso la santità

Quando questo legame prende forma, Carlo è ancora nel pieno del suo cammino verso gli altari. La causa di canonizzazione era stata aperta a Milano nel 2013. Il 5 luglio 2018, Papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto sulle virtù eroiche, dichiarando Carlo Venerabile. Il passo successivo arrivò ad Assisi il 10 ottobre 2020, con la beatificazione. Nel maggio 2024 Papa Francesco autorizzò poi il decreto relativo al secondo miracolo attribuito all’intercessione del Beato Carlo Acutis, aprendo la strada alla canonizzazione. La storia sarebbe arrivata al suo compimento il 7 settembre 2025, quando Papa Leone XIV, sul sagrato della Basilica di San Pietro, presiedette il rito della canonizzazione e proclamò Carlo Acutis santo. Un percorso nel quale Papa Francesco ebbe un ruolo decisivo nelle principali tappe precedenti alla canonizzazione, mentre fu Leone XIV a iscrivere ufficialmente Carlo nell’Albo dei Santi.

Ad Assisi, davanti a Carlo

E proprio ad Assisi, davanti alla tomba di Carlo, questo legame è tornato a essere pronunciato con particolare forza. Nel marzo 2025 Mons. Gaid si è recato ad Assisi e, davanti alla tomba del giovane, ha parlato della canonizzazione ormai vicina. Ha chiesto l’intercessione di Carlo e ha affidato a lui il cammino dell’opera nata al Cairo. Ma soprattutto ha pronunciato una frase che restituisce il senso di questi anni: «Abbiamo cercato, in questi anni, di vivere seguendo il modello di Carlo Acutis». In quelle parole non c’è soltanto il riferimento a una devozione personale. C’è il tentativo di riconoscere in Carlo un modello di vita capace di tradursi in un’opera concreta: stare accanto ai piccoli, proteggere chi è più fragile, costruire ponti invece di muri. Assisi, allora, non appare come un punto distante dal Cairo. Diventa quasi l’altra estremità dello stesso filo.

Tra Assisi e il Cairo

Da una parte c’è la tomba di Carlo, nella città di Francesco. Dall’altra c’è l’Oasi della Pietà, nel cuore del Cairo. Due luoghi diversi, due realtà lontane, ma unite da una storia che parla di fraternità, di bambini, di accoglienza e di fede vissuta nella concretezza. La Fondazione Bambino Gesù del Cairo affonda le sue radici nel Documento sulla Fratellanza Umana. L’Oasi della Pietà ne rappresenta una delle espressioni concrete. La presenza di Carlo, con la statua e la cappella a lui dedicata, aggiunge a quella storia una dimensione spirituale ulteriore: quella di un giovane santo che continua a essere proposto come modello di una fede semplice, quotidiana e aperta alla carità. È forse questo il significato più profondo del legame tra Carlo Acutis e l’Oasi della Pietà: non la distanza tra due mondi, ma la possibilità di riconoscersi dentro la stessa idea di fraternità. Una piccola candela, come l’ha definita Mons. Gaid. Un fiore nel deserto. E quel fiore, oggi, sembra avere due luoghi da cui raccontare la propria storia: Assisi e il Cairo.

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