San Paolino da Nola, il vescovo dei Gigli che salvò il suo popolo

22 Giugno 2026 - 05:51
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Ponzio Anicio Meropio Paolino, più conosciuto come Paolino da Nola, nacque nella regione dell’Aquitania in Francia, a Bordeaux nel 355, era il figlio del prefetto di Aquitania. Ad impartirgli studi di poesia, di legge e di filosofia, fu il poeta Decimo Magno Ausonio (310-395). Grazie alle sue capacità, intraprese una brillante carriera politica che lo portò a soli vent’anni ad essere   annoverato tra i seicento senatori e scelse come provincia la Campania, preferendo la cittadina di Nola dove tra l’altro aveva dei possedimenti.

Sarà Therasia, una donna cristiana e battezzata che Paolino conoscerà a Barcellona, che sposerà, e sarà lei a guidarlo verso la conversione. A 35 anni, nella chiesa di Bordeaux, finalmente Paolino riceverà il battesimo dal vescovo Delfino. A Therasia e Paolino, nel 392 nascerà un figlio a cui fu dato il nome di Celso, purtroppo morirà appena otto giorni dopo. Durante una celebrazione per il Natale, trovandosi in chiesa a Barcellona, fu acclamato dai presenti a diventare sacerdote e dopo l’ordinazione partì nel 394 per l’Italia dove conobbe S. Ambrogio (339-397).

Paolino e Therasia decisero di dedicarsi alla vita monastica. Therasia sarà la sposa cristiana che dopo il matrimonio e dopo l’incontro con la fede, fonderà a Nola, con il marito, una comunità basata sulla spiritualità e dedita alla preghiera, alla continenza e alla penitenza. Nacquero così dei veri cenobi, maschili e femminili, una forma comunitaria di monachesimo, sotto la guida di un’autorità spirituale. Therasia, morirà tra il 409 e il 414.

Alarico (395-410) re dei Visigoti giunto a Roma, la depredò e la saccheggiò, e in quel periodo Paolino, vescovo di Nola, si prodigò per riscattare i prigionieri e soccorrere la popolazione colpita dalla guerra. Questo spirito di sacrificio contribuì a consolidare la sua fama di pastore caritatevole e difensore dei più deboli. Fatto prigioniero, venne venduto come schiavo in Africa, diventando il giardiniere del genero del re, a cui profetizzò l’imminente morte del re. Subito Paolino venne condotto dal re, questi ne ebbe paura e riconobbe che gli era apparso in un sogno, mentre presiedeva un tribunale di giudici contro di lui. Scoperto che egli era il Vescovo di Nola, il padrone gli concesse la liberazione di tutti i nolani prigionieri. Approdati al ritorno sulla spiaggia di Torre Annunziata, il Vescovo ed i prigionieri furono accolti dai nolani che recavano mazzi di gigli.

La vicenda viene narrata nel VI secolo dal papa Gregorio Magno (590-604) nei “Dialogi”, al tempo i Vandali, che facevano scorrerie in Campania, fecero numerosi prigionieri tra la popolazione di Nola e deportarono i prigionieri in Africa.

Paolino morì il 22 giugno del 431 a Nola, molti storici concordano, che la sua morte sia avvenuta per cause naturali, probabilmente per l’età avanzata e le fatiche di tutta una vita dedicata all’ascesi, alla preghiera e al servizio pastorale. In memoria di questo evento, ogni anno a Nola avviene la “Festa dei Gigli”, la prima domenica dopo il 22 giugno, giorno della morte del Vescovo Paolino. Nel corso della “Festa” che coinvolge l’intera popolazione, con la presenza di otto gigli di legno, che rappresentano le antiche corporazioni delle arti e mestieri, e di una barca, a ricordo di quella che riportò San Paolino a Nola.

Nel lontano 2013 la “Festa dei Gigli” è stata riconosciuta dall’Unesco come parte del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, insieme ad altre grandi feste italiane delle macchine a spalla. La Chiesa venera Paolino come santo e patrono dei campanari, poiché una tradizione medievale gli attribuisce l’introduzione dell’uso delle campane. Il suo corpo e le sue reliquie riposano nella Cattedrale di Nola.

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