«Sicilia piattaforma logistica d’Europa, può diventare la Milano del Sud»: Urso lancia la sfida da Catania

«Credo che Catania finalmente possa davvero diventare la Milano del Sud». La frase di Adolfo Urso, pronunciata proprio nel capoluogo siciliano davanti alla centesima assemblea pubblica di Confindustria etnea, non è solo un omaggio alla città. È la sintesi politica e industriale di una strategia: fare della Sicilia non più un terminale periferico, ma una piattaforma europea nel Mediterraneo. Il ministro per le Imprese e il made in Italy lega il salto di qualità a un nodo preciso: l’aeroporto. Catania, sostiene, «potrà disporre di un aeroporto internazionale che con gli investimenti privati può giungere a competere anche con gli aeroporti di Milano». Il messaggio è chiaro: infrastrutture, capitali e vocazione geografica possono cambiare la gerarchia economica dell’isola.
L’hub mediterraneo
Nella lettura di Urso, la Sicilia ha davanti un ruolo che supera il perimetro regionale. «La Sicilia può diventare la piattaforma logistica aeroportuale dell’Europa nel Mediterraneo», afferma il ministro. Una piattaforma capace di attrarre «sempre più turisti e investitori stranieri» e di consolidare anche la filiera della tecnologia green, settore nel quale, ricorda, l’Isola «ha una leadership europea».
È il punto di contatto tra industria, turismo, trasporti e transizione energetica. Non un elenco di ambizioni, ma una traiettoria che il governo nazionale e quello regionale vogliono presentare come già avviata. Catania, in questa cornice, diventa il laboratorio principale: aeroporto, microelettronica, energia, logistica e manifattura avanzata si tengono nello stesso disegno.
Schifani rivendica il cambio di paradigma
Renato Schifani usa parole nette: «Il mio governo guarda al futuro e alle sfide che attendono la Sicilia negli anni a venire». Il presidente della Regione rivendica una stagione che, nelle sue intenzioni, non deve esaurirsi nella legislatura. La base, dice, è il «profondo risanamento dei conti pubblici regionali», trasformato in investimenti, occupazione e sviluppo.
Il governatore parla di una Sicilia «fra le aree più dinamiche e promettenti del Mezzogiorno» e insiste su un passaggio politico: l’isola non viene più raccontata soltanto per le sue potenzialità, ma per i risultati che sta producendo. Cita il valore aggiunto generato dalle multinazionali estere, la capacità installata da eolico e fotovoltaico, il contributo agli obiettivi nazionali di transizione energetica.
Catania capitale industriale
Il cuore del ragionamento resta il territorio etneo. Schifani definisce Catania «il principale motore degli investimenti strategici della Sicilia» e richiama il progetto da oltre 5 miliardi di euro di STMicroelectronics, destinato a rafforzare il ruolo della città nella microelettronica europea. Accanto a questo, elenca la Gigafactory di Enel Green Power, il nuovo sito Technoprobe, l’hub Amazon, l’investimento Ryanair e il piano logistico Sibeg.
La somma di questi interventi, sostiene, indica «la nascita di un vero ecosistema industriale», dove manifattura avanzata, ricerca, energia e logistica si alimentano reciprocamente. È qui che la formula della piattaforma mediterranea acquista concretezza: non solo posizione geografica, ma filiere, imprese e capacità produttiva.
Infrastrutture e Ponte
La partita decisiva resta quella dei collegamenti. Schifani richiama gli oltre 11 miliardi per la Palermo-Catania-Messina, destinati a generare circa 9 miliardi di valore aggiunto e oltre 117 mila occupati, insieme ai quasi 12 miliardi per la rete stradale regionale. In questo quadro inserisce il Ponte sullo Stretto, «non soltanto una grande opera infrastrutturale, ma un tassello strategico per integrare definitivamente la Sicilia nei grandi corridoi europei della mobilità, della logistica e degli scambi economici».
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