Santa Giorgia da Bari: “Non mollo”, ma il popolo le chiede “con Vannacci”

05 Settembre 2026 - 08:45
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Bari. Adesso si potrà chiamare Madre Meloni da Pietrelcina: “Non mollo e non intendo farlo adesso”. I giudici? “Facciamo le leggi, ma è inutile se liberano gli stupratori”. È la festa del governo più longevo, ma sembra il pellegrinaggio al santuario del frate con il saio. I due anni di Trump sono le stimmate e le guerre, la convivenza con Salvini, sono il miracolo: “In questi anni non è mancato niente”. Ventagli, bus, caravan, tir e gru, 34 gradi all’ombra, e ci sono le luminarie, quelle dei patroni, accanto alle navi da crociera attraccate al porto di Bari, banchina dieci, il molo come proiezione, il trampolo per il Meloni II. Il motto è ora “Cogli la durata, Carpe stabilità”. Sono il popolo della bretella tesa che ha sostituito la mano, quella del vecchio nonno fascista, e al posto del busto, di “quello lì”, hanno lo scapolare di Giorgia, il badge “Io c’ero”.

Non vogliono rinunciare al governo che è la grazia ricevuta, la dolcezza del comandare, anche a costo di caricarsi Vannacci, come dice il sindaco di Catania, di FdI, Enrico Trantino: “Sì, purtroppo”. Resistere, durare. Anche arrivare a Bari è la metafora di questi anni. Meloni festeggia il record di governo e Ryanair quello del ritardo. L’aereo popolare 7075, Roma Fiumicino-Bari viene spostato alle 12, e dopo alle 13, infine alle 14, ma si parte alle 15 con il popolo di Giorgia appiedato a Roma, i giornalisti di Rai e La7 dirottati dal gate 61 al 73, con il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, in economy. Insieme al deputato di FdI, Riccardo Zucconi, l’esperto di concorrenza e balneari, anche lui sul volo di linea (come Meloni, ma Ita) scherziamo e diciamo che adesso si capisce quali fossero le influenze russe. All’aeroporto di Bari vedo un Giulio Tremonti dondolarsi con i suoi pensieri e poco lontano Ignazio La Russa, con la coda di automobili ad attenderlo. Corriamo tutti verso questo terminal, il porto, con le spalle alla città, gomme e carcasse, un paesaggio da migranti ma con il permesso di soggiorno. FdI ha stimato diecimila fedeli, ma sulla navetta che ci porta sotto il palco, un giornalista di area, napoletano, Andrea, mi dice che “è tutto recintato. Alla fine saremo cinquemila ma con questo caldo è un numero impressionante”. Sono le truppe melonizzate, il minibus FdI Salerno, e filmano come se davvero stessero per partecipare a qualcosa che forse perderanno: “E però, siamo stati il governo più longevo”. Ricordano quelle famiglie di provincia che in inverno si riguardano le foto della luna di miele: “Ti ricordi, la felicità più longeva”? Francesco Giubilei, che presiede la Fondazione An, che ha studiato Tatarella, e che ora è il volto della destra ribalda, mi precede: “Se mi chiedi di Vannacci, ti rispondo che la sua è una destra macchiettistica. Pensa a Reggio Calabria, a quel colpo basso che ha sferrato a Forza Italia. Non ci si può alleare”. E non si perdono le elezioni? “Eh sì, si perde”.

Entriamo scortati, sotto le luminarie, e incontriamo Raffaele Fitto che viene travolto dagli abbracci e inviti: “Forza Raffaele, al Quirinale”. Si rivede anche Malio Messina, il fuoriuscito di FdI, che ora è tornato e che difende il governo Meloni. Ma non si era allontanato? E lui: “In verità non me ne sono mai andato”. Per ordine di Augusta Montaruli e dei ministri Foti e Mazzi che hanno studiato la regia, insieme a Giovanni Donzelli, i parlamentari si disperdono tra i militanti come fa Lollobrigida. Si sceglie il muretto, “per guardare meglio”, e quando gli domandano quale ministero vorrebbe avere nel Meloni II, se ci sarà, Lollobrigida risponde: “Il ministero delle vacanze”. La musica è di Giuni Russo, “Alghero” e il solito “Il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano.

Non amano Salvini e si capisce quando prende la parola, videocollegato, perché l’applauso è fiacco. Gli rimproverano quei voti che ha perso, più di quanto lo rimprovera la Lega. Lo vorrebbero già sostituire con Vannacci, come mi confida Angelo, pensionato di Fasano: “Ma certo che me lo prenderei! I suoi voti alla fine sono i nostri. Lei perderebbe il governo? Io no”. In un gazebo centinaia di bandiere di Azione Giovani, ma i giovani, mi dice ancora Angelo: “Guardi che votano Vannacci. Mio nipote mi invia i suoi video con la vodka. Come fa Giorgia senza Vannacci?”.

La amano ancora come una santa e la applaudono quando “Giorgia” dice: “La stabilità è la prima grande riforma che abbiamo regalato a questa nazione”; “eravamo i malati d’Europa e gli altri premier ci dicevano: e mo’ questo quanto dura?”. È già in campagna elettorale e la prossima settimana va perfino a Vercelli, a celebrare il riso, perché un chicco di consenso vale più della partecipazione all’Assemblea delle Nazioni Unite. C’è Vannacci nei suoi pensieri, così come in Rai c’è il fantasma di Ranucci in stanza perché, promette Meloni, “chi vince vogliamo che abbia i numeri, niente ribaltoni niente governi del compromesso, l’unico giudizio che conta è quello degli italiani. Qualunque sia, è sempre quello giusto”.

Fa ora l’elenco delle colpe antiche, della sinistra, “il superbonus”, “vent’anni di incrostazioni”, e non più l’elenco dei suoi viaggi, quella mappa che alle prime feste di Atreju esibiva come trofeo. Non c’è neppure l’Ucraina. La frase più bella è forse quella di Guido Crosetto che è rimasto il solo, insieme a Fazzolari, a credere che bisogna aiutare Kyiv, il solo a dire: “La storia l’hanno fatta gli ucraini e le vittime”.

Cosa c’è di longevo? Il mare. Meloni promette che “aumenteremo la quota di petrolio che possiamo estrarre dai nostri mari”. Il suo Scilla è però quel generale feccia a cui ricorda che “il femminicidio esiste, eccome se esiste”, e perfino Ranucci, coloro “che si paragonano a Falcone e Borsellino”.

Lollobrigida, sempre dal suo muretto, rivela che potrebbero “arrivare a fine legislatura”, ancora un anno, ottobre, e nel dire si senta le pena di chi non può lasciare quando le cose sono belle, come Mina che si ritira, Salinger che scrive un solo grande libro e poi scompare. La longevità di Meloni è come le sirene dell’Odissea di Nolan. Gli domandano cosa sia quel suono e Ulisse spiega che è ciò che si è avuto e perduto: “E ciò che non puoi avere di più è ciò che hai già avuto e perso”.

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