“Sapiens Files” e le calamità naturali
Perché i fenomeni meteorologici estremi sono diventati così frequenti e violenti? E quali sono le responsabilità dei Sapiens? Chi deve pagare per i danni causati dai disastri naturali? Che cosa ci insegna l’alluvione di Firenze del 1966? Questi sono solo alcuni degli interrogativi al centro di “Sapiens Files” intitolata “Oltre gli argini”, una produzione Rai Cultura, in onda sabato 15 agosto alle 20.30 su Rai 3. Il 1966 è una data che Firenze non ha certo dimenticato. Il 4 novembre di quell’anno il fiume Arno ha esondato e invaso la città con acqua, fango, detriti e tutto ciò che nel suo flusso rapidissimo ha trascinato con sé. 35 persone hanno perso la vita, 4 mila la casa, sono rimasti danneggiati 2 milioni di libri e 1400 opere d’arte, di cui 400 affreschi. Ci sono voluti anni per riparare il patrimonio artistico ammalorato. Un evento che ha alle sue origini una storia secolare di deforestazione, consumo di suolo, inurbamento e cementificazione, acuitisi nel periodo del Dopoguerra. Le immagini raccontano il punto in cui l’Arno si restringe e il Ponte Vecchio collega le due sponde, l’epicentro dell’evento disastroso. Non era la prima volta che succedeva: almeno 7 grandi alluvioni, dal XII secolo, avevano colpito Firenze. Ma quella del 1966 ha segnato un prima e un dopo nel rapporto della città con il rischio idrogeologico e nella pianificazione degli interventi. La furia dell’acqua tormenta gli uomini da millenni. Nell’immaginario collettivo il racconto del più grande disastro che vede l’acqua come protagonista è quello del diluvio universale, narrato nella Bibbia. A questo evento è dedicato un dipinto di Paolo Uccello, che si osserva da vicino nella Basilica di Santa Maria Novella. Si tratta di un’opera che descrive proprio la scena del diluvio universale e risale al 1447-1448, ed è uno degli affreschi danneggiati dall’alluvione del 1966. Un’opera che comunicava ai Fiorentini il senso di minaccia per la città che incutevano le acque dell’Arno. Bisogna aspettare Leonardo da Vinci per analizzare il comportamento dei fiumi sulla base di evidenze sperimentali e l’avvento della scienza per sfatare il mito di un evento così inspiegabilmente catastrofico come il diluvio universale e spiegarne le origini. Nel Seicento Evangelista Torricelli, allievo di Galileo Galilei, mette a punto il barometro a mercurio, contributo indispensabile per la nascita della meteorologia moderna. Oggi radar meteo, modelli climatici e reti di sensori permettono di seguire l’evoluzione delle piogge e dei livelli dei fiumi quasi in tempo reale.
Firenze, come molte altre città del mondo, vive in un equilibrio precario tra il fiume e la civiltà che le è cresciuta attorno. Da sempre i Sapiens costruiscono lungo i fiumi, deviano i loro corsi, restringono gli alvei, occupano le pianure alluvionali rendendo vulnerabili le città, assistono a esondazioni e, sempre più spesso oggi, con l’aumento dei fenomeni meteo estremi alimentati da un innalzamento delle temperature, a veri e propri flash flood: grandi quantità di pioggia che cadono in poche ore con il rischio di innalzamenti rapidi dei torrenti e dei fiumi. L’acqua cade così rapidamente che il terreno, la rete fognaria e i corsi d’acqua non riescono ad assorbirla. Correnti impetuose possono invadere strade e rive senza alcun reale preavviso. Nel secolo in corso i fenomeni meteorologici estremi sono diventati più violenti e frequenti. L’innalzamento delle temperature ha alimentato la fusione dei ghiacciai che sta cambiando l’equilibrio dei bacini idrografici: aumentano le oscillazioni tra i periodi di piena e periodi di scarsità d’acqua. Secondo dati di Legambiente, a fronte di 60 eventi meteo estremi avvenuti in Italia nel 2015, 10 anni dopo ne abbiamo registrati 376.
“Sapiens Files” è anche online su RaiPlay.it.
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