Schlein è certa di vincere, ma non abbastanza da poter governare

07 Maggio 2026 - 05:05
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Schlein è certa di vincere, ma non abbastanza da poter governare

Il fantasma del pareggio spaventa sia Giorgia Meloni sia Elly Schlein, come negli anni Sessanta Belfagor metteva paura ai bambini. Con la legge elettorale attuale, il pericolo di un risultato poco chiaro aleggia sul risultato delle prossime elezioni, sospinto dai sondaggi che danno le coalizioni in parità. L’arma acchiappafantasmi è il premio di maggioranza che la presidente del Consiglio vuole a tutti i costi. L’ipotesi su cui si sta ragionando adesso consentirebbe alla coalizione che arriva prima di arrivare al cinquantacinque per cento dei seggi – una maggioranza discreta ma non blindata (alla Camera 220 voti su 400), e tale da impedire che la maggioranza di governo possa eleggersi da sola il capo dello Stato. Vedremo se la legge elettorale voluta da Meloni andrà a buon fine o se si incaglierà per il possibile dissenso di Forza Italia.

Quel che è praticamente certo è che senza premio il prossimo Parlamento non avrà un colore netto. La maggioranza sarà numericamente risicata, politicamente debole, e con uno spazio interessante per un’eventuale terza forza politica. Sarebbe un risultato che darebbe un colpo a Meloni e uno a Schlein. Forse più a quest’ultima, giacché le aspettative del Pd di una vittoria chiarissima del campo largo sono diventate molto alte, almeno così se la raccontano al partito. E se poi hai una non-vittoria, si fa presto a parlare di sconfitta.

Un Parlamento pallido sarebbe somigliante a quello che nel 2013 impedì a Pier Luigi Bersani di fare il governo: aveva sulla carta numeri troppo ballerini e Giorgio Napolitano diede l’incarico a un altro dem, Enrico Letta, che in quel frangente aveva più potenzialità trasversali. È evidente che un quadro parlamentare incerto darebbe uno straordinario peso a Sergio Mattarella, che avrebbe tutto l’agio per sperimentare soluzioni a oggi imprevedibili.

Tutti escludono un governo tecnico alla Mario Draghi (anche perché non ci sono in campo né lui né uno che gli assomigli), e dunque si dovrebbe pensare a una figura politica, ma non a Meloni ed Schlein. Si potrebbero aprire scenari nuovi nel Pd, mentre da Giuseppe Conte ci si potrebbe aspettare di tutto. Si tratterebbe cioè di trovare una strada in grado di escludere un immediato ritorno alle urne, come è successo tempo fa in Spagna e Portogallo, ma mai in Italia, dove si sono sempre escogitate formule più o meno efficaci per far partire le legislature. Un Parlamento appena eletto avrebbe voglia di sciogliersi immediatamente?

Sono ipotesi che, senza che nessuno lo dica a voce alta, hanno dei sostenitori un po’ in tutti i partiti, persino nel Pd, che è il più bipolarista. Una sua non-vittoria riaprirebbe molti giochi al Nazareno. Schlein deve perciò non solo vincere, ma vincere bene. Per tutto questo, in cuor suo Schlein, che pure non voterà mai una legge del governo, tifa per il Melonellum, che garantisce il premio di maggioranza. Altrimenti rischia grosso, con il fantasma del pareggio che si aggira nel Palazzo.

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