C’è un’emergenza migranti per la Spagna, e nessuno sa come affrontarla

Un esodo, come non se ne vedevano da anni, complici le condizioni climatiche favorevoli, una sentenza della Corte suprema spagnola e gli esperti trafficanti di uomini che non si sono fatti sfuggire l’occasione. Così Ceuta in poche ore è stata travolta dall’afflusso di centinaia di persone, arrivate attraversando a nuoto il tratto di mare che fa da confine tra il Marocco e la piccola enclave spagnola in Nordafrica.
Chi vive a Ceuta aveva intuito che qualcosa sarebbe successo, ma non aveva previsto il livello organizzativo, né l’arrivo simultaneo di così tante persone o che tra esse ci fossero quasi settecento minori non accompagnati e anche molte donne, cosa quest’ultima inconsueta. «Sono arrivati indossando mute da sub che hanno tolto appena giunti a riva» hanno spiegato agli inviati di El Mundo i soccorritori. Sotto la muta avevano i documenti e smartphone protetti da custodie impermeabili, con i quali hanno cominciato a scattare foto per testimoniare l’approdo e per chiamare l’ondata successiva.
Una sorta di catena di Sant’Antonio della speranza che ieri ha colto di sorpresa le poche pattuglie di guardia, nonostante nelle ultime due settimane fossero già giunte, ma via terra, altre duemila persone.
Adesso le autorità di Madrid temono che la situazione sfugga di mano, memori di quanto accadde nel 2021, l’ultima afflusso di massa di migranti, quando in sole ventiquattrore oltre cinquemila nordafricani attraversarono il confine, mentre montano le polemiche e le accuse da parte dell’opposizione al governo Pedro Sánchez.
La Guardia Civil si è trovata del tutto impreparata e non è stata in grado di fermare le centinaia o migliaia. «Siamo sull’orlo del collasso» hanno dichiarato i responsabili locali del corpo di polizia. Secondo alcune stime non confermate dalle autorità, di migranti arrivati stanchi, molti in iportemia, ma felici su una spiaggia che adesso appare ricoperta da pinne, mute e persino ciambelloni da spiaggia, visto che in molti si sono messi in mare affrontando le acque gelide a torso nudo.
Gli arrivi si sono concentrati lungo la diga frangiflutti di El Tarajal e nei pressi del Centro di Detenzione Temporanea per Immigrati (dove le persone rintracciate sono state condotte), che ha una capacità ufficiale di soli 512 posti e al cui esterno ormai sono accampate altre mille persone.

Il leader locale del Partito Popolare, Juan Jesus Vivas, che da venticinque anni è anche il sindaco della città autonoma di Ceuta, ha chiesto lo stato di emergenza nazionale, ma il governo socialista è di altro parere. «La dichiarazione dello stato di emergenza nazionale rientra nelle normative statali in materia di protezione civile, che non contemplano i flussi migratori» hanno comunicato fonti del ministero dell’Interno.
Quali le ragioni di questa vera e propria invasione? Il sindacato di polizia Jupol l’ha attribuita a una scelta politica del Marocco «nell’ambito della sua strategia di guerra ibrida, utilizzando ancora una volta la pressione migratoria su Ceuta come strumento di ricatto politico».
Una lettura che è stata respinta dal governo spagnolo che, invece, ha ringraziato le autorità di Rabat per la collaborazione, pur ammettendo che in alcuni casi intere famiglie avrebbero attraversato il confine senza alcun intervento delle forze marocchine. Madrid e Rabat avrebbero già raggiunto un’intesa in base alla quale tutti i migranti giunti a Ceuta verranno rimpatriati, sebbene tra loro molti sembrerebbero provenire dall’Algeria.
Un ruolo decisivo sarebbe stato svolto dalle organizzazioni criminali nel gestire l’esodo e a favorirlo, in realtà, sarebbe stata la sentenza emessa dalla Corte Suprema spagnola il 9 luglio, secondo la quale non sarebbe legittimo il rimpatrio immediato di coloro che attraversano il confine a nuoto senza sfondare le barriere. Cioè, il rimpatrio non si applica a chi entra a nuoto, ma solo a chi scavalca le recinzioni.
La sentenza nasce dal ricorso di un algerino intercettato in mare nel novembre di due anni fa e riconsegnato alle autorità marocchine. Ma secondo El Pais potrebbe non essere questo il fattore di attrazione, visto che molti migranti intervistati dai suoi cronisti non erano a conoscenza della sentenza.
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