Scolmatore, rischio “esplosione” per gli extra costi: lo smarino potrebbe non essere utilizzabile per le spiagge

07 Luglio 2026 - 16:40
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Scolmatore, rischio “esplosione” per gli extra costi: lo smarino potrebbe non essere utilizzabile per le spiagge
scolmatore

Genova. La tbm (Tunnel Boring Machine), la grande talpa impegnata nello scavo dello scolmatore del Bisagno, dopo il primo e inaspettato muro d’argilla, ha finalmente cambiato passo, ma nonostante ciò l’opera si trova di fronte ad una pesante incognita relativa ai costi di smaltimento del materiale scavato che potrebbe non essere idoneo ai ripascimenti come previsto nei progetti. Oggi i ritmi di scavo si sono moltiplicati rispetto ai pochi metri al giorno “obbligati” dal “fango” trovato sul percorso, ma l’incognita geologica non è finita.

A fare il punto della situazione è direttamente l’assessore regionale e soggetto attuatore del commissario di governo per le opere contro il dissesto idrogeologico Giacomo Giampedrone. I dati sull’avanzamento fotografano un cantiere a due velocità rispetto alla scorsa primavera: “La prima fase ha incontrato materiale argilloso talmente denso e impregnato d’acqua che rischiavamo di non riuscire a scavare. Andavamo lentissimi, a 4-6 metri al giorno. Quella fase l’abbiamo superata. Adesso la solidità del materiale è migliore e stiamo scavando a una media di 16-18 metri al giorno, che significa posizionare dai 7 agli 8 anelli di centine strutturali quotidianamente“.

Ma se dal punto di vista strettamente operativo si entrati nella “normalità”, l’allarme rosso si sposta sulla composizione chimico-fisica della roccia estratta. Il piano economico e finanziario del progetto originario dello scolmatore, infatti, si reggeva su un principio fondamentale di economia circolare: la quasi totalità dei circa 700mila metri cubi di materiale di scavo sarebbe dovuta servire per il ripascimento delle spiagge liguri, azzerando i costi di smaltimento e compensando le spese generali del cantiere. Una previsione che i fatti sul campo stanno smentendo radicalmente. “Il tema che si sta ponendo – ammette Giampedrone – è che anche laddove la qualità meccanica dello scavo è migliore, la qualità complessiva del materiale non sembrerebbe comunque idonea al ripascimento. Lo stiamo ancora valutando, ma quello che abbiamo trovato finora non ha le caratteristiche per quella finalità. Se proietto questo dato sui 600-700 mila metri cubi totali che dobbiamo tirare fuori, si apre un problema sia per i costi complessivi che per l’ individuazione dei siti idonei“.

L’assessore non usa giri di parole: “Il piano originario prevedeva che il materiale andasse praticamente tutto a ripascimento. Invece si è capito che, quando andrà bene, potremo riutilizzarne al massimo il 30 o il 40 per cento. Il resto andrà gestito e smaltito come rifiuto, e questo cambia totalmente il quadro finanziario dell’opera”.Al momento il cantiere ha già accumulato oltre 100mila metri cubi di detriti e la struttura commissariale ha dovuto avviare d’urgenza l’iter per il rinnovo e la riscrittura del Piano di Utilizzo delle Terre (PUT).

Le incognite non si fermano alla superficie. I sondaggi geologici indicano che l’attuale “tregua” della talpa ha i metri contati. Nei prossimi 300 o 400 metri di scavo, infatti, i tecnici prevedono il ritorno in una massiccia parte argillosa, del tutto analoga a quella iniziale. “Il timore è che ci riporterà alla situazione di partenza – spiega il commissario – con qualche giorno di scavo alternato a giorni di sospensione forzata perché la fresa si intasa e va pulita costantemente. Quello che troveremo lì non sarà sicuramente idoneo al ripascimento. Spero che la fase successiva a quel blocco sia nettamente migliore, consentendoci di compensare le risorse e superare i 20 metri al giorno”.

Il prossimo passaggio è fissato per la fine dell’estate 2026: sarà in quel momento che la struttura commissariale stilerà un cronoprogramma definitivo e consolidato, calcolando con precisione quanti metri cubi dovranno essere smaltiti in discarica (con relativi extracosti milionari), quali siti dovranno ospitarli e quale sarà la proiezione finanziaria finale.

Il resto dell’opera

Mentre la talpa scava, gli altri fronti del maxi-cantiere procedono. A monte lo scavo sta proseguendo con il metodo tradizionale tramite l’utilizzo di esplosivi. Per mitigare l’impatto sulla popolazione residente, la struttura commissariale e i Municipi hanno consolidato un sistema di allertamento preventivo via email. Le “volate” di mina vengono annunciate in anticipo ai cittadini e si concentrano in precise finestre orarie serali, come quella programmata proprio tra le 20:30 e le 21:30.

Parallelamente, anche il cantiere situato nell’alveo del torrente procede regolarmente. “È un intervento persino più complesso di quello della galleria – conclude l’assessore – anche se attira meno l’attenzione pubblica. Lì il cantiere sta andando decisamente bene”.

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