Scottature, nei e fotoinvecchiamento: come proteggere la pelle dai danni del sole

09 Luglio 2026 - 13:54
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Scottature, nei e fotoinvecchiamento: come proteggere la pelle dai danni del sole

Esporsi correttamente ai raggi UV aiuta a ridurre i rischi per la salute della cute. Fondamentali comportamenti corretti, protezioni adeguate e monitoraggio periodico dei nei

Empoli, 9 luglio 2026 – “E il sole che ci fa bene, alla pelle, agli occhi, alle ossa, e non ci fa pensare”: il ritornello di una nota canzone dei Thegiornalisti richiama uno degli aspetti più conosciuti dell’estate, cioè il rapporto tra benessere ed esposizione solare. Ma se il sole può avere effetti positivi sull’organismo, è altrettanto vero che un’esposizione scorretta rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la salute della pelle.

Con l’arrivo della stagione estiva cresce il desiderio di abbronzarsi. Per molti è sinonimo di vacanza, per altri di benessere e buona salute. In realtà, dal punto di vista dermatologico, l’abbronzatura non è un indicatore di pelle sana.

E la conferma arriva dallo specialista: “Spesso si pensa che una pelle molto abbronzata sia una pelle sana – afferma il dott. Luca Brandini, dermatologo dell’Ausl Toscana centro all’ospedale San Pietro Igneo di Fucecchio – ma dal punto di vista medico non è così. L’abbronzatura è una risposta di difesa della cute nei confronti delle radiazioni ultraviolette. La melanina viene prodotta proprio per cercare di limitare i danni che il sole può provocare alle cellule della pelle, danni che nel tempo possono favorire il fotoinvecchiamento e aumentare il rischio di tumori della pelle. Per questo è importante abbandonare l’idea che esporsi a lungo senza adeguate protezioni sia innocuo”.

Tra gli errori più frequenti ci sono l’utilizzo di creme con fattori di protezione troppo bassi, la mancata riapplicazione durante la giornata e la scarsa attenzione ad aree particolarmente esposte come naso, orecchie, labbra, dorso delle mani, dorso dei piedi e cuoio capelluto nelle persone con pochi capelli. A questi si aggiunge l’abitudine, ancora molto diffusa, di esporsi nelle ore centrali della giornata, quando l’intensità delle radiazioni UV raggiunge i livelli più elevati.

“Per questo la prevenzione resta l’arma più efficace – riprende Luca Brandini – è necessario utilizzare creme con fattore di protezione solare (Spf, “sun protection factor”) 50+ nelle prime esposizioni, evitare le ore più calde e adottare comportamenti corretti fin dall’infanzia permette di ridurre in modo significativo il rischio di sviluppare patologie cutanee nel corso della vita”.

Particolare attenzione va riservata ai bambini, agli anziani e alle persone con pelle chiara. In queste categorie è fondamentale evitare l’esposizione tra le 11 e le 16, utilizzare cappelli, occhiali da sole e indumenti protettivi e scegliere creme ad alta protezione. Per gli anziani è inoltre importante verificare l’eventuale assunzione di farmaci che possono aumentare la sensibilità della pelle alla luce solare.

La protezione non riguarda soltanto le giornate trascorse al mare. I raggi UV raggiungono la pelle anche durante una passeggiata in città, mentre si guida, si pratica attività fisica all’aperto o si lavora sotto il sole. Il danno provocato dalle radiazioni, infatti, non dipende solo dalle scottature ma anche dall’accumulo dell’esposizione nel corso degli anni.

Un altro aspetto centrale è il controllo dei nei. Il rischio di melanoma aumenta con il numero delle scottature, soprattutto nelle persone con fototipo chiaro. Per questo è utile osservare periodicamente la propria pelle seguendo la regola dell’ABCDE: asimmetria, bordi irregolari, variazioni di colore, dimensioni superiori a 6 millimetri ed evoluzione nel tempo. Da non sottovalutare anche la comparsa di un nuovo neo molto diverso dagli altri già presenti.

“Conoscere la propria pelle è il primo passo per individuare eventuali segnali di allarme. Osservare periodicamente i nei e prestare attenzione a cambiamenti di forma, colore, dimensioni o alla comparsa di una lesione diversa dalle altre può favorire una diagnosi precoce. In dermatologia il tempo è un fattore importante e non bisogna rimandare una visita specialistica quando qualcosa appare diverso dal solito”, conclude il dermatologo.

Lo specialista ricorda infine che i danni cellulari causati dai raggi UV non sono completamente reversibili. Molte conseguenze possono essere trattate con terapie dermatologiche o interventi specifici, ma la prevenzione resta il fattore più efficace per proteggere la pelle e ridurre il rischio di sviluppare malattie cutanee nel tempo.

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