Sequi (Assopellettieri): “Il calo rallenta, ma per la ripresa aspettiamo il 2027”
“La nostra sensazione è che l’emorragia del settore si sia fermata”: a dirlo è Claudia Sequi, presidente di Mipel e di Assopellettieri, oltre che vicepresidente di Confindustria Accessori Moda, commentando il momento congiunturale della pelletteria italiana in occasione della fiera dedicata al settore.
Una ripresa vera e propria, però, tarda ancora ad arrivare: il primo semestre 2026 si chiude con un fatturato in calo del 2,5% tra le aziende associate interpellate da Assopellettieri, una produzione industriale a -4,6% secondo l’indice Istat e un export nei primi cinque mesi giù del 3,4% in valore (-11,1% nei chilogrammi), per un controvalore di 3,93 miliardi di euro, 139 milioni in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. È quanto emerge dalla nota congiunturale elaborata dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assopellettieri, diramata parallelamente all’edizione numero 130 di Mipel, la manifestazione dedicata proprio alla pelletteria e all’accessorio terminata – insieme al resto della cordata di Fashion Link Milano – martedì 15 settembre.
“Abbiamo avuto dati negativi negli ultimi due anni, soprattutto a partire dalla metà del 2023, dopo la fine del boom post-Covid”, spiega ancora a Pambianconews Sequi. “Speravamo che già nel 2026 si vedesse un miglioramento significativo, ma l’export è comunque calato. Ci aspettiamo quindi che la situazione negativa si interrompa, o quantomeno rallenti, anche se non sarà una ripresa immediata: è difficile pensare a una vera inversione di tendenza nei prossimi sei mesi. Il segno più mi auguro possa arrivare nel 2027”, dichiara, mostrandosi comunque più ottimista di altre voci della filiera, che immaginano una tempistica ancora più dilatata.
Interrogata su un possibile andamento selettivo della ripresa, a vantaggio delle sole aziende più strutturate, come verosimilmente sta già accadendo a monte, nella conceria, Sequi osserva una dinamica specifica dell’osservatorio di Mipel: “Il nostro mondo è molto variegato. Penso che questo discorso faccia riferimento soprattutto ai grandi brand, tra i quali c’è indubbiamente chi sta performando meglio e chi peggio, con un impatto importante sul mondo della pelle. Ma non è esattamente la stessa cosa per i piccoli marchi, quelli più vicini alla realtà di Mipel: qui parliamo di un mondo diverso, anche se facciamo parte della stessa famiglia. Il piccolo brand sta vivendo un momento abbastanza positivo, perché in tanti anni si è costruito uno zoccolo duro di clientela, meno volubile rispetto al compratore dei brand di prestigio, e questo garantisce una resilienza maggiore rispetto alle grandi strutture, con costi fissi importanti: le aziende più piccole, meno complesse, hanno un tempo di reazione più veloce e sostengono più facilmente le contrazioni produttive”.
Un vantaggio che si accompagna però a maggiori fragilità finanziarie: L’azienda più piccola patisce di più da un punto di vista finanziario, perché ha risorse più limitate e un accesso al credito più difficile. L’aumento dei costi energetici, delle materie prime e della logistica ha un impatto rilevante, perché per noi buona parte del prezzo è costituita dal prodotto stesso: un aumento della materia prima incide quindi di più sul costo finale della borsa”.
Sul fronte dei mercati, Sequi segnala il progressivo venir meno di alcuni sbocchi storici: “I mercati di riferimento vengono via via messi in sospeso. La guerra russo-ucraina ci ha tolto mercati importantissimi: sull’ex blocco sovietico registriamo un arretramento di almeno il 16 per cento. Abbiamo dati molto preoccupanti anche sui Paesi del Golfo Persico, per il conflitto con l’Iran”. Dinamiche che la nota congiunturale conferma, con l’export verso il Medio Oriente a -48% e quello verso l’area ex sovietica a -16% (-21,2% la sola Russia) nei primi cinque mesi dell’anno.
Sul fronte commerciale resta inoltre aperto il nodo dell’esclusione della pelletteria dai benefici dell’accordo Ue-Mercosur, su cui la presidente di Assopellettieri ha già espresso rammarico nei giorni scorsi.
Sul momento che sta vivendo la fiera, apparentemente in controtendenza rispetto alla congiuntura del settore, Sequi non vede una contraddizione: “La fiera resta un passaggio da cui l’operatore professionale di un certo livello non può prescindere: chi si occupa di moda, in questi giorni a Milano, ci passa”. La nuova edizione di Mipel punta su un’immagine rinnovata: “Il nostro padiglione ha un aspetto e un layout diversi, ispirati a un contesto urbano e disegnati insieme a Lombardini22. L’obiettivo è offrire ai nostri espositori un’esposizione sempre più utile per il compratore, in un ambiente più fluido e percorribile, che consenta di visitare la fiera facendo molti passi in meno. In un momento in cui il compratore ha sempre meno tempo, per motivi di budget e di calendario, riuscire a creare un’esposizione funzionale alle sue esigenze è molto importante, così come dare un’immagine che rifletta la nostra volontà di proporci in modo diverso, più attuale”.
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