Sessismo di Ranucci, il silenzio del Pd e delle femministe. FdI e Giornaliste Italiane contro la sinistra

16 Luglio 2026 - 02:10
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Sessismo di Ranucci, il silenzio del Pd e delle femministe. FdI e Giornaliste Italiane contro la sinistra

Sessismo di Ranucci, il silenzio del Pd e delle femministe. FdI e Giornaliste Italiane contro la sinistra

“Ma dove sono le femministe italiane? Non abbiamo sentito nessuna di coloro che sono solite stracciarsi le vesti per molto meno indignarsi davanti a comportamenti sessisti, maschilisti e indegni da parte del giornalista Sigfrido Ranucci”, accusa il deputato di Fratelli d’Italia Cristina Almici, componente della commissione femminicidio sulla bufera sollevata da FdI su quanto scritto in un libro biografico a firma del conduttore di Report, nel quale si parla di rapporti sessuali e perfino di una morte causata da una delusione d’amore di una stagista. “Il silenzio delle colleghe del partito democratico è ‘la prova provata’ non solo del doppiopesismo che le contraddistingue ma anche del fatto che non è il comportamento in sé ad essere oggetto di disapprovazione o condivisione ma l’autore della condotta stessa a fare la differenza. E così a Ranucci è concesso non solo cucire inchieste per fini politici ma anche tenere relazioni con stagiste o fonti delle sue inchieste rivelandone poi particolari intimi senza che nessuna di loro si indigni, si senta ‘ferita’ o senta l’esigenza di alzare la voce. Davanti a Ranucci tutte improvvisamente mute”, conclude la Almici. Da FdI arriva anche la denuncia di Elisabetta Lancellotta, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo in commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere.

Sessismo di Ranucci, l’indignazione delle Giornaliste Italiane

Ma in campo, su questo tema, scende in campo l’associazione Giornaliste Italiane. “E’ assordante il silenzio degli organi di rappresentanza dei giornalisti di fronte a quanto scritto da Sigfrido Ranucci nel suo libro autobiografico ‘La Scelta’ uscito nel 2024 e portato all’attenzione dell’opinione pubblica nelle scorse ore da Esperia. Partendo dal presupposto che quello che ha scritto il vicedirettore della Rai sia vero- e che dunque abbia realmente avuto una relazione sessuale con una collega svizzera, stagista del programma ‘Report’ che conduce e dirige da anni, e con una fonte che lo aveva contattato per segnalare al servizio pubblico per esporre un caso-, davvero l’Ordine dei Giornalisti, nazionale e regionale, la Fnsi, l’Usigrai e gli organismi di rappresentanza femminile della stampa e le cosiddette ‘femministe’ non hanno nulla da dire? Davvero tutto può essere derubricato, come ha fatto lo stesso Ranucci nel corso di una intervista, con la battuta ‘una trombata me la fate fare’?”, prosegue la nota dell’associazione Giornaliste Italiane. “Ci auguriamo almeno che Ranucci, parlando di “Karoline” abbia usato un nome di fantasia e non quello reale di una collega deceduta, della quale espone lo stato di salute (malata di sclerosi multipla), i segreti più privati (violentata da due uomini, essere rimasta incinta e aver abortito) e la morte (investita da un suv). Tutti elementi così intimi, personali e attinenti alla sfera della privacy da renderla identificabile: quante stagiste non italiane di Report sono state investite da un suv e decedute? Era davvero necessario raccontare lo stato di salute della collega? il codice di deontologia dell’ attività giornalistica parla molto chiaro in merito: nel far riferimento allo stato di salute di una determinata persona, identificata e identificabile deve essere tutelata la dignità, il diritto alla riservatezza e al decoro personale.Il fatto che sia morta non assolve, anzi rende ancor più grave questa mancanza, soprattutto con l’aggravante che lo stesso Ranucci si trovava in una posizione gerarchicamente più alta professionalmente rispetto alla collega nell’ambito del lavoro nel servizio pubblico”. “Ecco perchè -conclude l’associazione Giornaliste Italiane – non possiamo che sottolineare l’imbarazzo e la perplessità che desta il silenzio dell’ordine dei giornalisti, dei sindacati di categoria e delle associazioni che difendono le donne e i loro diritti. Ci auguriamo che trovino il tempo di spendere una parola per evitare che qualcuno possa pensare che chi tace acconsente”.

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