“Siamo debitori verso Cuba”: la lettera che mette pressione al governo Meloni
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C’è un passaggio, nella lettera aperta indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Salute Orazio Schillaci, che sintetizza perfettamente il senso dell’iniziativa: “L’Italia non può rimanere indifferente o silenziosa”.
Non si tratta soltanto di diplomazia internazionale o di equilibri geopolitici. Per i medici firmatari dell’appello, la questione riguarda soprattutto la memoria, la responsabilità morale e il dovere umanitario.
A chiedere un intervento concreto a favore di Cuba è infatti un gruppo di professionisti della sanità italiana che richiama il ruolo svolto dall’isola durante la fase più drammatica della pandemia da Covid-19. Quando gli ospedali italiani erano sotto pressione e il sistema sanitario arrancava davanti all’emergenza, una delegazione di medici cubani arrivò anche nel nostro Paese per offrire supporto operativo, in particolare in Lombardia e successivamente in Calabria.
Oggi, sostengono i firmatari, è Cuba ad aver bisogno di aiuto.
L’emergenza sanitaria che colpisce l’isola
Secondo quanto riportato nella lettera, la situazione sanitaria cubana starebbe attraversando una fase estremamente delicata. Alla base della crisi vi sarebbero una combinazione di fattori economici, le conseguenze lasciate dalla pandemia e soprattutto il peso dell’embargo statunitense, tornato al centro del dibattito internazionale dopo il ritorno di Donald Trump sulla scena politica americana.
I dati citati dai medici italiani descrivono un quadro preoccupante. La sopravvivenza nei tumori infantili, spiegano, sarebbe diminuita sensibilmente a causa della difficoltà nel reperire farmaci essenziali. Parallelamente si starebbe allungando in modo drammatico la lista d’attesa per gli interventi chirurgici.
Secondo le cifre riportate nell’appello, circa 96 mila persone sarebbero attualmente in attesa di un’operazione. Tra loro figurerebbero anche 11 mila bambini. E il rischio, avvertono i firmatari, è che entro la fine del 2026 il numero possa salire fino a 160 mila pazienti.
La carenza di medicinali, anestetici, ossigeno e materiali sanitari starebbe inoltre mettendo in difficoltà centinaia di interventi pediatrici ogni settimana.
“L’Italia è debitrice verso Cuba”
Uno degli aspetti più forti del documento riguarda il richiamo al sostegno ricevuto dall’Italia negli anni recenti. I medici ricordano infatti come l’isola caraibica abbia inviato personale sanitario nel nostro Paese nei momenti più critici dell’emergenza Covid.
Quelle immagini — i camici bianchi cubani accolti negli aeroporti italiani durante i mesi più bui della pandemia — sono rimaste impresse nell’opinione pubblica. In particolare nel 2020 una delegazione medica arrivò a Crema e in altre aree particolarmente colpite dal virus.
Per questo motivo i firmatari parlano apertamente di un “debito morale” nei confronti di Cuba. Non solo per quanto fatto durante l’emergenza sanitaria globale, ma anche per il contributo che ancora oggi i professionisti cubani garantiscono in alcune realtà italiane, come la Regione Calabria, dove diversi medici stranieri sono stati coinvolti per sopperire alla carenza di personale sanitario.
Tra coloro che hanno sottoscritto l’appello compaiono nomi autorevoli del panorama medico-scientifico italiano. Tra questi Maurizio Bonati, già direttore del dipartimento di salute pubblica dell’istituto “Mario Negri”, Antonio Addis, epidemiologo ed ex membro della commissione tecnico-scientifica di AIFA, Francesco Forastiere, direttore della rivista Epidemiologia & Prevenzione, e la docente universitaria Paola Di Giulio.
Il peso dell’embargo e le tensioni internazionali
La lettera si inserisce in un contesto geopolitico particolarmente complesso. I firmatari attribuiscono buona parte delle difficoltà cubane alle restrizioni economiche imposte dagli Stati Uniti nel corso degli anni.
L’embargo americano nei confronti dell’isola dura da decenni, ma secondo numerosi osservatori internazionali le sue conseguenze si sarebbero aggravate negli ultimi anni, incidendo anche sull’importazione di dispositivi medici e beni sanitari essenziali.
Nell’appello emerge inoltre una critica indiretta all’atteggiamento dell’Occidente nei confronti di alcune crisi internazionali. I medici chiedono infatti all’esecutivo italiano di non subordinare le scelte umanitarie alle alleanze politiche o strategiche.
Il documento richiama implicitamente il delicato rapporto tra Roma e Washington e invita il governo italiano a scegliere una linea autonoma sul piano della cooperazione sanitaria internazionale.
La proposta: una commissione sanitaria italiana a Cuba
Tra le richieste avanzate dai firmatari c’è anche l’invio di una missione tecnica italiana sull’isola. L’obiettivo sarebbe quello di verificare direttamente le condizioni del sistema sanitario cubano e valutare eventuali forme di collaborazione.
Secondo i promotori dell’iniziativa, una commissione indipendente potrebbe raccogliere informazioni sullo stato degli ospedali, sull’accesso alle cure, sulla disponibilità di farmaci e sulle necessità più urgenti della popolazione.
Il rapporto finale, spiegano i medici, potrebbe poi diventare uno strumento utile per programmare aiuti mirati, coinvolgendo sia le istituzioni italiane sia le organizzazioni impegnate nella cooperazione internazionale.
L’idea sarebbe quella di passare da una semplice presa di posizione politica a un intervento concreto e operativo, focalizzato sui bisogni sanitari più urgenti.
Oltre la politica: il tema della solidarietà internazionale
La vicenda sta riaprendo anche un dibattito più ampio sul ruolo della solidarietà internazionale in ambito sanitario. Cuba, nonostante le difficoltà economiche, negli ultimi decenni ha inviato personale medico in decine di Paesi del mondo, partecipando a missioni umanitarie e programmi di assistenza.
Secondo i dati ricordati nella lettera, dal 1963 oltre 600 mila operatori sanitari cubani avrebbero prestato servizio in più di 160 nazioni.
Per molti osservatori, questo elemento rende ancora più significativo l’appello rivolto al governo italiano. Il messaggio dei firmatari è chiaro: chi in passato ha garantito assistenza ad altri popoli non dovrebbe essere lasciato solo nel momento della difficoltà.
Il testo si chiude con un monito molto netto. Ogni ritardo, sostengono i medici, rischia di tradursi in conseguenze concrete sulla salute delle persone.
La scelta politica davanti al governo
L’iniziativa arriva in un momento internazionale attraversato da forti tensioni diplomatiche e militari. Nel documento si fa riferimento anche al clima di instabilità nell’area caraibica e al timore di nuove escalation geopolitiche.
Ma al di là degli scenari strategici, il cuore dell’appello resta sanitario e umanitario. I firmatari chiedono all’Italia di assumere una posizione chiara, sostenendo un intervento di cooperazione che possa contribuire a ridurre la crisi sanitaria dell’isola.
La decisione ora passa alla politica. Da una parte la linea della prudenza diplomatica e dell’allineamento agli alleati occidentali, dall’altra la possibilità di promuovere un’iniziativa umanitaria indipendente.
Una scelta che, almeno secondo i promotori della lettera, non riguarda soltanto Cuba ma anche l’identità internazionale che l’Italia vuole costruire nei prossimi anni.
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