Sigfrido Ranucci, i dettagli dell’attentato: usata gelatina da cava, poteva essere una strage
Emergono i dettagli dell’indagine che ha portato a quattro misure cautelari per l’attentato dinamitardo ai danni del giornalista di Rai3 Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. Avrebbero agito su commissione, in cambio di alcune migliaia di euro, i componenti del gruppo ritenuto responsabile dell’attentato. Nell’ambito dell’inchiesta, i carabinieri hanno arrestato Antonio Passariello, residente a Cicciano, in provincia di Napoli. Raggiunti dalla misura cautelare anche Marika De Filippi, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino, tutti residenti in provincia di Avellino.
In particolare, come emerge dalle 107 pagine di ordinanza cautelare della gip di Roma Iole Moricca, il 26 maggio 2026 alle 02:05, all’interno dell’auto monitorata è stata captata la conversazione tra Passariello, Amato e Netti Davide nel corso della quale Passariello faceva esplicito riferimento a “pregresse azioni violente eseguite su commissione ‘no un regalo a me mi pagano, hai capito? Io i regali non li faccio'”.
Usata gelatina da cava proveniente da canali illeciti
L’ordigno utilizzato per l’attentato contro Sigfrido Ranucci era composto da esplosivo industriale da cava, un materiale non più in commercio sul mercato legale e riconducibile, secondo gli accertamenti dei Ris dei carabinieri, a vecchie scorte sottratte ai canali ufficiali. Nell’ordinanza cautelare di 107 pagine, la gip di Roma Iole Moricca richiama la relazione tecnica dei militari, secondo cui la presenza di nitrodiglicole (EGDN) e dinitrotoluene (DNT) “rimanda con elevata probabilità a materiale obsoleto o proveniente da scorte sottratte ai canali ufficiali”. I Ris aggiungono che il rinvenimento di queste sostanze “deve essere interpretato non come indice di tecnologie moderne o di competenze tecniche evolute, ma come indicatore di una filiera illecita che attinge a materiale datato, conservato in modo non idoneo e sottratto da tempo ai canali di tracciabilità”.
“Sono andato a mettere la bomba, facciamo la storia”
“La bomba sono andato a mettere là, facciamo la storia”. Lo afferma Antonio Passariello, uno dei quattro arrestati in una intercettazione contenuta nell’ordinanza cautelare nell’ambito delle indagini sull’attentato avvenuto lo scorso ottobre fuori dall’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci.
Gip: “Rischio concreto strage per presenza veicoli a gas”
L’ordigno fatto esplodere davanti all’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci avrebbe potuto provocare conseguenze ben più gravi. Lo sottolinea la gip di Roma Iole Moricca nell’ordinanza cautelare di 107 pagine, evidenziando che davanti alla casa “erano parcheggiati due veicoli dotati di impianto a gas, la cui deflagrazione – non verificatasi per caso fortuito – avrebbe potuto determinare conseguenze ulteriormente devastanti”.
Fu offerta la fuga in Spagna agli indagati
Dopo l’attentato a Sigfrido Ranucci, agli indagati sarebbe stata prospettata la possibilità di espatriare per sottrarsi alle indagini. È quanto emerge dall’ordinanza cautelare della gip di Roma Iole Moricca, che richiama una serie di conversazioni intercettate nelle quali ad Antonio Passariello viene proposto di lasciare l’Italia per 10-15 giorni, scegliendo tra Spagna, Austria e Francia. Alla domanda sulla destinazione, Passariello risponde: “In Spagna”.
Secondo la giudice, oltre al viaggio sarebbero stati garantiti una carta ricaricabile, denaro per il soggiorno, contatti sul posto e indicazioni per eludere le investigazioni, come l’utilizzo di telefoni e schede usa e getta. In un’altra conversazione viene anche prospettato un sostegno economico di 200 euro al giorno per un mese di permanenza in Spagna. Per la gip, questi elementi dimostrerebbero “l’esistenza di un soggetto terzo, ritenuto riconducibile al mandante dell’attentato, in grado di assicurare supporto logistico ed economico agli esecutori materiali” e confermano il “concreto pericolo di fuga” degli indagati.
Mandante ancora ignoto
L’attentato contro Sigfrido Ranucci sarebbe stato eseguito su incarico di un mandante non ancora identificato. È quanto emerge dall’ordinanza cautelare della gip di Roma Iole Moricca, secondo cui gli elementi raccolti delineano l’esistenza di “un soggetto terzo o di un gruppo di soggetti terzi” che avrebbe organizzato e sostenuto l’azione degli esecutori materiali.
Sei giorni prima il sopralluogo davanti alla casa
Il gruppo che avrebbe eseguito l’attentato contro Sigfrido Ranucci avrebbe effettuato un sopralluogo davanti all’abitazione del giornalista sei giorni prima dell’esplosione. Lo ricostruisce l’ordinanza cautelare della gip di Roma Iole Moricca, secondo cui gli indagati avrebbero monitorato la zona prima di tornare sul posto per collocare l’ordigno. Il sopralluogo è documentato dagli accertamenti investigativi e costituisce, secondo il giudice, uno degli elementi che dimostrerebbe la premeditazione dell’azione.
I movimenti ricostruiti con telecamere e lettori targhe
L’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci si fonda su una capillare ricostruzione degli spostamenti degli indagati attraverso immagini di videosorveglianza, lettori automatici di targhe e altri accertamenti tecnici. Nell’ordinanza cautelare di 107 pagine, la gip di Roma Iole Moricca ripercorre il tragitto della Fiat 500X utilizzata dal gruppo, documentandone gli spostamenti dall’Avellinese fino a Torvaianica e il successivo rientro. La ricostruzione è stata effettuata incrociando filmati di telecamere pubbliche e private, sistemi di rilevazione targhe, dati di geolocalizzazione e sopralluoghi degli investigatori, consentendo di seguire pressoché integralmente il percorso del commando prima e dopo l’attentato.
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