SISMA IN VENEZUELA, CINQUE VITTIME ITALO-VENEZUELANE: IL DOLORE DI UNA COMUNITÀ DI 150MILA PERSONE

29 Giugno 2026 - 13:17
0

Confermate le morti di Giuseppe Colaianni, Francesca Mannina ed Enzo Cuomo, mentre l’identità di altre due vittime non è stata ancora resa pubblica. Decine di italiani e cittadini con doppia nazionalità risultano ancora dispersi nelle aree devastate di Caracas e La Guaira

Il numero delle vittime italo-venezuelane del terremoto che ha colpito il nord del Venezuela è salito a cinque. Le autorità hanno finora reso pubbliche le identità di Giuseppe Colaianni, Francesca Mannina ed Enzo Cuomo, mentre i nomi di altre due persone non sono ancora stati comunicati, in attesa del completamento delle procedure di identificazione e dell’informazione ai familiari.

Il bilancio italiano si inserisce in una tragedia di proporzioni ancora difficili da definire. Le due violentissime scosse del 24 giugno hanno devastato aree densamente popolate del Paese, colpendo in modo particolare la capitale Caracas, lo Stato costiero di La Guaira e numerosi centri situati lungo la fascia settentrionale. Interi edifici sono crollati, migliaia di persone hanno perso la propria abitazione e le squadre di soccorso continuano a lavorare tra macerie instabili, infrastrutture danneggiate e frequenti scosse di assestamento.

Il bilancio nazionale ha superato le 1.400 vittime, ma resta provvisorio. Decine di migliaia di famiglie hanno segnalato persone delle quali non riescono ad avere notizie. Alcuni dispersi potrebbero essersi allontanati senza riuscire a comunicare a causa delle interruzioni elettriche e telefoniche; altri, invece, sono ancora ricercati negli edifici crollati.

Per la comunità italiana in Venezuela il terremoto ha assunto una dimensione particolarmente dolorosa. Nel Paese vivono circa 150mila cittadini iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, molti dei quali possiedono anche la cittadinanza venezuelana. Il numero reale delle persone di origine italiana è molto più elevato, perché comprende figli, nipoti e pronipoti degli emigrati arrivati soprattutto nel secondo dopoguerra.

Quasi la metà degli iscritti all’Aire risiederebbe nelle regioni maggiormente colpite, in particolare nell’area metropolitana di Caracas e lungo la costa di La Guaira. Si tratta di territori nei quali l’emigrazione italiana ha lasciato un’impronta profonda nell’edilizia, nel commercio, nell’industria, nella ristorazione e nella vita culturale del Venezuela.

GIUSEPPE COLAIANNI, MORTO DOPO AVER SALVATO LA MOGLIE

La prima vittima italo-venezuelana identificata è stata Giuseppe Colaianni, 55 anni, originario di Calascibetta, in provincia di Enna.

Colaianni viveva a La Guaira, una delle città più gravemente danneggiate dal terremoto. Al momento del crollo della propria abitazione sarebbe riuscito a mettere in salvo la moglie, prima di rimanere schiacciato sotto le macerie.

La coppia era tornata in Venezuela da pochi mesi, dopo avere trascorso un periodo in Europa vicino ai figli. Colaianni lavorava nel settore della logistica ed era conosciuto nella comunità locale come una persona riservata e legata alla famiglia.

La conferma della morte ha raggiunto anche Calascibetta, dove il cognome della famiglia è ancora conosciuto e dove la notizia è stata accolta con profonda partecipazione. Come accade per molte famiglie italo-venezuelane, il rapporto con il paese d’origine non era mai stato interrotto, nonostante gli anni trascorsi in Sudamerica.

La vicenda di Colaianni racconta anche la rapidità con la quale il terremoto ha colpito. Le due scosse principali si sono succedute in meno di un minuto, lasciando pochissimo tempo per abbandonare gli edifici. In molte abitazioni le scale sono crollate immediatamente, gli ascensori si sono bloccati e le vie di fuga sono state ostruite da muri e solai.

FRANCESCA MANNINA, RITROVATA SULLA SOGLIA DI CASA

La seconda vittima confermata è Francesca Mannina, 42 anni, nata in Venezuela da una famiglia originaria di Balestrate, in provincia di Palermo.

La donna si trovava nel residence Pin High, a La Guaira, quando il sisma ha fatto crollare parte dell’edificio. Il marito, Roberto Santilli, era riuscito a uscire e a mettersi in salvo. Per alcuni giorni la sua sopravvivenza aveva alimentato nei familiari la speranza che anche Francesca fosse riuscita a raggiungere una zona sicura.

Parenti e amici avevano diffuso fotografie, numeri telefonici e appelli sui social network, controllando ospedali, centri di accoglienza ed elenchi dei sopravvissuti. Il corpo della donna è stato infine ritrovato sulla soglia del proprio appartamento, dove sarebbe rimasta intrappolata mentre cercava di fuggire.

Francesca era laureata in commercio internazionale e lavorava nell’attività di famiglia. Conservava un rapporto molto stretto con Balestrate, il paese dal quale erano partiti i genitori e nel quale tornava regolarmente.

La sua morte ha colpito una comunità siciliana che da generazioni mantiene legami familiari ed economici con il Venezuela. Nel centro palermitano vivono ancora numerosi parenti di persone emigrate nel Paese sudamericano e molte famiglie seguono con apprensione le operazioni di ricerca.

La storia di Francesca mostra quanto sia difficile, nelle ore successive a una catastrofe, distinguere tra dispersi, feriti ricoverati senza documenti e persone rimaste sotto gli edifici. La mancanza di liste complete e le difficoltà nelle comunicazioni hanno prolungato l’attesa dei familiari, costretti a cercare informazioni attraverso canali ufficiali, conoscenti e volontari presenti sul territorio.

LA FAMIGLIA CUOMO E IL CROLLO DEL PALAZZO PETUNIA

Il terzo nome italiano reso noto è quello di Enzo Cuomo, originario di Laviano, in provincia di Salerno.

Cuomo viveva con la moglie Trini Adrian e la figlia Isabella in un appartamento del palazzo Petunia, un edificio di quattordici piani nel quartiere Los Palos Grandes di Caracas. La struttura è collassata durante le scosse, riducendosi a un ammasso di cemento e ferri.

Dopo giorni di ricerche, i soccorritori hanno recuperato il corpo di Enzo. Secondo le informazioni diffuse successivamente, sono stati estratti dalle macerie anche i corpi della moglie e della figlia. Le autorità consolari stanno completando gli accertamenti sulla cittadinanza delle vittime e sulla loro inclusione nel bilancio ufficiale degli italiani e degli italo-venezuelani morti.

La vicenda della famiglia Cuomo presenta un legame tragico con un altro terremoto. I nonni di Enzo persero la vita nel sisma dell’Irpinia del 23 novembre 1980, che devastò numerosi comuni tra la Campania e la Basilicata, compreso il territorio di Laviano.

Quarantasei anni dopo, un altro terremoto ha colpito la stessa famiglia a migliaia di chilometri di distanza.

Il palazzo Petunia era stato costruito in una delle zone residenziali di Caracas ed era stato interessato in passato da lavori di consolidamento. Alcune ricostruzioni hanno riferito che l’edificio aveva già subito danni durante il terremoto del 1967, uno dei più gravi nella storia recente della capitale.

Saranno le indagini tecniche a stabilire perché la struttura sia crollata completamente mentre altri edifici circostanti sono rimasti in piedi. In tutto il Paese è iniziato il confronto sulla qualità delle costruzioni, sulla manutenzione e sull’effettiva applicazione delle norme antisismiche.

DUE VITTIME ANCORA SENZA NOME

Il bilancio comunicato parla di cinque vittime italo-venezuelane, ma l’identità di due persone non è stata ancora resa nota ufficialmente.

In questi casi le autorità attendono generalmente il completamento dell’identificazione e la comunicazione diretta ai parenti prima di diffondere i nomi. La procedura può richiedere tempo, soprattutto quando i documenti sono andati perduti, le salme non sono immediatamente riconoscibili o le persone possiedono una doppia cittadinanza.

Anche il numero dei dispersi italiani è in continua evoluzione. Nei giorni successivi al terremoto il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva parlato inizialmente di oltre quaranta italo-venezuelani dei quali non si avevano notizie. Alcuni sono stati successivamente localizzati, mentre per altri continuano le verifiche.

L’Ambasciata d’Italia a Caracas, i consolati, l’Unità di crisi della Farnesina e la rete delle associazioni italiane stanno confrontando le segnalazioni ricevute dalle famiglie con gli elenchi degli ospedali, dei centri di accoglienza e delle persone estratte dagli edifici.

Il lavoro è reso più difficile dalla presenza di molti cittadini con doppia nazionalità, che nei registri locali possono figurare soltanto come venezuelani, e dalla vastità dell’area interessata.

UNA COMUNITÀ COSTRUITA IN GENERAZIONI

La presenza italiana in Venezuela è il risultato di diverse ondate migratorie, ma quella più consistente si sviluppò dopo la Seconda guerra mondiale.

Tra la fine degli anni Quaranta e gli anni Sessanta decine di migliaia di italiani lasciarono un Paese ancora segnato dalla povertà, dalla disoccupazione e dalle distruzioni del conflitto. Molti scelsero il Venezuela, che in quel periodo stava vivendo una fase di crescita legata alle risorse petrolifere e alla modernizzazione delle città.

Arrivarono muratori, artigiani, tecnici, commercianti, agricoltori, imprenditori e professionisti. Parteciparono alla costruzione di quartieri, strade, attività produttive e servizi. Aprirono ristoranti, laboratori, negozi, imprese edili e stabilimenti industriali.

Caracas, Maracaibo, Valencia, Maracay, Barquisimeto e La Guaira divennero alcuni dei principali centri dell’emigrazione italiana.

Con il passare delle generazioni, la comunità si è profondamente integrata. Molti discendenti parlano spagnolo come prima lingua, hanno sposato cittadini venezuelani e si riconoscono pienamente in entrambe le identità.

La doppia appartenenza non è soltanto giuridica. Si manifesta nella lingua familiare, nella cucina, nelle associazioni regionali, nei circoli italiani, nelle scuole, nelle parrocchie e nei rapporti mantenuti con i comuni d’origine.

È per questo che il terremoto non riguarda soltanto cittadini italiani residenti all’estero. Colpisce un pezzo della storia dell’emigrazione nazionale e numerose comunità locali in Sicilia, Campania, Calabria, Abruzzo, Puglia, Veneto e nelle altre regioni dalle quali partirono migliaia di famiglie.

Dietro ogni nome inserito negli elenchi dei dispersi esistono legami che attraversano l’Atlantico: fratelli residenti in Italia, figli trasferiti in Europa, parenti rimasti nei paesi d’origine e famiglie divise tra più continenti.

I SOCCORSI ITALIANI

L’Italia ha inviato in Venezuela personale dei Vigili del fuoco, unità specializzate nella ricerca sotto le macerie, operatori sanitari e materiali per l’assistenza agli sfollati.

Le squadre lavorano insieme ai soccorritori venezuelani e alle missioni arrivate da altri Paesi. Le operazioni si concentrano soprattutto sugli edifici nei quali strumenti e cani da ricerca hanno rilevato possibili segnali di vita o nei quali le famiglie hanno indicato con precisione la presenza di persone al momento del crollo.

Il lavoro è particolarmente complesso. Le macerie sono instabili, le strade sono danneggiate e le scosse di assestamento possono provocare nuovi cedimenti. In alcuni quartieri la mancanza di mezzi pesanti ha costretto volontari e parenti a scavare inizialmente con attrezzi improvvisati.

Dopo i primi tre giorni, considerati il periodo più favorevole per ritrovare persone vive, le possibilità diminuiscono, ma non scompaiono. Anche a distanza di diversi giorni sono stati estratti alcuni sopravvissuti, tra cui bambini individuati grazie a scanner e strumenti acustici.

Le autorità venezuelane hanno dichiarato che le ricerche continueranno, pur dovendo affrontare contemporaneamente l’assistenza a migliaia di sfollati, il ripristino dell’elettricità, la distribuzione di acqua e cibo e la verifica della sicurezza degli edifici rimasti in piedi.

LE ALTRE COMUNITÀ STRANIERE COLPITE

Il sisma ha provocato vittime anche tra numerose altre comunità straniere e tra cittadini venezuelani in possesso di un secondo passaporto.

Il Portogallo risulta il Paese straniero maggiormente colpito. Secondo il ministero degli Esteri di Lisbona, almeno 28 cittadini portoghesi o con doppia cittadinanza hanno perso la vita e decine risultano ancora dispersi.

La presenza portoghese in Venezuela è storicamente molto numerosa, soprattutto nell’isola di Madeira e nelle regioni settentrionali del Paese. Molte famiglie gestiscono attività commerciali, panifici, supermercati e imprese di distribuzione.

La Cina ha confermato la morte di sette propri cittadini. La Spagna ha registrato almeno sei vittime e numerosi dispersi, mentre Brasile, Cile e Uruguay hanno comunicato decessi tra i rispettivi connazionali.

Questi numeri mostrano il carattere internazionale della società venezuelana, costruita nel corso del Novecento attraverso importanti flussi migratori europei, latinoamericani e asiatici.

Il terremoto ha colpito quartieri nei quali queste comunità vivevano da decenni, spesso all’interno di famiglie miste e di reti economiche ormai inseparabili dalla realtà locale.

UN BILANCIO ANCORA PROVVISORIO

Il numero dei morti, dei feriti e dei dispersi continuerà probabilmente a cambiare con l’avanzare delle ricerche.

Le liste ufficiali non coincidono sempre con quelle elaborate dalle famiglie, dai comuni, dalle associazioni e dai gruppi dell’opposizione venezuelana. Alcune persone segnalate come disperse sono state ritrovate nei centri di accoglienza o nelle abitazioni di parenti, mentre nuovi nomi vengono aggiunti man mano che vengono raggiunte le aree rimaste isolate.

Anche per la comunità italiana sarà necessario attendere il completamento delle identificazioni e delle verifiche consolari.

Al momento sono cinque le vittime indicate come italiane o italo-venezuelane. Tre nomi sono stati resi pubblici: Giuseppe Colaianni, Francesca Mannina ed Enzo Cuomo. Per altre due persone le autorità non hanno ancora diffuso l’identità.

Dietro questo bilancio vi è una comunità di circa 150mila cittadini iscritti all’Aire e un numero molto più ampio di venezuelani di origine italiana. Una comunità che ha partecipato alla costruzione del Paese, ne ha condiviso i periodi di sviluppo e le crisi e che oggi è direttamente coinvolta in una delle più gravi catastrofi della storia recente del Venezuela.

Fonti: Farnesina, ANSA, RaiNews

The post SISMA IN VENEZUELA, CINQUE VITTIME ITALO-VENEZUELANE: IL DOLORE DI UNA COMUNITÀ DI 150MILA PERSONE first appeared on Allora! Italian Australian News.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User