ULTIMA ORA — USA-IRAN, TEHERAN SMENTISCE L’INCONTRO DI DOHA: «NESSUNA RIUNIONE IN PROGRAMMA»
Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi nega che le delegazioni tecniche si incontreranno martedì nella capitale del Qatar. Restano aperti i contatti attraverso i Paesi mediatori, mentre persistono versioni differenti sull’attuazione dell’intesa provvisoria e sullo sblocco dei fondi iraniani
L’Iran ha smentito le indiscrezioni secondo cui una delegazione tecnica iraniana e una statunitense avrebbero dovuto incontrarsi martedì a Doha per proseguire i negoziati sull’attuazione dell’intesa provvisoria raggiunta tra Washington e Teheran.
La precisazione è arrivata dal viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, membro della squadra negoziale, che ha escluso la presenza in calendario di una riunione dei gruppi di lavoro nel corso della settimana.
«Non è in programma per questa settimana alcuna riunione tecnica dei gruppi di lavoro», ha dichiarato Gharibabadi, citato dalle agenzie iraniane.
Il rappresentante di Teheran ha tuttavia confermato che i contatti diplomatici non sono stati interrotti e che proseguono le consultazioni con il Qatar e con gli altri Paesi impegnati nella mediazione.
«Sebbene le consultazioni con il Qatar, anche riguardo al monitoraggio dell’attuazione degli impegni della controparte, siano in corso come di consueto, le notizie diffuse da alcuni media su presunti colloqui tecnici dei gruppi di lavoro a Doha non sono confermate», ha precisato.
Secondo Gharibabadi, il primo ciclo di incontri tecnici verrà convocato soltanto quando saranno create le condizioni necessarie e dopo che le parti avranno concordato formalmente data e luogo.
La posizione iraniana contrasta con le indicazioni circolate nelle ore precedenti, secondo cui Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un accordo per sospendere gli attacchi reciproci e riprendere rapidamente il confronto tecnico nella capitale del Qatar.
Fonti statunitensi avevano parlato di colloqui destinati ad affrontare gli aspetti operativi dell’intesa, compresa la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, l’applicazione delle misure di de-escalation e il rispetto degli impegni assunti dalle due parti.
La smentita di Teheran non esclude la possibilità di un futuro incontro, ma mostra quanto rimanga fragile e complesso il processo diplomatico. Washington e Teheran continuano infatti a fornire ricostruzioni differenti sia sul calendario dei negoziati sia sul contenuto delle intese raggiunte.
LE CONSULTAZIONI ATTRAVERSO I MEDIATORI
Gharibabadi ha chiarito che il dialogo continua attraverso i Paesi mediatori, in particolare Qatar e Pakistan, che nelle ultime settimane hanno svolto un ruolo centrale nel mantenimento dei canali di comunicazione tra Stati Uniti e Iran.
La mediazione indiretta resta necessaria perché i due governi non dispongono di relazioni diplomatiche formali e affrontano il negoziato in un clima caratterizzato da profonda diffidenza.
Le consultazioni riguardano non soltanto il possibile proseguimento dei colloqui politici, ma anche la verifica dell’attuazione degli impegni già annunciati. Tra i temi più delicati figurano la cessazione degli attacchi, la sicurezza della navigazione commerciale, il futuro del programma nucleare iraniano e il progressivo allentamento delle sanzioni.
La creazione di gruppi tecnici dovrebbe consentire alle parti di affrontare gli aspetti concreti dell’accordo, separandoli almeno in parte dalle dichiarazioni politiche e dalle pressioni interne.
Proprio la mancanza di una data condivisa dimostra però che la fase operativa non è ancora pienamente avviata.
VERSIONI DIFFERENTI TRA WASHINGTON E TEHERAN
Secondo fonti statunitensi citate dalla stampa internazionale, i colloqui tecnici avrebbero dovuto riprendere a Doha dopo l’intesa raggiunta per sospendere le ostilità e ridurre il rischio di nuovi incidenti nella regione.
Da parte americana era stata manifestata la convinzione che le delegazioni potessero discutere già questa settimana le modalità di applicazione del memorandum concordato.
Teheran sostiene invece che nessun incontro sia stato ancora fissato e che il confronto tecnico potrà iniziare soltanto dopo un accordo preciso su tempi e sede.
Le due versioni non escludono necessariamente l’esistenza di contatti preparatori, ma mostrano una diversa valutazione dello stato dei negoziati.
Washington sembra voler presentare il processo come già entrato nella fase di attuazione, mentre l’Iran mantiene una posizione più prudente e lega ogni nuovo passaggio alla verifica degli impegni assunti dalla controparte.
Questa distanza riguarda anche la portata dell’intesa. Gli Stati Uniti hanno parlato di una sospensione degli attacchi e della ripresa della navigazione nello Stretto di Hormuz. L’Iran insiste sulla necessità che ogni misura venga applicata in modo reciproco e accompagnata da risultati concreti sul piano economico e finanziario.
PEZESHKIAN ANNUNCIA LO SBLOCCO DI SEI MILIARDI
Nel frattempo, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha annunciato che sei miliardi di dollari appartenenti all’Iran e attualmente congelati in Qatar sarebbero prossimi allo sblocco.
La somma rappresenterebbe la prima parte di circa dodici miliardi di dollari di fondi iraniani bloccati all’estero a causa delle sanzioni statunitensi.
Pezeshkian ha presentato la misura come uno dei risultati dell’intesa provvisoria e ha sostenuto che il denaro verrà restituito all’Iran.
Restano tuttavia da chiarire le modalità attraverso le quali i fondi saranno resi disponibili. In precedenti accordi, somme analoghe erano state depositate in conti sottoposti a controllo e utilizzabili esclusivamente per acquisti di carattere umanitario, come alimenti e medicinali.
Washington e Doha non hanno ancora confermato pubblicamente che il trasferimento sia stato completato o che Teheran possa utilizzare liberamente le risorse.
La questione dei beni congelati rappresenta uno dei punti centrali del negoziato. Per l’Iran, lo sblocco dei fondi costituisce una prova concreta della disponibilità americana ad applicare l’accordo. Per gli Stati Uniti, invece, ogni concessione economica deve essere collegata al rispetto degli impegni assunti da Teheran.
IL NODO DELLO STRETTO DI HORMUZ
La ripresa del dialogo è strettamente legata alla situazione nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti per il commercio mondiale di petrolio e gas.
Gli scontri e gli attacchi registrati nella regione hanno aumentato i timori per la sicurezza delle navi commerciali e per la stabilità delle forniture energetiche.
Le indiscrezioni sui colloqui di Doha avevano contribuito inizialmente a ridurre le tensioni sui mercati, ma le incertezze sul calendario diplomatico e i nuovi incidenti hanno riportato il prezzo del greggio in rialzo nelle contrattazioni asiatiche.
Gli operatori seguono con attenzione ogni dichiarazione proveniente da Washington e Teheran, perché anche una limitazione temporanea della navigazione nello stretto potrebbe avere conseguenze significative sui prezzi dell’energia e sull’economia globale.
L’accordo provvisorio dovrebbe garantire la libera circolazione delle navi e creare meccanismi di comunicazione per evitare che incidenti militari o attacchi isolati provochino una nuova escalation.
La sua applicazione dipende però dalla capacità delle due parti di concordare procedure verificabili e di evitare iniziative unilaterali.
UNA TREGUA ANCORA FRAGILE
La smentita iraniana non rappresenta necessariamente la fine del negoziato, ma conferma la fragilità della tregua e la difficoltà di trasformare le dichiarazioni politiche in un percorso diplomatico stabile.
Nelle ultime ore sono proseguiti gli scambi di accuse sulle responsabilità degli attacchi e sul rispetto degli impegni assunti. Ogni episodio militare rischia di rallentare il confronto tecnico e di rafforzare, sia negli Stati Uniti sia in Iran, le componenti contrarie a un compromesso.
Il governo iraniano deve inoltre dimostrare all’opinione pubblica interna di non avere accettato un accordo privo di benefici concreti, soprattutto in materia di sanzioni, esportazioni petrolifere e disponibilità dei fondi congelati.
L’amministrazione statunitense, dal canto suo, deve assicurare che qualsiasi alleggerimento delle pressioni economiche sia accompagnato da garanzie sulla sicurezza della navigazione e sul contenimento delle attività militari iraniane nella regione.
Il Qatar continua a svolgere un ruolo centrale. Doha mantiene rapporti con entrambe le parti e ospita i fondi iraniani al centro del confronto. La sua attività di mediazione potrebbe consentire la convocazione dei gruppi tecnici, ma al momento non esiste una data ufficialmente riconosciuta da Washington e Teheran.
LE TENSIONI REGIONALI
La crisi tra Stati Uniti e Iran si inserisce in un quadro mediorientale ancora segnato da diversi fronti aperti.
In Libano, il presidente del Parlamento ha respinto l’ipotesi di un accordo con Israele alle condizioni attualmente proposte, mentre continuano le tensioni lungo il confine e resta irrisolta la questione della presenza militare israeliana nel sud del Paese.
Nella Striscia di Gaza, un attacco israeliano ha provocato tre vittime, tra cui un bambino, secondo quanto riportato da fonti locali e dai mezzi d’informazione regionali.
Questi sviluppi incidono direttamente sui negoziati con l’Iran, che considera la situazione libanese e palestinese parte del confronto più ampio sulla sicurezza regionale.
Teheran ha più volte sostenuto che una stabilizzazione duratura non possa limitarsi allo Stretto di Hormuz, ma debba comprendere anche il Libano e gli altri teatri di crisi.
Gli Stati Uniti cercano invece di separare i diversi dossier e di ottenere innanzitutto una riduzione immediata degli attacchi contro le proprie basi e contro il traffico marittimo.
NESSUNA DATA UFFICIALE PER IL NUOVO INCONTRO
Al momento non esiste quindi una conferma ufficiale dell’incontro di Doha indicato per martedì.
L’Iran ha negato che la riunione sia in programma questa settimana, pur confermando la prosecuzione delle consultazioni diplomatiche attraverso i mediatori.
Il primo ciclo dei gruppi tecnici potrà essere convocato soltanto dopo un nuovo accordo su data, luogo e condizioni politiche.
La diplomazia resta attiva, ma non ha ancora prodotto un calendario condiviso.
Le prossime ore saranno decisive per comprendere se la smentita rappresenti soltanto un rinvio, una pressione negoziale o un segnale di difficoltà più profonda nel processo di de-escalation tra Washington e Teheran.
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