Sit-in degli operatori dei centri di accoglienza a Genova: “Mancano risorse e personale specializzato”

16 Luglio 2026 - 13:10
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Sit-in degli operatori dei centri di accoglienza a Genova: “Mancano risorse e personale specializzato”
presidio operatori centri accoglienza

Genova. Un sit-in questa mattina davanti alla prefettura di Genova da parte degli operatori dei centri di accoglienza presenti in città per migliorare le condizioni di lavoro, ma anche il sistema stesso.

“Siamo davanti alla prefettura per chiedere maggiori tutele: per noi lavoratori del settore e per le persone accolte e chiediamo l’apertura di tavoli in grado di dialogare per migliorare il sistema accoglienza”, spiega ​Pietro Polimeni, operatore legale e coordinatore di tre centri di accoglienza a Genova.

I lavoratori chiedono risposte strutturate e non emergenziali di fronte a un sistema privo di risorse e personale specializzato per la gestione di casi complessi.

‘Purtroppo i sistemi in grado di gestire persone con vulnerabilità e quindi tutelare i loro diritti ad oggi sono pochissimi — afferma Polimeni − noi come privati ci stiamo facendo carico di una serie di servizi che dovrebbero essere in capo alle istituzioni e che a oggi non hanno mai risposto in maniera strutturata”. Di qui la richiesta urgente di “un tavolo di confronto con la prefettura, da cui dipendono le accoglienze, e con gli enti sanitari e sociali competenti per individuare soluzioni che rafforzino il sistema”.

Al presidio anche don Giacomo Martino, coordinatore diocesano della Migrantes: “Sono per accompagnare i dipendenti delle cooperative che stanno richiedendo a gran voce un intervento delle istituzioni, in particolare la prefettura, affinché le persone estremamente fragili che sono affidate vengano effettivamente prese in carico da strutture che siano capaci, da strutture sanitarie − ha spiegato − noi siamo strutture di accoglienza, che sono chiamate ad accogliere piuttosto che a curare”.

Il sacerdote ha inoltre denunciato i recenti tagli ai servizi essenziali: “Intanto dai bandi ultimamente è scomparsa l’assistenza psicologica, la scuola di italiano e tutta la parte burocratica“.

‘Negli ultimi anni – si legge nella nota dei lavoratori – ci troviamo sempre più spesso a seguire persone con fragilità sanitarie, psicologiche e sociali molto complesse, in un contesto in cui mancano completamente le risorse, gli strumenti e il personale specializzato’. Una situazione che incide direttamente sulla qualità dei percorsi e sulle condizioni di lavoro degli operatori, chiamati a gestire problematiche sanitarie gravi senza averne gli strumenti.

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