SK hynix: crisi RAM peggiorerà nel 2027 e durerà fino al 2030
La crisi della RAM peggiorerà nel corso del 2027. Questa è la previsione del CEO di SK hynix (Kwak Noh-Jung), uno dei tre maggiori produttori mondiali. Le difficoltà di approvvigionamento dovrebbero continuare fino al 2030. Ciò significa che ci saranno meno prodotti sul mercato e i prezzi aumenteranno ancora. L’azienda coreana ha intanto battuto il record di una IPO straniera al Nasdaq.
Altri quattro anni di purgatorio?
Dallo scorso anno è aumentata esponenzialmente la domanda di memorie ad alte prestazioni per data center, ovvero la HBM (High Bandwidth Memory) installata nei server AI. SK hynix, Samsung e Micron hanno ovviamente deciso di incrementare la produzione trascurando la DRAM utilizzata nei prodotti consumer, come testimoniano gli enormi profitti registrati dalle tre aziende. Il CEO di SK hynix ha dichiarato che il 2027 sarà l’anno peggiore per quanto riguarda la fornitura dei chip.
L’azienda coreana ha annunciato che raddoppierà la produzione nei prossimi 5 anni, ma i clienti hanno comunicato che non è sufficiente. In pratica, la domanda è nettamente superiore all’offerta.
La capacità produttiva è già al massimo e la costruzione di nuove fabbriche richiede anni (Kwak Noh-Jung ipotizza investimenti negli Stati Uniti). Secondo il CEO, l’attuale crisi durerà almeno fino al 2030 e forse anche oltre. Circa due mesi fa erano circolate indiscrezioni su regali che avrebbero proposto alcuni clienti per ricevere un trattamento di favore nella fornitura dei chip.
Le parole del CEO rappresentano una cattiva notizia per i consumatori. I prezzi dei dispositivi continueranno a crescere, quindi diminuirà il numero di utenti che aggiorneranno il PC o acquisteranno nuovi modelli. Questo è uno dei motivi per cui Microsoft ha deciso di prorogare il supporto esteso per Windows 10. Ma secondo il CEO di Micron, la colpa è dei consumatori che cercano di risparmiare.
IPO record per SK hynix
SK hynix ha completato con successo l’IPO alla Borsa di New York. Sono state collocate 177.900.000 azioni a 149 dollari per un totale di circa 26,5 miliardi di dollari.
Si tratta dell’offerta pubblica iniziale più grande della storia per un’azienda non statunitense (il precedente record era di Alibaba con 25 miliardi di dollari nel 2014). Durante il primo giorno di contrattazioni (venerdì 10 luglio), il valore delle azioni ha raggiunto i 170 dollari prima di chiudere a circa 168 dollari (+13%).
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