Sky acquisisce ITV Media: accordo da 1,6 mld sterline per sfidare Netflix e YouTube

06 Luglio 2026 - 13:30
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Dopo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, arriva l’ufficialità: Comcast, proprietaria di Sky, ha raggiunto un accordo per rilevare la divisione Media & Entertainment di ITV in un’operazione che può arrivare, debito compreso, a 1,6 miliardi di sterline. Tradotto: Sky mette le mani sul principale broadcaster commerciale free-to-air del Regno Unito, mentre ITV separa la televisione e lo streaming dalla produzione.

COSA CAMBIA PER ITV

Nell’accordo entrano i canali in chiaro di ITV e la piattaforma streaming ITVX. Resta fuori ITV Studios, che continuerà a operare come società autonoma, quotata a Londra, concentrata sulla produzione e distribuzione di contenuti. È una delle operazioni più pesanti nella storia recente dei media britannici, ma soprattutto è il segnale di quanto sia cambiato il mercato: la TV lineare perde forza, il pubblico si divide tra mille piattaforme e la concorrenza vera non arriva più soltanto dagli altri canali, ma da Netflix, YouTube, Amazon, Disney e dal resto della grande macchina globale dello streaming.

La struttura economica dell’intesa è questa: 1,2 miliardi di sterline in contanti alla chiusura, fino a 200 milioni aggiuntivi legati all’andamento della raccolta pubblicitaria nel 2027 e il trasferimento a ITV Studios di Love Productions, la società di Sky che produce programmi come “The Great British Bake Off”, valutata 200 milioni di sterline. ITV prevede proventi netti per circa 1,05 miliardi, dopo costi di separazione e transazione stimati in 185 milioni. Una parte servirà a ridurre il debito; il resto, circa 950 milioni, dovrebbe tornare agli azionisti.

Con la cessione, ITV cambierà pelle. Il gruppo resterà quotato a Londra, ma il suo baricentro diventerà ITV Studios: produzione e distribuzione di contenuti, per il mercato britannico e per i clienti internazionali. Continuerà quindi a lavorare anche per la futura ITV controllata da Sky, ma senza rinunciare ai rapporti con broadcaster e piattaforme globali. Nel catalogo restano alcuni dei titoli più riconoscibili della TV britannica, da “Love Island” a “Coronation Street”, passando per “Emmerdale” e “I’m a Celebrity... Get Me Out of Here!”, oltre a produzioni realizzate per gruppi come Disney e Apple TV.

PUBBLICITÀ E SERVIZIO PUBBLICO

Per evitare una rottura troppo netta con ITV Studios, Sky si è impegnata a spendere almeno 2,1 miliardi di sterline in contenuti tra il 2028 e il 2032. Le società hanno rassicurato anche il pubblico: nessun cambiamento immediato per i programmi più popolari, da “This Morning” a “Loose Women”, fino a “Lorraine”, “News at Ten” e ai principali eventi sportivi live. La nuova ITV targata Sky, almeno all’inizio, dovrebbe quindi cambiare proprietà senza cambiare volto davanti agli spettatori.

La chiusura dell’operazione è attesa nella seconda metà del 2027,
dopo il vaglio delle autorità. Il punto più delicato sarà la raccolta pubblicitaria. Secondo le stime citate da Reuters, la combinazione Sky-ITV potrebbe arrivare a pesare per oltre il 70% del mercato della pubblicità televisiva nel Regno Unito, includendo anche alcuni contratti di vendita pubblicitaria per terzi. Sky potrebbe quindi essere chiamata ad accettare correttivi, per esempio rinunciando ad alcuni accordi commerciali con altri broadcaster.

C’è anche una questione di servizio pubblico. ITV è obbligata per legge a garantire un’offerta gratuita almeno fino al 2034 in base alla propria licenza. Questo rende l’acquisizione più sensibile di una normale operazione industriale: Sky non compra soltanto canali, diritti e una piattaforma streaming, ma un marchio che ha ancora un ruolo preciso nella vita pubblica britannica.

Dana Strong, CEO di Sky, ha definito l’accordo un momento decisivo per i media britannici. Andrew Cosslett, presidente di ITV, ha presentato l’intesa come una scelta per preservare il ruolo dell’emittente in una fase di cambiamento rapido del settore. Il senso dell’operazione è chiaro: creare un gruppo con dimensioni maggiori, più forza pubblicitaria e più capacità di investimento, in un mercato in cui i vecchi broadcaster non competono più solo tra loro.


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