Social Crew, raccontare l’oratorio estivo in modo nuovo
I ragazzi con suor Damaris
I ragazzi con suor DamarisUn’occasione concreta per formare gli adolescenti a un uso consapevole del digitale, rendendoli protagonisti e raccontando l’oratorio con nuovi linguaggi. Questo è Social Crew Oratorio – Nuovi narratori digitali. Un progetto innovativo, offerto gratuitamente come opportunità educativa, promosso dalla Fondazione degli Oratori Milanesi e sostenuto da Banca Intesa San Paolo. Cinquanta gli oratori ambrosiani coinvolti.
Allora perché non andare a vedere nel concreto come è stato realizzato il Social Crew nel periodo dell’oratorio estivo? In una della “storie” in cui il magazine settimanale di informazione religiosa “Chiesa nella Città” racconta la vita buona delle nostre comunità, protagonista è così diventato il gruppo “Crew” del Sacro Cuore a Ponte Lambro, popolosa parrocchia alla periferia sud-est di Milano. Sette tra ragazzi e ragazze di età media 17 anni, tutti studenti, che hanno voluto mettersi alla prova e che mostrano orgogliosi i video realizzati per Instagram, descrivendo giorno per giorno il loro oratorio, gli spazi e le attività.
Utile e divertente
«Durante queste settimane di oratorio estivo abbiamo messo in atto tutto quello che abbiamo studiato e imparato durante l’anno e così abbiamo confezionato dei video, che magari non sono perfetti, ma che a noi piacciono. Ci siamo divertiti e abbiamo fatto qualcosa di utile», spiega Chiara. «Volevamo mostrare il nostro impegno, ma anche quello dei bambini che sono qui con noi all’oratorio estivo», aggiunge Rebecca.
«Ho scelto di far parte del Social Crew perché volevo provare un’esperienza nuova, ma anche per riuscire a condividere le mie emozioni e tutto ciò che facciamo in oratorio anche con altre persone che, magari, non ne fanno parte. Con il gruppo Social Crew abbiamo lavorato a questo progetto prima che iniziasse l’oratorio feriale e credo che abbiamo lavorato bene», riflette da parte sua Raylon, che frequenta il liceo scientifico e l’anno prossimo andrà in seconda.
Narratori digitali
Se l’obiettivo di Social Crew è contribuire a costruire una redazione digitale oratoriana stabile – una sorta di “equipaggio” digitale -, si può dire che lo scopo sia stato perfettamente raggiunto. Ossia, quello di un gruppo di adolescenti e ragazzi, guidati da uno o più educatori, che può imparare a usare i social media con creatività e responsabilità, diventando così i “nuovi narratori digitali” della vita dell’oratorio.
«Ci teniamo a mantenere fresca la mente dei bambini e proprio per questo ci impegniamo nel laboratorio dei compiti – esemplifica Shenuca, il più “anziano” (si fa per dire), è al secondo anno di Università -. È significativo, secondo noi, che questa narrazione arrivi anche alle famiglie, che così possono vedere come sono seguiti e cosa fanno i loro figli. Ai giorni nostri i social sono molto importanti per tutti, e quindi volevamo, attraverso questo strumento, far capire cosa proviamo».

Un utilizzo consapevole
A prendere la parola è suor Damaris Rodriguez, religiosa delle Marcelline, residente in parrocchia e responsabile dell’oratorio: «Il nostro oratorio ha voluto partecipare a questo progetto di Social Crew perché abbiamo considerato che il tema dei social sia oggi cruciale soprattutto per i ragazzi. Abbiamo visto, quindi, l’iniziativa della Fom anche come un’opportunità formativa per imparare un modo nuovo, utile e più consapevole dell’uso dei social. Nel nostro caso – siamo una realtà oratoriana che sta crescendo già da un po’ di anni – Social Crew è servito anche per aprire finalmente la nostra pagina Instagram».
«La cosa che mi è piaciuta di più è stata registrare i video perché, sia nei momenti seri, sia in quelli divertenti, è stato bello stare insieme anche sbagliando», continua Lona Sofia. E la migliore testimonianza di ciò che dice è un video dove, in modo scherzoso, si autopresenta il parroco don Alberto Bruzzolo.
«I ragazzi si stanno divertendo a mostrare ciò che è il loro oratorio – conferma suor Damaris – che per noi vuol dire accogliere anche nella diversità ed è bello che loro, in prima persona, si stiano tanto impegnando. Abbiamo iniziato da zero e, con i pochi mezzi che abbiamo, siamo riusciti a realizzare qualcosa che ci sta a cuore: raccontare con un sorriso ciò che si vive».
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