Social vietati sotto i 16 anni: i Paesi che tutelano i minori, e l'Italia?

12 Giugno 2026 - 14:51
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Social vietati sotto i 16 anni: i Paesi che tutelano i minori, e l'Italia?

L’Australia lo ha fatto a dicembre 2025, ha vietato l’accesso ai social media sotto i 16 anni, con multe salatissime per le piattaforme che non rispettano il divieto. Da allora, il domino è partito. Quattordici paesi, dall’Europa al Sud-est asiatico, stanno seguendo la stessa strada. Chi sostiene questi divieti li considera una risposta a cyberbullismo, dipendenza e rischi per la salute mentale dei minori. Chi li critica teme invece controlli invasivi sull’età, un eccessivo intervento dello Stato e dubbi sull’efficacia reale. Ecco dove si sta muovendo il mondo, e dove l’Italia è rimasta ferma.

Sempre più paesi vietano i social ai minori: la mappa

L’Australia ha aperto la strada, con Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok, X, YouTube, Reddit e altri vietati sotto i 16 anni. WhatsApp e YouTube Kids sono esclusi dal divieto. Le piattaforme devono verificare l’età, non basta che l’utente la inserisca da solo.

La Francia ha approvato il divieto sotto i 15 anni a gennaio, il disegno di legge deve ancora passare al Senato. La Turchia ha approvato il divieto sotto i 15 anni ad aprile e ora attende la firma del presidente Erdogan. L’Indonesia vieta sotto i 16 anni da marzo 2026 per piattaforme come YouTube, TikTok, Facebook e Roblox. La Malaysia prevede di implementare il divieto sotto i 16 anni quest’anno.

I paesi che stanno legiferando

La Danimarca si prepara al divieto sotto i 15 anni, potrebbe diventare legge a metà 2026, con un’app di verifica dell’età in sviluppo. Il Canada ha un disegno di legge per vietare sotto i 16 anni, potrebbe richiedere un anno per l’approvazione. La Grecia ha annunciato il divieto sotto i 15 anni da gennaio 2027. La Spagna prevede il divieto sotto i 16 anni, in attesa di approvazione parlamentare, con un progetto per rendere i dirigenti delle piattaforme personalmente responsabili dei discorsi d’odio.

I paesi che ci stanno pensando

Anche in Europa il dibattito è in pieno svolgimento. In Germania si è discusso a febbraio di un divieto per i minori di 16 anni, ma all’interno della coalizione di governo restano delle resistenze. Polonia e Slovenia stanno lavorando a norme che limiterebbero l’accesso ai social sotto i 15 anni, mentre l’Austria valuta una soglia di 14 anni. Nel Regno Unito, invece, il governo sta esaminando un possibile divieto per gli under 16 e ha avviato una consultazione con genitori, giovani e organizzazioni della società civile.

E l’Italia?

L’Italia è in ritardo evidente. Il disegno di legge 1136, firmato dalla senatrice Lavinia Mennuni di Fratelli d’Italia con 22 cofirmatari e il sostegno bipartisan delle opposizioni, è fermo all’ottava commissione permanente del Senato dall’ottobre 2025. Oltre otto mesi di stallo.

Il testo prevede il divieto di attivazione di account social sotto i 15 anni, la verifica dell’età tramite un mini-portafoglio nazionale e la nullità dei contratti stipulati da under 15. Il ministro dell’Istruzione Valditara ha annunciato un progetto per vietare i social sotto i 15 anni dopo episodi di violenza nelle scuole. Ma le proposte si accumulano e l’azione non arriva.

A livello europeo, il Parlamento ha votato con 483 voti favorevoli per fissare a 16 anni l’età minima per l’accesso ai social. Il Digital Fairness Act della Commissione von der Leyen è atteso per il quarto trimestre 2026. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, circa 100.000 adolescenti italiani tra i 15 e i 18 anni sono a rischio dipendenza da social media. Il 79% degli italiani è favorevole al divieto, secondo il Rapporto Italia 2026 dell’Eurispes.

La bozza del governo prevede anche multe ai genitori, una scelta che il MOIGE ha definito “inaccettabile” perché i genitori sono “parte lesa, non responsabile.” Il risultato è una paralisi: tutti d’accordo sul principio, nessuno d’accordo sui dettagli. E mentre l’Italia discute, l’Australia multa.

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