Sogni: dal bianco e nero passeremo... al 4K?
Se chiedeste a un millennial o a un membro della Gen Z se sogna a colori, vi guarderebbe con perplessità. Eppure, fino agli anni '50, la stragrande maggioranza delle persone intervistate sosteneva che il proprio mondo onirico fosse privo di colori. Cosa è cambiato? Nulla nel nostro cervello, ma tutto nel nostro input visivo.
Le moderne review scientifiche confermano che l'esposizione ai media prima di dormire è una variabile chiave che influenza il contenuto dei sogni. Una ricerca condotta anni fa da Eva Murzyn fa dell'Università di Dundee, ha rivelato che la transizione tra sogni in bianco e nero e sogni a colori ricalca quasi perfettamente l'avvento della televisione monocromatica.
I numeri del cambiamento: l'impatto dell'età
La ricerca di Murzyn ha evidenziato come l'esposizione ai media durante l'infanzia lasci un'impronta indelebile. I dati per fasce d'età mostrano differenze impressionanti:
Gli Over 55: chi è cresciuto con la TV monocromatica (bianco e nero!) riferiva di sognare a colori solo nel 20% dei casi. Circa un quarto di questa popolazione continuava a sognare regolarmente in scala di grigi.
I giovani (Under 25): per chi era nato nell'era del digitale, sognare in bianco e nero si rivelava un evento rarissimo, che riguardava meno dello 0,4% dei sogni totali.
. Cosa "entra" nei nostri sogni?
Non è solo il colore a passare dallo schermo alla mente. Studi più recenti hanno analizzato quanto i nuovi media (video, film, VR) vengano incorporati nei sogni:
tassi di incorporazione: le immagini di stimoli visivi pre-sonno appaiono nei sogni con frequenze variabili: tra il 3% e il 43% nei sogni REM e tra l'11% e il 35% nei sogni fatti a casa;
fattore interattività: i contenuti diventano più frequenti nei sogni se l'attività è interattiva: ad esempio, giocare a Tetris ha portato fino all'81% dei partecipanti a incorporarne gli elementi grafici nelle immagini ipnagogiche (così si definiscono le immagini o le sensazioni che si verificano nella fase di transizione tra la veglia e il sonno).
. Utilizzando ambienti visivi complessi, come paesaggi di scogliere, deserti o campi di lavanda, i ricercatori hanno scoperto che: i sognatori che hanno incorporato elementi dell'esperimento nei loro racconti onirici hanno mostrato una memoria visuo-spaziale significativamente migliore rispetto agli altri; tuttavia l'incorporazione è spesso frammentaria: nei sogni si rivedono pezzi di paesaggio, ma raramente si "sentono" odori legati all'esperienza. . Sognare aiuta a ricordare?
Esperimenti più recenti pubblicati su Scientific Reports hanno testato se sognare elementi di un'esperienza appena vissuta migliori la memoria. . Verso il futuro: sogneremo in Realtà Virtuale?
Oggi ci troviamo di fronte a una nuova svolta. Con l'esplosione dei visori VR e della realtà aumentata, la scienza osserva come questi media iper-immersivi possano indurre sogni specifici, come quelli di "volo", che secondo questo studio aumentano dal 1,7% al 7,1% dopo l'uso della VR.
Il nostro cervello è lo specchio della tecnologia che guardiamo: se oggi sogniamo a colori, lo dobbiamo forse più agli ingegneri elettronici degli anni '60 che alla nostra evoluzione biologica....
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