Spagna-Argentina, le pagelle di CM: Cubarsi mostruoso, Ferran Torres come Iniesta e Unai Simon senza voto. Dibu Martinez eroico, Messi fantasma
Tutti i voti della finale dei Mondiali.
La Spagna vince 1-0, batte l'Argentina e si laurea campione del Mondo per la seconda volta nella storia.
Di seguito, tutti i voti della finale dei Mondiali nelle nostre pagelle.
SPAGNA
Unai Simón SV: assolutamente inoperoso per tutta la partita, se non per un paio di uscite per spazzare la sfera sui lanci in profondità argentini. Il voto è spiegato da un semplice dato, ovvero gli zero tiri in porta dell'Argentina.
Porro 6,5: qualche sbavatura in fase di impostazione unita a qualche buona lettura difensiva su Nico Gonzalez. Con il passare dei minuti, prende coraggio e si affaccia con maggior irruenza nelle proiezioni offensive iberiche. E' dal suo traversone che nasce la rete che spedisce la Spagna nella storia.
Cubarsi 8: giocare a 19 anni, con questa personalità, una finale di una Coppa del Mondo non è proprio da tutti. Dirige il reparto e cura la regia del gioco dalle retrovie. Si guadagna anche la seconda ammonizione e conseguente espulsione di Enzo Fernandez con il suo secco anticipo sul pallone nel finale dei tempi regolamentari. Compie una chiusura tanto clamorosa quanto determinante al 120' sul traversone forte e basso di Simeone.
Laporte 6: in un paio di occasioni si perde Alvarez in profondità, ma per sua fortuna Unai Simon è attento e preciso a sventare ogni possibile pericolo. Nella ripresa, torna ai suoi livelli e alza la sua attenzione a livelli massimi. (Dal 99' Eric Garcia 6: entra e si piazza al centro della difesa con diligenza).
Cucurella 7: la corsia di sinistra è tutta per lui. Sale con grande dinamismo ad accompagnare le proiezioni offensive dei compagni, fornendo sempre una soluzione d'appoggio. Ottima la sua prestazione anche in fase difensiva dove non sbaglia una lettura.
Rodri 7: è sempre un piacere vedere giocare un signore del centrocampo a questi livelli. Amministra la manovra e filtra il gioco con eleganza e lucidità per quasi 100 minuti. (Dal 99' Zubimendi 6: ordinaria amministrazione per aiutare i suoi a diventare campioni del Mondo per la seconda volta nella storia).
Fabián Ruiz 5,5: prestazione sottotono da parte del metronomo dei campioni d'Europa. Lascia i compiti di impostazione al compagno di reparto, non fornendo però il giusto apporto in fase offensiva. Tanto equilibrio e poca passione. (Dal 62' Pedri 6: il quadrilatero formato con Rodri, Laporte e Cubarsi è quello da cui parte qualsiasi impostazione e manovra di gioco. Con le sue fiammate, si alza la qualità della manovra delle Furie Rosse).
Alex Baena 5,5: i suoi inserimenti e movimenti in profondità potevano essere una delle chiavi di lettura della sfida. Entra spesso in mezzo al campo per dare ampiezza alla manovra e permettere a Cucurella di occupare tutta la fascia mancina. Manca però di lucidità nelle scelte quando ha il pallone fra i piedi. (Dal 75' Nico Williams 7,5: il suo ingresso fornisce quel tocco di brio di cui la Spagna necessitava. Pecca di egoismo nel recupero divorandosi una grande occasione. Si riscatta prima con quel taglio e quel soffio di testa con il quale sfiora il goal nel primo tempo supplementare, impegnando in un miracolo il portiere avversario, e poi credendo sino in fondo su quel traversone profondo di Porro e spizzare di testa per la conclusione vincente di Ferran Torres).
Dani Olmo 6: si muove lungo tutta la trequarti, leggendo il gioco prima dei compagni e occupando quegli spazi vuoti che generano una sensazione di pericolo alla retroguardia dell'Albiceleste. Si spegne, però, con il passare dei minuti. (Dal 75' Merino 6,5: si posiziona sulla trequarti per regalare una soluzione in più e legare il gioco con Ferran Torres. Sfortunato lo step on foot, prima di sfiorare la rete con un colpo di testa che esce di un soffio. Dopo il vantaggio, abbassa il suo baricentro d'azione per tenere maggiormente il possesso del pallone).
Lamine Yamal 6: comincia subito come una vera spina nel fianco nella retroguardia argentina, avendo sui piedi la prima vera occasione della gara. Alla lunga, i problemi fisici che hanno accompagnato la vigilia di questa partita cominciano a farsi sentire e perde di brillantezza e vivacità. Si riprende nel secondo tempo, accennando qualche ottimo spunto che fa tribolare l'Argentina. La sua finale non rimarrà negli annali, ma è il risultato finale che conta per la storia.
Oyarzabal 5,5: prova a svariare per l'attacco e a lottare contro la fisicità della difesa dell'Argentina. Qualche buon dialogo con i colleghi, ma nulla di più, viene ben controllato da Lisandro Martinez prima e Otamendi poi. (Dal 62' Ferran Torres 8,5: entra per dare maggior smalto all'attacco spagnolo e si rende subito pericoloso con un colpo di testa che sporca i guantoni del Dibu Martinez. Dopo 106 minuti di dominio, diventa l'uomo del destino. Nel secondo tempo supplementare, come un certo Andres Iniesta).
Ct. De La Fuente 8: Nations League, Europei e Mondiali, ora il suo personale Triplete di manifestazioni internazionali vinte è completo. La sua Spagna è una squadra con la S maiuscola, che gioca a calcio - quello vero - a memoria, divinamente. Unisce sostanza alla straordinaria qualità dei suoi interpreti e li guida dritti verso una pagina di storia che rimarrà per sempre scritta e scolpita per i posteri. Ultima postilla, ci sarà un motivo se la sua Roja è imbattuta da 38 partite consecutive, primato assoluto strappato all'Italia considerando tutte le competizioni per una nazionale europea o sudamericana.
ARGENTINA
E. Martinez 8: dopo appena 4 minuti il primo intervento decisivo sulla conclusione ravvicinata di Yamal. Sicuro anche sul tentativo dalla distanza di Oyarzabal al 39', molto meno sulla conclusione da fuori di Dani Olmo al 64' che per sua fortuna finisce in angolo dopo che il pallone gli era sfuggito. Al posto giusto al momento giusto sul colpo di testa ravvicinato (66') di Ferran Torres, si salva in qualche modo pure sulla sassata di Pedro Porro (77'). Nonostante un dito rotto, è assolutamente insuperabile e dice di no, in pieno recupero, alla sventola di Nico Williams e poi sulla punizione allo scadere di Yamal. E' assolutamente prodigioso, all'inizio del primo supplementare, sul colpo di testa a botta sicura di Nico Williams. Si arrende soltanto alla giocata da centravanti vero di Ferran Torres.
Montiel 6: applicato, applicatissimo, in marcatura su un giocatore fastidioso come Baena che prova sempre a tagliargli alle spalle. Bravo anche nel contenere le accelerazioni di Cucurella. Ad inizio del secondo tempo è decisivo proprio nel precedere il nuovo esterno mancino del Real Madrid dopo l'ottimo inserimento di Dani Olmo. (Dal 58' Molina 5: sostanzialmente un match da copia e incolla rispetto al compagno che lo ha preceduto. Inizia su Alex Baena, chiude su un esterno con doti ancora più spiccatamente da uno contro uno come Nico Williams. E' suo il macroscopico ed imperdonabile errore in marcatura sul giocatore dell'Athletic Bilbao, che fa la sponda per il goal di Nico Williams).
Romero 6,5: nel primo tempo non sono molte le situazioni di pericolo dalle sue parti, risolve l'ordinaria amministrazione con grande concentrazione. Sin dall'inizio della ripresa, quando la Spagna sale di tono e va alla ricerca del goal, guida una linea difensiva sempre più schiacciata a protezione della propria porta. Il suo grande Mondiale si conclude a 20' dal 90° per un problema fisico. (Dal 70' Medina 6: partecipa anche lui all'assedio finale, ovviamente dalla prospettiva degli assediati, senza sfigurare).
L. Martinez 6: subito costretto ad una chiusura risolutiva in concomitanza con la chance di Yamal – dove rischia l'autorete – chiude bene su un altro di palloni velenosi spediti in area dai giocatori spagnoli. Sempre aggressivo e alla ricerca dell'anticipo, è il primo ammonito del match (40') dopo aver stoppato una ripartenza di Oyarzabal. Sfortunato, si arrende ad un problema muscolare sul finire della prima frazione. (Dal 44' Otamendi 6: chiusura fondamentale al 54' per impedire a Oyarzabal e Fabian Ruiz di combinare e presentarsi a tu per tu con Dibu Martinez. Si abbassa da subito l'elmetto per dare il suo contributo, anche in termini di carisma ed esperienza, e respingere le sempre più frequenti ondate spagnole. Aiutato da Vincic quando il leggero pestone di Merino cancella l'eventuale vantaggio firmato da Nico Williams al 7° del primo supplementare. Crolla insieme a tutta l'Argentina sulla giocata sull'asse Nico Williams-Ferran che consegna la coppa alla Spagna).
Tagliafico 7,5: ha il compito di provare a rendere inefficace (in tandem con Nico Gonzalez) l'avversario più minaccioso, Lamine Yamal. Sorpreso in avvio dalla combinazione dell'asso del Barcellona con Olmo, sale di tono col passare dei minuti. Superata la paura per un fastidio muscolare ad inizio del secondo tempo, continua a disputare una partita di rara concentrazione e sacrificio. Anche su una gamba sola. Niente da dire.
De Paul 5: un primo tempo in continuità col livello espresso in questi Mondiali, ossia al di sotto delle sufficienza. Si applica in copertura per dare una mano a Montiel su Cucurella e Baena, ma è impreciso e falloso ogni qual volta si trova a dover gestire il pallone. Scaloni ci aveva visto giusto in semifinale, escludendolo dalla formazione titolare e sfruttando poi la sua freschezza nell'assalto finale contro l'Inghilterra. La scelta all'insegna della gratitudine per la finale con la Spagna non ha pagato. (Dal 70' Simeone 4,5: l'idea di Scaloni è di avere con lui un giocare più predisposto alle corse all'indietro e alla fase difensiva ad oltranza. Fa quello che può, poi diventa l'eroe in negativo divorandosi su azione d'angolo il possibile pareggio).
Enzo Fernandez 4,5: con la rinuncia dal primo minuto ad un regista puro come Paredes, a lui spetta il compito di sdoppiarsi tra interdizione e tentativo di costruire il gioco per innescare le punte. Al 36° perde una palla sanguinosa che rischia di innescare un'azione pericolosa della Spagna, che conferma le difficoltà del primo tempo. Nella ripresa, se possibile, è ancora meno protagonista, costretto ad un match di sola resistenza. Ammonito per proteste dopo una mezza simulazione in occasione di un corpo a corpo con Rodri, cede alla fatica e alla frustrazione di una partita di grande sofferenza facendosi cacciare dopo un intervento in evidente ritardo su Cubarsì.
Mac Allister 5,5: è il mastino di centrocampo che ha il mandato da Scaloni, con le buone e soprattutto le cattive, di spegnere i propositi bellicosi della Spagna sin dall'inizio. Vincic lo grazia nel primo tempo risparmiandogli un giallo più che dovuto per un intervento su Dani Olmo. Le sue doti di combattente vengono esaltate sempre di più col passare dei minuti, quando si rende protagonista anche di un paio di interventi risolutivi sui cross disegnati a ripetizione da Yamal e compagni. Giallo nel secondo supplementare per un brutto fallo su Ferran Torres.
Nico Gonzalez 5: un po' esterno, per mettere la museruola a Pedro Porro e Yamal, un po' seconda punta al fianco di Julian sulle palle lunghe per che ampi tratti del match rappresentano l'unica opzione offensiva dell'Argentina. La carta a sorpresa di Scaloni, che ha funzionato sempre da subentrante nel corso di questi Mondiali, non ripaga le attese ma lascia anche più di qualche dubbio sulla scelta del ct, che la bocca dopo un solo tempo. (Dal 46' Paredes 5: la prima palla, quella del battesimo, è da incubo, ma per sua fortuna Baena calcia debolmente tra i guanti del Dibu. Poi pensa bene di prendersi subito dopo un inutile cartellino giallo per un colpo a palla a lontana a Rodri, seguito da uno spintone a Olmo sotto gli occhi di Vincic. Non riesce mai a gestire un possesso, a far respirare una squadra in totale apnea dopo un Mondiale lunghissimo e dal dispendio emotivo e fisico enormi. Lo si nota solo per i calcioni che distribuisce a destra e a sinistra, senza risparmiare nessuno. Chissà cosa sarà passato nella testa di Scaloni su quel fallo al limite su Ferran Torres che regala un'ultima chance nei tempi regolamentari alla Spagna.
Messi 5: il secondo giocatore nella storia a disputare tre finali della Coppa del Mondo dopo Marcos Cafu (il primo a farlo sempre da titolare) e il più anziano a giocare l'ultimo atto dei Mondiali. Basterebbe solo questo per descrivere la grandezza della sua leggenda. Poi c'è la partita. Unai Simon lo anticipa all'ultimo momento sulla gran palla servita da Julian Alvarez dopo meno di 5'. L'Argentina, soggiogata dal giro palla prolungato della Spagna, non ha praticamente modo di innescarlo per tutti i primi 45', relegandolo a toccare poco più di 10 palloni. Si eclissa, suo malgrado, ancora di più nel secondo tempo, quando lo si vede più spesso nella metà campo argentina, a ripiegare (!), piuttosto che in quella avversaria. Dopo un Mondiale da marziano, un finale che più amaro non si può, non all'altezza della sua immensità. A maggior ragione, se come da logica, sarà stata l'ultima volta in Coppa del Mondo.
Alvarez 5,5: avvia la prima grande chance dei suoi con la palla giocata in verticale per Messi (anticipato da Unai Simon) e manca l'aggancio che gli avrebbe permesso di calciare verso la porta vuota. In assenza di grandi rifornimenti, prova ad abbassarsi per combinare col suo capitano e Nico Gonzalez e dare un contributo in costruzione. Assolutamente commovente ed encomiabile la sua predisposizione al sacrificio ma al tiro, quello che dovrebbe essere il suo pane quotidiano, non lo si vede praticamente mai. (Dal 102' Senesi SV)
Ct Scaloni 4,5: ha la parziale attenuante di aver raccolto dall'entusiasmante semifinale con l'Inghilterra una squadra completamente finita da un punto di vista atletico. Si autocondanna ad una partita di sola difesa e resistenza, alla quale partecipa anche lui con l'infelice scelta di schierare per riconoscenza un irriconoscibile De Paul (rispetto a quello di 4 anni fa) e quella ancora più cervellotica di impiegare Nico Gonzalez, sempre determinante da subentrante, dal primo minuto. Ancora più incomprensibile che sprechi uno slot per toglierlo dal campo subito dopo l'intervallo, a pochi minuti da distanza dal cambio forzato di Lisandro Martinez, e soprattutto la scelta di escludere del tutto Lautaro dalla finale.
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