Stanno crescendo abbastanza le rinnovabili? La risposta nella nuova puntata del podcast di Greenreport

1 Giugnoe 2026 - 10:10
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Stanno crescendo abbastanza le rinnovabili? La risposta nella nuova puntata del podcast di Greenreport

Stanno crescendo abbastanza le rinnovabili? È con questa domanda che si apre la nuova puntata del podcast “La Settimana di Greenreport”. Maurizio Izzo fa notare: «I numeri dipende sempre come li leggi. Prendiamo la crescita dele fonti rinnovabili. Il report di Legambiente ci dice che la capacità di copertura dei consumi elettrici da fonti rinnovabili è cresciuta del 7%. Copre il 41% dei consumi (le fonti fossili sono al 43,8). Sono cresciute tutte le fonti rinnovabili, più di tutte il fotovoltaico, seguito dall’idroelettrico, eolico e geotermico». Dunque, prosegue il direttore responsabile del nostro giornale, si tratta di «una crescita nel complesso lenta ma importante che, però, avverte Legambiente, deve essere sostenuta e incoraggiata da politiche energetiche più efficaci sbloccando gli iter burocratici per centrare l’obiettivo 2030 e cominciare a guardare a quello di decarbonizzazione al 2040. E già – conclude Izzo – perché se guardiamo all’obiettivo del 2030 questi numeri non sono così buoni: abbiamo raggiunto appena il 33% dell’obiettivo complessivo per quella data».

La seconda segnalazione riguarda i Pfas, composti chimici usati per rendere i prodotti più resistenti che si trovano negli articoli per la cucina, nell’abbigliamento, negli imballaggi. Sono molto pericolosi e hanno la tendenza ad accumularsi nell’organismo. Sarebbe bene dunque vigilare sul livello di contaminazione ma, dice Izzo riprendendo la denuncia di Greenpeace, i monitoraggi sono scarsi e talvolta nulli. Greenpeace rivela di aver ricevuto dal ministero i risultati di 147 campionamenti effettuati nel 2023 e di appena 24 analisi relative al 2024. Nel 2024, in diverse regioni non è stato svolto alcun controllo. In tutti i campioni analizzati (carni di bovini, suini e ovini nel 2023, latte e alimenti per l’infanzia) nel 2024, i valori di Pfas non superano i limiti fissati dall’Unione Europea, ma il 27% delle analisi effettuate nel 2023 mostrava tracce di queste pericolose sostanze. Si tratta di un dato comunque significativo se si considera che nel tempo i Pfas si accumulano nell’organismo, con potenziali effetti negativi sulla salute.

A proposito di inquinamento – prosegue Izzo nella segnalazione delle principali notizie pubblicate dal nostro giornale nel corso dell’ultima settimana – con l’aria non va meglio. Sono bastati pochi mesi del 2024 e molte città italiane hanno già raggiunto i nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria che entreranno in vigore nel 2030. Lo denuncia l’Associazione medici per l’ambiente. La situazione è particolarmente grave nella Pianura Padana. «Il confronto dei dati attuali con quelli dello scorso anno evidenzia in modo chiaro come, senza un cambiamento immediato e sostanziale delle politiche riguardo all'inquinamento dell'aria, non sarà possibile rientrare nei parametri della Direttiva europea entro il 2030, né prevenire gli effetti sanitari conseguenti: bisogna quindi sollecitare le amministrazioni a tutti i livelli perché si adoperino in tal senso», ha sottolineato Paolo Bortolotti, coordinatore del progetto “Cambiamo aria”.

Notizia successiva: anche oggi un accurato studio scientifico smentisce gli oppositori dell’auto elettrica. Viene dal Mit, the Institute of technology, dove le analisi effettuate hanno portato al risultato che nella maggior parte delle località, un veicolo elettrico a batteria riduce le emissioni tra il 40 e il 60%, con un impatto maggiore nelle aree urbane. I risultati dell’indagine sono particolarmente importanti perché smontano una convinzione molto diffusa sui social-media e nella stampa di destra: «I climi più freddi non riducono i benefici complessivi in termini di emissioni nella misura ipotizzata da alcuni media».

Ma in Italia, dove non fa certo troppo freddo né troppo a lungo, ricorda Izzo nell’ultima segnalazione di questa puntata del podcast, le immatricolazioni di auto elettriche sono ancora poche. Anzi, il mese di aprile conferma l’Italia in ultima posizione fra i maggiori mercati dell’Unione per quota di immatricolazioni. Il 17,5% del totale contro il 34% della Germania, il 36% della gran Bretagna o il 32% della Francia.

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