«Stavolta voto!»: i giovani si fanno avanti per la città


Che cosa cambia davvero con un voto? E quanto pesa una promessa quando, finita la campagna elettorale, bisogna trovare le risorse per mantenerla? Parte da queste domande «Stavolta voto! – Mi faccio avanti», il progetto che invita i giovani, a cominciare da chi si prepara a diventare maggiorenne, a entrare nella vita pubblica. L’orizzonte sono le elezioni comunali della primavera 2027, a Milano e nelle altre città chiamate alle urne, e nazionali. La posta in gioco è più ampia: riconoscere nella politica uno spazio in cui portare idee, assumersi responsabilità e costruire il futuro della propria comunità.

Il «metro quadro» dell’Arcivescovo
Evoluzione di «Una città da vivere», nato in vista delle precedenti europee, il percorso mette insieme Pastorale giovanile, Giovani delle Acli, Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) e Azione Cattolica Ambrosiana, con l’apertura ad altre realtà e giovani interessati. Raccoglie l’invito dell’arcivescovo Mario Delpini a «farsi avanti», rilanciato nel Discorso alla Città del 5 dicembre 2025 sulla casa comune e la responsabilità condivisa.
All’origine, spiega don Marco Fusi, responsabile del Servizio per i Giovani e l’Università, ci sono ragazzi appassionati alla politica, pronti a coinvolgere i loro coetanei, «perché ciascuno si senta chiamato a lasciare il suo segno, a fare il suo pezzo e a rendere quindi anche la città più abitabile, più vivibile». È il richiamo al «metro quadro», suggerito dall’Arcivescovo, di cui ciascuno può prendersi cura: un impegno vicino, concreto, alla propria portata.

La struttura
La proposta, rivolta a gruppi giovanili, oratori e associazioni, prevede nei territori due incontri di circa due ore.
Il primo offre un tutorial: come funziona un Comune, come e chi si vota, dove informarsi. Poi si passa all’analisi di una campagna elettorale e alla sua rielaborazione, per distinguere gli slogan dagli obiettivi, riconoscere le promesse mancate e interrogarsi sulle conseguenze delle proposte. «Lo slogan tende a semplificare e distorcere la realtà senza offrire realmente soluzioni, mentre una decisione obbliga a entrare nella complessità», osserva Francesco Caldirola, presidente diocesano della Fuci. Promettere più servizi o meno tasse è immediato; decidere significa fare i conti con risorse, effetti e compromessi. È lì che il consenso diventa responsabilità verso i cittadini.

Nel secondo incontro i partecipanti prendono posto in un Consiglio simulato, comunale o di altro tipo: un gioco di ruolo per discutere un tema e misurarsi con il lavoro di una decisione condivisa. Gli argomenti possono essere concordati con i gruppi; il confronto può arricchirsi della presenza di testimoni locali e di un momento conviviale. Il dissenso avrà piena cittadinanza. «Anche cambiare idea durante il percorso sarà considerato un risultato positivo», sottolinea Caldirola. E precisa: «L’obiettivo, quindi, non sarà arrivare tutti alla stessa conclusione, ma imparare come si costruisce una decisione quando le conclusioni non coincidono».

Perché mettersi in gioco
Una palestra utile anche contro la disillusione. Federico Vivaldelli, già presidente diocesano dei gruppi Fuci di Milano negli anni 2022-2024, individua una domanda da rivolgere a chi si candida: «Perché hai deciso di metterti in gioco per la tua città, per il tuo Comune?». Conoscere le motivazioni, ascoltare chi già amministra e incontrare le realtà civiche può riavvicinare alla politica anche chi la sente lontana.
Per Carlotta Steriti, dei Giovani delle Acli, è decisivo che il gesto di votare «sia mosso da delle ragioni»: il percorso vuole accrescere la capacità di formarsi un’opinione e la consapevolezza delle ricadute sul futuro comune. Sullo sfondo ci sono gli ottant’anni della Repubblica e il voto come conquista e diritto da esercitare con responsabilità.
Don Mattia Bernasconi, responsabile della Pastorale universitaria, riporta il discorso al suo nucleo: «“La politica non è cosa mia, non mi interessa”, si sente dire troppo spesso». Eppure «è cosa di tutti, anche tua». Da qui l’invito ad ascoltare, proporre, lasciarsi coinvolgere. E farsi avanti. Già disponibili sul territorio gli incontri di sensibilizzazione alla partecipazione democratica.
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