Stefano: «Grazie a “Scarp de’ tenis” sono uscito dalla solitudine»
Il direttore di "Scarp" Stefano Lampertico con il venditore StefanoSilenzioso e riservato, in apparenza quasi malinconico quando si è seduto in ultima fila nella sala di Caritas che ha ospitato la settimana scorsa l’incontro dedicato ai trent’anni di Scarp de’ tenis. Dallo sguardo luminoso e loquace quando invece inizia a raccontare la sua storia, paradigmatica di quella di tanti suoi colleghi che in pettorina rossa vendono il giornale di strada di Caritas ambrosiana (sono sempre più numerosi gli over 60, un quarto donne), finiti in estrema difficoltà prima di incontrare una mano che li aiutasse a ripartire.
Tra preti e studenti
Per Stefano è stato il Centro di ascolto di Crescenzago, ormai alcuni anni fa, dopo i problemi a sostenere le spese per il ricovero della madre, fino a vedere la propria casa messa all’asta. Da lì, un percorso passato attraverso la Cena dell’Amicizia (storica associazione milanese che si occupa dei senza dimora) e, ora, l’ospitalità in un appartamento di don Marco Recalcati, cappellano di San Vittore, e la conoscenza di Scarp de’ tenis, che da poco più di un anno vende nella sua postazione abituale di piazza Fontana, davanti all’ingresso della Curia: «Hanno scritto che conosco tutti i preti della diocesi, ma non è vero», mette subito in chiaro con un sorriso. Ma da lì passano anche tanti studenti, che raggiungono la vicina Università Statale: due giorni fa si è fermata una ragazza, «di quelle orientate a sinistra, si capiva dall’abbigliamento un po’ casual», specifica, che gli ha chiesto anche come comprare il giornale online. Il canale principale di distribuzione rimane però quello faccia a faccia, in strada e soprattutto nelle parrocchie: «In genere ne abbiamo alcune fisse a cui siamo assegnati», spiega Stefano. «Qui comprano il giornale soprattutto gli adulti e gli anziani», si rammarica.
Ma torna a illuminarsi quando parla del dialogo con i ragazzi, che incontra un giorno alla settimana per una testimonianza presso il Refettorio Ambrosiano, nel quartiere milanese di Greco. «Non si penserebbe che gli adolescenti di oggi siano così attenti alle questioni di chi è in difficoltà, di chi vive un po’ ai margini», osserva. E invece a loro Stefano racconta la propria storia, guarda con soddisfazione ai tanti che praticano uno sport di squadra, e, come lui è riuscito a fare, incoraggia chi è più in difficoltà a uscire dalla solitudine, condividendo con altri i propri problemi: «Io – ricorda – ho incontrato chi mi ha convinto a parlare delle mie difficoltà, nella speranza e certezza che ci sarebbe stato qualcuno pronto ad accogliermi e ad aiutarmi».
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