Streaming pirata: quasi un utente su cinque viene colpito da malware

03 Luglio 2026 - 14:47
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Guardare partite, film e serie TV su piattaforme pirata non espone solo a possibili conseguenze legali. Secondo una nuova ricerca pubblicata dalla campagna anti-pirateria BeStreamWise, quasi un utente su cinque tra chi utilizza servizi illegali di streaming ha subito un’infezione da malware nell’ultimo anno.

Il dato arriva dal Regno Unito, ma il rischio non è certo solo britannico
. I servizi pirata non sono semplicemente una scorciatoia per vedere una partita o un film senza pagare l’abbonamento: spesso sono ambienti poco controllati, pieni di pop-up, app non verificate, pagine clone e richieste di pagamento che possono aprire la strada a malware, phishing, furti di identità e frodi economiche. BeStreamWise è una campagna sostenuta da diversi soggetti del settore audiovisivo e sportivo britannico, tra cui BBC, ITV, Sky e Premier League, insieme a partner impegnati nel contrasto alla pirateria come IPO e Crimestoppers.

A rendere il quadro più pesante c’è un altro dato diffuso in passato dalla stessa campagna: il 41% degli utenti di streaming pirata avrebbe avuto compromessi i propri dati bancari, con perdite medie pari a 1.680 sterline. Il problema, quindi, non si ferma all’infezione del dispositivo, ma può arrivare direttamente ai conti, ai sistemi di pagamento e alle credenziali personali.

C’è poi il tema dei dispositivi aziendali, che rende il tutto ancora più delicato. Il 68% degli intervistati che ha ammesso di accedere a contenuti pirata ha dichiarato di averlo fatto usando uno smartphone di lavoro, mentre il 58% ha utilizzato un laptop aziendale. A quel punto il rischio non riguarda più soltanto chi cerca lo streaming gratuito: un dispositivo compromesso può esporre credenziali, documenti, comunicazioni e dati interni dell’azienda.

I dati britannici fanno il paio con quelli emersi in Italia nella ricerca “Il prezzo nascosto della pirateria” dell’Istituto per la Competitività, presentata a fine marzo alla Camera dei Deputati. Anche in quel caso la pirateria audiovisiva veniva collegata a malware, phishing, sottrazione di dati personali e frodi economiche, con una perdita media di 1.204 euro per gli utenti vittime di truffe legate alla fruizione illegale di contenuti. Il punto sempre lo stesso: quando il contenuto è “gratis”, spesso il conto arriva da un’altra parte.


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