Su Danubio e Mar Nero risuonano tamburi di guerra Nato, c’è anche l’Aeronautica italiana

1 Giugnoe 2026 - 13:31
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Su Danubio e Mar Nero risuonano tamburi di guerra Nato, c’è anche l’Aeronautica italiana

L’incidente del drone abbattutosi su di un edificio della cittadina rumena di Galati, ubicata lungo il confine e separata dal territorio ucraino da appena 15 km, al di là delle disquisizioni sulla dinamica dell’accaduto – ce ne siamo occupati da queste colonne la settimana scorsa – sta comportando diverse implicazioni sia sul piano strategico, sia su quella tattico della Nato. L’Italia è stata tra i primi Paesi a reagire, confermando l'invio di aerei militari e di un adeguato numero di specialisti dell’Arma a supporto dei velivoli schierati sul teatro operativo, individuato presso la base Nato di Mihail Kogălniceanu a Costanza, in Romania.

La missione, annunciata frettolosamente dal governo e in primis dal ministro Crosetto, ha tra gli scopi dichiarati l'addestramento dei piloti rumeni contro le “incursioni” dei droni (incursione è un termine che lascia intendere una volontarietà nell’azione mentre la dinamica del drone – la cui nazionalità, peraltro, resta ancora sconosciuta – sembrerebbe lasciare ampio margine di attendibilità all’ipotesi deviazione del drone dopo un colpo da altro ordigno) oltre al pattugliamento dello spazio aereo collocato a ridosso del confine ucraino e nel Mar Nero.

Fonti del Ministero della Difesa segnalano che lo scopo principale della missione ha, tra l’altro, l’obiettivo di rafforzare la difesa del fianco sud-est della Nato e ciò quale conseguenza e in risposta alle “continue violazioni” dello spazio aereo dovuti a droni e velivoli russi.

L’Aeronautica militare ha annunciato che gli assetti operativi coinvolti prevedono l’invio di caccia intercettori “Eurofighter Typhoon”, con il supporto logistico e operativo stimato in circa un centinaio di militari. L'attività di che trattasi, si inserisce, quindi nel quadro delle missioni di “Air Policing” e supporto tattico alle forze alleate sul Mar Nero.

Gli interventi dei caccia-intercettori italiani, conosciuti col nome scramble (decolli immediati su allarme), vanno a integrarsi nel sistema di sorveglianza collettiva dell'Alleanza nord atlantica per prevenire e tracciare qualsiasi forma di minaccia.

Per chiarezza espositiva, ricordiamo che l'attività di air policing consiste nella continua sorveglianza dello spazio aereo Nato e nell'identificazione di tutte le eventuali violazioni e, allo stesso tempo, nel garantire una solida e compatta protezione dell’area – 24 ore su 24, 365 giorni all’anno – come deterrenza di potenziali minacce alla sicurezza dei cieli nell’area di operazioni di competenza; in sostanza, quest’attività ha uno scopo precipuamente difensivo dei cieli dell’Alleanza, oltre a quello di deterrenza verso possibili minacce alla sicurezza dei Paesi della Nato.

Nella cornice geostrategica che abbiamo tentato succintamente di riassumere, emerge in maniera inequivocabile che l'Italia sta pianificando una nuova missione in Romania, che coinvolgerà militari e velivoli dell'Aeronautica militare, da dislocare presso la base aerea di Mihail Kogălniceanu, vicino a Costanza.
Diversi militari italiani sono già arrivati in Romania col compito di "svolgere attività di ricognizione" e preparare la logistica per organizzare e accogliere la missione; il resto della forza è previsto arrivare entro il 15 giugno. Per ora non sono stati resi noti altri dettagli relativi alla missione che le nostre forze armate si preparano ad effettuare.

Una riflessione, a questo punto, riteniamo opportuno fare: la stampa italiana ha fin da subito ritenuto seriamente che l'attacco di un drone "russo" contro un edificio residenziale in Romania fosse stata una scelta tattico-operativa e ha lasciato pochissimo margine d’incertezza nel considerarlo un incidente non programmato né voluto. La presidente Meloni ha subito dichiarato, ancor prima di conoscere i reali sviluppi delle inchieste ancora in corso, che l'episodio ha messo a repentaglio la "sicurezza europea", mentre il ministro della Difesa Crosetto ha parlato di un "pericolo di escalation"; occorre ricordare, al contempo, che l'opposizione italiana sostiene che, allo stato attuale, non ci siano prove sufficienti per poter asserire che il drone fosse di fabbricazione russa.

Purtroppo, la ricerca della verità non sembra interessare molti: in linea di principio, potrebbe essere anche Kiev ad aver accentuato una provocazione cogliendola col drone schiantatosi sull’edificio di Galati; non sembra esserci stato alcun attacco deliberato contro la Romania come non ci fu attacco deliberato quando due droni ucraini colpirono il territorio lettone due settimane fa, che causarono conseguenze politiche piuttosto rilevanti (si dimise il capo del Governo lettone, Evika Silina). Accelerare ancora sull’escalation può portare l’Europa e, di conseguenza il mondo intero, al punto di non ritorno.

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