Tassa sugli imbarchi, l’Autorità portuale “ci ripensa” e ricorre contro il Comune: prima udienza l’8 luglio

Genova. Alla fine anche l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale si è costituita in giudizio contro il Comune di Genova per cancellare l’addizionale sugli imbarchi in porto, la cosiddetta tassa sui crocieristi da 3 euro a passeggero (anche quelli dei traghetti) che l’amministrazione adesso vuole riscuotere in virtù di un accordo sottoscritto nel 2022 tra la giunta Bucci e il Governo.
Il ricorso al Tar della Liguria, ampiamente previsto dopo il fallimento del tavolo aperto dalla giunta Salis, è stato presentato da Assagenti, Assarmatori, Gnv, Moby, Stazioni Marittime e da un privato cittadino residente a Milano, Giulio Uras, che “frequenta regolarmente lo scalo genovese” e non vede perché dovrebbe soggiacere al tributo. La prima puntata in tribunale è fissata l’8 luglio, quando si terrà la prima udienza di merito. Nessuna richiesta di sospensiva, mossa che da un lato – in linea teorica – non impedirebbe a Tursi di andare avanti con l’iter e dall’altro comprime i tempi per giungere alla sentenza, che potrebbe arrivare subito dopo l’estate.
La posizione dell’Autorità portuale
L’Autorità portuale in un comunicato stampa aveva espresso “seria preoccupazione” paventando il “rischio concreto di generare uno scompenso diretto nel mercato crocieristico e in quello dei collegamenti tramite traghetti con le isole”. Di fatto una posizione vicina a quella del cluster marittimo genovese (e del governatore Marco Bucci). Ma poi, in un documento datato 30 aprile, aveva chiesto di rigettare il ricorso poiché “infondato”. Solo due settimane dopo, il 14 maggio, è arrivata una missiva che dice l’esatto opposto: l’Authority “non intende contestare le ragioni di fondo che hanno condotto i ricorrenti a proporre la presente impugnazione e quindi aderisce al ricorso”.
Cosa è successo? Palazzo San Giorgio fa sapere che quella depositata nella prima fase era “una semplice memoria formale riferita ai meri aspetti tecnici di costituzione in giudizio”. Poi, “anche alla luce di ulteriori approfondimenti interni sui profili ordinamentali, regolatori e sui possibili effetti della misura rispetto al sistema portuale e ai traffici passeggeri, l’Ente ha depositato una memoria di merito, contenente la propria posizione di adesione al ricorso nell’ambito del giudizio amministrativo. Tale posizione, assunta nell’esercizio delle competenze istituzionali attribuite all’Autorità di Sistema Portuale, richiama profili tecnici e di interesse generale attinenti alla competitività del sistema portuale, al quadro regolatorio dei traffici marittimi e agli equilibri del comparto passeggeri. Resta fermo il pieno rispetto delle prerogative delle amministrazioni coinvolte e del procedimento giurisdizionale in corso, rimettendo ogni valutazione al Tar Liguria”.
Le ragioni del ricorso contro il Comune
Comunque sia, i ricorrenti chiedono l’annullamento della delibera adottata a fine 2025 con cui il Comune di Genova disciplina l’applicazione dell’addizionale di 3 euro per ogni passeggero imbarcato su traghetti o crociere. Le eccezioni riguardano solo gli appartenenti a forze armate, polizia, vigili del fuoco e protezione civile, i residenti nelle isole in cui sono diretti e i residenti del Comune di Genova. Per individuare le modalità di riscossione, attraverso le compagnie o Stazioni Marittime, servirà un’apposita convenzione. Improbabile, tuttavia, che il documento possa essere sottoscritto mentre è in atto il contenzioso al Tar.
Le ragioni addotte sono molteplici. Secondo gli operatori marittimi e portuali, la delibera sarebbe “illegittima” anzitutto perché “nel porto di Genova non esistono diritti d’imbarco ai quali applicare un’addizionale“. Poi perché l’applicazione della tassa violerebbe il regolamento europeo del 2017 che non contempla tributi simili sul traffico passeggeri. La misura è definita inoltre “incongrua e sproporzionata” rispetto al target di gettito stabilito nell’accordo col Governo, poiché la sola addizionale Irpef sarebbe del tutto sufficiente a ottenere il riequilibrio di bilancio. Infine si propone una questione di legittimità costituzionale perché la delibera violerebbe diversi principi, tra cui la riserva di legge.
Le mosse di Tursi
“Stiamo applicando una legge dello Stato e un accordo sottoscritto tra Comune di Genova e Governo. Siamo sicuri di aver seguito la procedura corretta”, si limita a commentare Alessandro Terrile, vicesindaco con delega agli Affari legali. L’amministrazione intanto si è costituita in giudizio e ai primi di giugno presenterà la propria memoria.
Il Comune, dal canto suo, ha già inserito gli introiti previsti a bilancio: per il 2026 l’amministrazione Salis contava di introitare 3,5 milioni, ma a condizione di partire a giugno, in modo da non gravare sui biglietti già emessi. Circostanza ormai impossibile da rispettare: “A questo punto aspettiamo il pronunciamento del Tar“, precisa Terrile. Anche perché la convenzione per la riscossione citata nella delibera dovrebbe coinvolgere gli stessi soggetti che hanno presentato ricorso. Dal 2027, contando di coprire l’intera annualità, la misura dovrebbe portare in dote 5,7 milioni all’anno.
Anche sulla base di queste considerazioni, nelle more del ricorso al Tar, è partito un esposto alla Corte dei conti – e per conoscenza alla Procura della Repubblica – per il possibile danno erariale derivato dal mancato introito dell’addizionale, pari a 17 milioni di euro negli ultimi due anni, ai quali dovrebbero aggiungersi quelli persi nel frattempo.
Tursi aveva deciso di tirare dritto dopo aver ricevuto lo scorso dicembre una lettera del ministero dell’Interno che dichiara il Comune “inadempiente” e giudica “inammissibile” la richiesta di rimodulazione avanzata dalla giunta Bucci-Piciocchi. “Io devo difendere l’interesse della città e dei cittadini”, ha rivendicato più volte la sindaca Salis.
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